Black Mirror, parliamone

Cosa si dice della nuova stagione della famosa serie tv di Netflix e un po' di cose da sapere su ogni episodio, per chi li ha già visti

La quarta stagione di Black Mirror è su Netflix dal 29 dicembre ed è fatta da sei episodi che come al solito raccontano ognuno una storia diversa, scollegata da quella degli altri. Il primo è il più lungo e dura 76 minuti; il penultimo, che è tutto in bianco e nero, ne dura circa 40. Per guardarli tutti bastano poco meno di sei ore, e magari l’avete già fatto. Più avanti arriveranno cose-spoiler su ogni singolo episodio, per chi li ha visti. Qui invece ci sono un po’ di informazioni generali per chi ancora deve farlo, o magari deve decidere quali saltare o quale guardare per primo.

Alla maggior parte dei critici la nuova stagione di Black Mirror è piaciuta, a buona parte di loro è piaciuta tanto. L’idea principale è che Charlie Brooker, lo sceneggiatore di ogni episodio, sia ancora riuscito a immaginarsi premesse interessanti e a portarle in posti che, nonostante le tre stagioni precedenti ci avessero preparato a quasi tutto, difficilmente riusciamo a prevedere. Essendo una serie antologica (ogni episodio una storia diversa), ci sono ovviamente episodi più efficaci di altri. In genere, le recensioni migliori le hanno ottenute “USS Callister” (quello con i personaggi vestiti come in Star Trek) e “Hang the DJ”, che in molti hanno paragonato a “San Junipero”, secondo molti il miglior episodio tra tutti quelli di Black Mirror. C’è anche un buon numero di critici che tra gli episodi preferiti ha messo l’ultimo, “Black Museum”: è un episodio che al suo interno ha almeno tre diverse storie minori ed è quello che si spinge più avanti nell’immaginare strane tecnologie e stranianti conseguenze.

La particolarità di questa nuova stagione di Black Mirror è che c’è un tema comune in quasi ogni storia, quello della “digitalizzazione della coscienza”: una cosa di cui, forse non a caso, parlava già “San Junipero”. Rebecca Nicholson del Guardian ha scritto che gli episodi sono diventati «più simili al cinema» e ha dato alla quarta stagione 4 stelle su 5; Aja Romano ha scritto su Vox che «l’umanesimo trionfa sul nichilismo, ma di poco», James Poniewozik ha scritto sul New York Times che è bello vedere come le ansie di Brooker cambino negli anni anni. L’episodio che è piaciuto meno è stato “Metalhead”, ma anche “Arkangel” non ha avuto grandi apprezzamenti. Tra quelli che hanno criticato la stagione nel suo complesso, i temi più ricorrenti sono, più o meno: “certe cose di trama proprio non reggono”, “certi episodi vanno apposta a ricalcare temi di quelli precedenti” e “l’imprevedibilità della serie è diventata ormai prevedibile”.

Quindi, ora che sapete com’è e di cosa parla a grandi linee, passiamo agli episodi uno-per-uno, con SPOILER.

USS Callister

Su IMDb, dove si possono votare i singoli episodi, ha un voto medio di 8,6, che è il secondo più altro tra gli episodi di questa stagione. È quello che inizia con tizi vestiti come in Star Trek che recitano in modo strano, eccessivamente marcato.  Si scopre poi che tutti quei personaggi stanno effettivamente recitando e che quella è una complicatissima realtà virtuale in cui il bravissimo programmatore Robert Daly – che all’inizio sembra un genio timido e maltrattato – ha in realtà intrappolato le loro coscienze. Il colpo di scena che di solito in Black Mirror arriva alla fine, qui arriva dopo pochi minuti. La storia riguarda soprattutto il come, nel mondo vero e nella realtà virtuale alla Star Trek, i personaggi provino a liberarsi di Daly. La cosa strana, visto che è Black Mirror, è che ci riescono.

I critici, e anche molti utenti su Internet, hanno apprezzato la recitazione e il modo in cui si mischiano dramma e umorismo. È in genere piaciuto anche il modo in cui Star Trek viene sia preso in giro che omaggiato. Altra cosa importante: visto il finale (navicella spaziale con un universo da esplorare) è chiaramente un episodio che potrebbe prestarsi a uno o più seguiti.

L’attore più famoso di questo episodio è Jimmi Simpson, che è stato William in Westworld e ha recitato pure in The Newsroom e in House of Cards (dove è l’hacker). Il regista è Toby Haynes che ha diretto alcuni episodi di Dr Who e l’ultimo episodio della seconda stagione di Sherlock. Come tutti gli altri episodi è stato scritto da Charlie Brooker che, a differenza degli altri episodi, si è fatto aiutare da William Bridges.

Arkangel

Di questo conoscete di sicuro la regista, Jodie Foster. L’episodio parla di una madre che, avendo paura di perdere sua figlia Sara, usa una strana tecnologia per provare a controllarla in ogni modo possibile perché «Il segreto dei genitori perfetti è il controllo». Il fatto è che, secondo buona parte di chi l’ha visto e ne ha poi scritto per lavoro, l’episodio non è molto altro, nonostante una buona regia e una buona recitazione. L’opinione principale è che la premessa sia buona, anche se non originalissima (almeno per gli standard di Black Mirror) e che non succeda niente di davvero sconvolgente o imprevedibile: la tecnologia funziona ma priva Sarah, la figlia, della possibilità di sbagliare. Finisce che Sarah, comprensibilmente, si ribella.

Poniewozich ha scritto che è solo un melodramma un po’ particolare, nulla più. Charles Bramesco di Vulture gli ha dato due stelle su cinque; Caroline Framke ha scritto su Vox che è un episodio banale, che avrebbe potuto esistere anche fuori da Black Mirror. Romano, sempre su Vox, è invece tra quelli fuori dal coro e l’ha messo tra i suoi due episodi preferiti, insieme a “Hang the DJ”, per come entrambi hanno come tesi che «la tecnologia può amplificare, più che cambiare, i nostri impulsi e istinti umani».

Crocodile

Prima domanda: avete capito perché questo titolo? Qualcuno dice per le lacrime, da coccodrillo (cioè inutili perché tardive) della protagonista. Protagonista che si chiama Mia Nolan (quasi come la Mia Dolan di La La Land, ma forse è un caso)  ed è un’architetta famosa che per coprire un omicidio ha cui ha assistito ne fa un altro, e poi un altro ancora, e poi altri due. Solo che alla fine viene scoperta grazie a un criceto-testimone e a un aggeggio tecnologico che permette di vedere quello che quel criceto ha visto. Pensate a leggere questa cosa senza aver visto l’episodio. Il regista è John Hillcoat, famoso soprattutto per aver diretto il film Lawless: quello con la sceneggiatura scritta da Nick Cave e con Shia LaBeouf e Tom Hardy che interpretano due dei fratelli Bondurant.

Qualcuno ha paragonato “Crocodile” a “The Entire History of You”, un episodio della prima stagione. È senza dubbio l’episodio più cupo e in molti ne hanno apprezzato la fotografia: posti freddi, asettici, anche loro spesso cupi. Romano, su Vox, ha scritto che ci sono anche «echi di Fargo e Soldi sporchi». Su Atlantic, David Sims ha scritto che «è un noir nordico nichilista» e che secondo lui la tesi di Brooker è: «La sorveglianza intensa crea tanti crimini quanti ne previene».

Hang the DJ

Il voto medio su IMDb è 9,2 e il regista è Tim Van Patten, che ha prodotto Boardwalk Empire e ha diretto alcuni episodi dei Soprano e il primissimo di Game of Thrones. Parla di un’app che riesce a far incontrare le persone giuste (una per l’altra) e che sembra poter dire anche quanto e per quanto saranno felici. O, forse no. Perché a un certo punto si inizia a capire che in quel mondo in cui i sassi fanno sempre quattro rimbalzi sulla superficie dell’acqua ci sono molte cose strane. E quando i due protagonisti – lui l’avete già visto in Peaky Blinders, lei in Broadchurch –provano a andare contro il sistema e scappare si capisce che quella è tutta una simulazione. E lì arriva la svolta alla Black Mirror, ed è dal giudizio che date a quella che si valuta se l’episodio vi è piaciuto o no.

Quella che avete appena visto e per cui vi siete forse appassionati (e che vi era sembrata una critica a come funzionano app come Tinder) è in realtà una velocissima simulazione – una delle migliaia – fatta da un’app come Tinder, per provare a capire se due persone in quella che – forse – è la vita vera, potrebbero andare d’accordo. Era solo un pezzo di un calcolo fatto da un’app per dire se due persone potevano essere compatibili, anche solo per una notte. E noi ci siamo cascati. Come ha scritto Liz Shannon Miller su IndieWire«È il più interessante perché ha una svolta finale alla Black Mirror ma il modo in cui arriva è totalmente imprevedibile». Il miglior esempio del fatto che a molti critici sia piaciuta sta nel fatto che l’hanno paragonata a “San Junipero”, che aveva messo un’asticella altissima.

Metalhead

Il regista è David Slade, che arriva da American Gods. È girato tutto in bianco e nero e ambientato in una sorta di futuro post-apocalittico in cui ci sono degli spietati cani-robot. E anche dopo quaranta minuti di episodio il contesto generale non sarà molto diverso. Non sappiamo quasi niente del mondo in cui si svolge l’episodio, che parla solo degli ostinati tentativi di sopravvivere della protagonista Makine Peake.

Se cercavate una storia o un colpo di scena alla Black Mirror, forse vi ha deluso. Se vi è piaciuto stare lì a guardare la fotografia e l’ostinazione di Bella, la protagonista, pur senza sapere nulla del perché era lì e del perché quel cane robot era lì, forse vi è piaciuta. Se l’ultimissima scena non vi ha fatto provare niente, forse avete un cuore di pietra.

Black Museum

Il regista è Colm McCarty, quello della seconda stagione di Peaky Blinders, e tra i protagonisti c’è Douglas Hodge, che ha recitato in The Night Manager. Parla di uno strano – il livello di stranezza va rapportato agli standard di Black Mirror – museo in cui ci sono oggetti tecnologici in qualche modo legati a vari delitti. Se siete bravi, ne vedrete alcuni che sono dei riferimenti a vecchi episodi di Black Mirror. E, giusto per citarlo un’altra volta, quando si parla di “persone caricate nel Cloud” è un riferimento a “San Junipero”. Le storie raccontate da Rolo Haynes sono estreme anche per gli standard di Black Mirror e la cosa è piaciuta a tanti critici. Qualcuno, e tra loro c’è Framke (di Vox), ha detto che sembra più un modo di riciclare vecchie idee o storie che sarebbero state troppo deboli per meritarsi un intero episodio. Qualcuno, e tra loro c’è Gilbert, ha scritto che più piace Black Mirror, più gusto ci sarà nel guardare questo episodio.

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