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  • sabato 30 dicembre 2017

Un’azienda sarda sta facendo affari vendendo bombe all’Arabia Saudita

Bombe che vengono usate nella guerra in Yemen: è una storia già nota, che è stata raccontata con nuovi dettagli dal New York Times

Da ieri si è tornati a parlare delle accuse rivolte a un’azienda con sede in Sardegna, la RWM Italia S.p.a (una società sussidiaria della tedesca Rheinmetall), che stando ad alcune ricostruzioni giornalistiche sta facendo affari vendendo bombe all’Arabia Saudita, uno dei paesi più ricchi e potenti del Medio Oriente. È una storia nota da qualche anno, ma ieri il New York Times ha pubblicato una video-inchiesta che contiene nuove informazioni e documenti. L’inchiesta è curata da Malachy Browne, un giornalista che si era già occupato del commercio di bombe italiane in Arabia Saudita con un lungo articolo pubblicato nel 2015 da Reported.ly (e tradotto integralmente in italiano dal Post).

Secondo il New York Times, RWM vende all’Arabia Saudita un tipo di bomba che l’esercito saudita impiega anche contro i civili nella guerra in Yemen, dove è impegnato dal 2015 a sostegno dell’ex presidente Mansur Hadi. La legge italiana e il diritto internazionale vietano severamente di vendere armi a un paese impegnato in un conflitto armato. Eppure gli affari di RWM vanno benone: nel 2016 ha aumentato il fatturato del 50 per cento, raddoppiando anche la sua forza lavoro, e secondo il New York Times ha ricevuto il permesso dal governo italiano di vendere bombe per quasi mezzo miliardo di euro.

Non è chiaro quante di queste bombe finiscano effettivamente in Arabia Saudita, ma confrontando video e materiale fotografico il New York Times è riuscito a tracciare diversi carichi partiti dalla Sardegna e arrivati a Gedda, il principale porto saudita. Sappiamo anche che le bombe di RWM sono utilizzate in Yemen da testimonianze dirette raccolte da giornalisti e attivisti locali. Dall’inizio della guerra sono state sganciate in territorio yemenita bombe costruite in Italia in almeno cinque occasioni. In tutti i casi il numero identificativo trovato sui resti delle bombe combaciava con quelle prodotte da RWM. Le bombe sono state utilizzate contro un palazzo governativo degli Houthi, l’etnia che sta combattendo le forze fedeli ad Hadi, nel nord del paese, ma anche su una piazza della capitale Sana’a e una fattoria abitata da civili, dove hanno causato sei morti.

Il governo italiano, come ha fatto in altre occasioni, ha negato che le licenze concesse a RWM violino la legge italiana o il diritto internazionale. In una nota fatta arrivare ai giornali italiani in seguito all’inchiesta del New York Times, il ministero degli Esteri spiega che «l’Italia osserva in maniera scrupolosa il diritto nazionale ed internazionale in materia di esportazione di armamenti e si adegua sempre ed immediatamente a prescrizioni decise in ambito ONU o UE. L’Arabia Saudita non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea».

Il New York Times ipotizza che il governo italiano si preoccupi soprattutto del lavoro e dei capitali attratti da RWM: la sua fabbrica si trova infatti nella provincia di Carbonia-Iglesias, una delle più povere d’Italia. RWM è una sussidiaria di Rheinmetall AG, una grossa azienda tedesca produttrice di armi che fino a pochi anni fa aveva fra i suoi principali investitori l’enorme società finanziaria americana JP Morgan Chase, ma anche tutta una serie di fondi speculativi o pensionistici. Né RWM né Rheinmetall hanno voluto commentare l’inchiesta del New York Times. 

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