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  • venerdì 29 dicembre 2017

Ted Danson, sempre lì

Dopo una fama trasversale negli anni Ottanta ha continuato a fare serie su serie, intanto che qualcuno dimenticava il suo nome e altri lo imparavano

Ted Danson a un evento della casa automobilistica Lexus a Los Angeles nel 2014. (Charley Gallay/Getty Images for The Weinstein Company)

Ted Danson, almeno in Italia, ha una faccia che conoscono tutti piuttosto bene e un nome che riconoscono in molti meno. Qualcuno perché l’ha conosciuto nella prima parte della sua carriera – quella più trasversale e celebre da Sam Malone, protagonista della sitcom degli anni Ottanta Cheers – e l’ha ormai dimenticato. Qualcun altro perché l’ha preso che faceva già il poliziotto in CSI, una serie i cui attori sono da sempre favoriti nella fama fisionomica, più che in quella onomastica, soprattutto fuori dagli Stati Uniti. Ora Danson ha una faccia canuta e affascinante, e oggi compie settant’anni: da un po’ ha smesso con le sitcom e le serie crime da ora di cena, per darsi a cose più d’autore.

Nacque a San Diego da una madre archeologa e un padre direttore di museo, e crebbe in Arizona. Si diplomò in recitazione a Pittsburgh, e cominciò la sua carriera facendo varie sitcom e serie degli anni Settanta, da SomersetTaxi Magnum P.I. Nel 1982 ebbe il ruolo che lo rese popolarissimo, quello dell’ex giocatore di baseball proprietario del bar nel quale è ambientata Cheers, andata in onda su NBC per 11 stagioni tra il 1982 e il 1993, e trasmessa in Italia da Mediaset negli anni Ottanta. Danson ricevette 11 nomination consecutive agli Emmy, e nove ai Golden Globe, vincendone due di entrambi.

La serie, che racconta dei clienti abituali di un bar alla periferia di Boston “dove tutti sanno il tuo nome”, iniziò malissimo come ascolti, e per poco non fu cancellata dopo la prima stagione. Fu invece rinnovata e diventò una delle più viste degli anni Ottanta, e ottenne costanti lodi dalla critica anche perché trattò temi poco presenti nella prima serata della tv americana, come femminismo, omosessualità e dipendenza dall’alcol. Fu anche la prima sitcom ad avere una forte linea narrativa orizzontale, che procedeva di episodio in episodio e che costringeva gli spettatori a seguirla con costanza.

Al centro delle prime stagioni c’era la storia d’amore tra il personaggio di Danson e Diane, una donna che viene lasciata dal promesso sposo proprio nel bar. Poi però il personaggio di lei scompare, e altri diventano protagonisti della serie: torna infine nell’episodio finale, che fu trasmesso il 20 maggio 1993 dopo il finale di Seinfeld. Per dare un’idea delle proporzioni, il finale di Seinfeld – forse la più celebre serie comica di sempre – era stato messo da NBC come introduzione, e fu visto da 32 milioni di persone, contro i 93 milioni di Cheers.

Dopo Cheers, Danson recitò una piccola parte in Salvate il soldato Ryan e soprattutto fece Becker, sitcom di CBS su uno scorbutico dottore del Bronx, che andò avanti per sei stagioni e consolidò la sua fama, tanto che interpretò se stesso in molti episodi di Curb Your Enthusiasm, la serie di Larry David. Dopo un paio di serie non fortunatissime, Help Me Help You Damages, ebbe un ruolo da protagonista in CSI – Scena del crimine prima e CSI: Cyber poi, interpretando D. B. Russell, che nella serie prende il posto del personaggio di Lawrence Fishburne.

Negli ultimi anni ha avuto un ruolo importante nella seconda stagione di Fargo, la serie di FX ispirata all’omonimo film dei fratelli Coen. Interpreta un poliziotto vecchio e saggio, suocero del protagonista, che si ritrova in mezzo a una storia di violenza per la quale non ha più l’età. Ma la cosa più importante che ha fatto Danson, negli ultimi tempi, è stata The Good Place, la serie di NBC in cui interpreta una specie di santone in un aldilà delle persone buone, in cui finisce per errore la protagonista. I critici ne hanno parlato molto bene, e la serie è stata da poco rinnovata per una terza stagione.

Danson è stato sposato diverse volte, e dopo avere avuto una molto raccontata relazione con Whoopi Goldberg oggi è sposato con l’attrice Mary Steenburgen. Vide il mare per la prima volta da ragazzo, ha raccontato al Guardian, e non ha particolari ragioni biografiche che giustifichino il suo essere uno dei più noti attivisti per la tutela degli oceani al mondo.

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