Sembra che la centrale a batterie di Tesla in Australia funzioni molto bene

È attiva da un mese e ha già risolto due blackout, in un caso mettendoci 0,14 secondi

La nuova, enorme centrale a batterie costruita lo scorso novembre da Tesla nello stato dell’Australia Meridionale ha già risolto in tempi sorprendentemente rapidi due gravi problemi di blackout avvenuti nelle scorse tre settimane ad altre centrali. La centrale è uno dei più importanti nuovi progetti della società di Elon Musk, ed è la più grande del mondo: serve a immagazzinare l’energia elettrica prodotta da una vicina centrale eolica della francese Neoen, per utilizzarla poi quando c’è poco vento o quando i consumi sono superiori alla produzione delle pale eoliche.

La centrale, conosciuta come Hornsdale Power Reserve, dovrebbe entrare in funzione la prossima estate, ma la sua reattività e la sua efficacia sono già state testate per fornire energia elettrica dopo due blackout avvenuti in altre due centrali. L’ultima volta il blackout ha interessato la centrale di Loy Yang, nel confinante stato di Victoria: la centrale di Tesla ha impiegato soltanto 0,14 secondi per intervenire e fornire i suoi 100 megawatt di potenza al servizio nazionale. Tom Koutsantonis, ministro dell’Energia dell’Australia Meridionale, ha detto che «è stato un record, e gli operatori nazionali sono rimasti scioccati dalla velocità e dall’efficienza con cui la centrale a batteria è riuscita a fornire energia». La settimana precedente, la centrale era subentrata dopo un blackout della stessa centrale impiegando quattro secondi.

La centrale a batterie di Tesla è particolarmente importante nello stato dell’Australia Meridionale, dove è in corso una crisi dell’energia elettrica: i prezzi sono aumentati – un problema in realtà di tutta l’Australia – e nel 2016 un blackout lasciò senza corrente 1,8 milioni di persone. Negli ultimi anni lo stato ha quindi intrapreso politiche per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili: nella parte orientale dello stato diverse centrali elettriche a carbone hanno chiuso, sostituite da centrali eoliche, che però non riescono sempre a soddisfare la domanda di energia, specialmente se c’è poco vento.

Musk aveva annunciato di volerla costruire lo scorso marzo, spiegando che se non l’avesse completata a 100 giorni dalla firma del contratto l’avrebbe regalata allo stato dell’Australia Meridionale. L’accordo con il governo dello stato era andato a buon fine, e Tesla aveva rispettato i tempi di consegna. I blackout in parte del paese sono ricorrenti, e da qui l’esigenza di installare una centrale a batterie per raccogliere l’energia in eccesso, quando ne viene prodotta molta, e di riutilizzarla quando le pale eoliche non ce la fanno da sole.

Tesla è conosciuta soprattutto per la produzione delle automobili elettriche, ma negli ultimi anni ha sfruttato le sue conoscenze nel campo delle batterie per differenziare la sua offerta. La società produce e vende grandi batterie che si possono tenere in casa, se per esempio si ha un sistema a pannelli solari, per accumulare l’energia non utilizzata di giorno e sfruttarla di notte, quando non c’è il sole. Tesla ha anche iniziato a sperimentare lo stesso principio su scale molto più grandi: una prima centrale che dà energia a migliaia di case è attiva da qualche mese in California. La centrale è un test importante per valutare su larga scala la possibilità di ottimizzare la produzione, la conservazione e il consumo dell’energia elettrica prodotta grazie alle fonti rinnovabili. Secondo le stime di Tesla, quando sarà in funzione la centrale potrà dare energia a 30mila case per periodi di tempo limitati: non potendo produrre energia ma solo immagazzinarla, deve sempre essere affiancata da una centrale tradizionale.

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