Le opere che perderanno il copyright nel 2018

Non moltissime, ma tra queste "Ognuno muore solo" di Hans Fallada e "La nube purpurea" di M.P. Shiel, almeno nella maggior parte degli stati europei

L'esoterista inglese Aleister Crowley (Hulton Archive/Getty Images)

Il primo gennaio di ogni anno migliaia di libri, canzoni, film e altre opere creative diventano di dominio pubblico e possono essere quindi riprodotte liberalmente. Per questo motivo, il giorno è anche chiamato “Public Domain Day”. In Europa le leggi in materia di proprietà intellettuale stabiliscono che il copyright duri per 70 anni dalla morte dell’autore: significa quindi che il prossimo primo gennaio diventeranno di dominio pubblico i lavori di scrittori e artisti morti nel 1947. Non ce ne sono molti particolarmente famosi: quelli più noti sono l’esoterista inglese Aleister Crowley (che tra le altre cose è sulla copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles), la scrittrice statunitense Willa Cather, lo scrittore tedesco Hans Fallada e il giornalista italiano Luigi Barzini, che fu inviato e corrispondente del Corriere della Sera e fece molti scoop a inizio Novecento. Ora chiunque in Europa può pubblicare liberamente online o su carta i loro lavori, in versione originale o, se si tratta di libri, tradotta.

Fallada è l’autore, tra gli altri, di Ognuno muore solo, che fu definito da Primo Levi «uno dei più bei libri sulla resistenza tedesca contro il nazismo» ed è stato “riscoperto” nel 2010. Nel 1947 morì anche M.P. Shiel, lo scrittore britannico autore di La nube purpurea, un romanzo di fantascienza considerato uno dei primi di questo genere a essere “apocalittico”: racconta di un medico inglese che partecipa a una spedizione per raggiungere il Polo Nord. Lì scopre una nuvola velenosa (che dà il titolo al romanzo) che poi si sposta nel resto del mondo uccidendo l’intero genere umano, tranne una donna.

Negli Stati Uniti nessuna opera importante diventerà di pubblico dominio fino al 2019 perché (a causa di Topolino) le leggi sul copyright, una entrata in vigore nel 1978 e una nel 1998, sono molto più severe e complesse. Le opere pubblicate per la prima volta negli Stati Uniti prima del 1923 sono di pubblico dominio, mentre per quelle pubblicate dopo il 2002 il copyright dura per 70 anni dopo la morte dell’autore, come in Europa, a meno che la proprietà intellettuale non sia di un’azienda, nel qual caso il copyright può durare 95 o 120 anni a seconda dei casi. Per le opere pubblicate tra il 1923 e il 2002 c’è una casistica molto complicata. Solo alcuni esempi: il copyright delle opere pubblicate negli Stati Uniti tra il 1978 e l’1 marzo 1989 durerà almeno fino al 31 dicembre 2047, mentre quello delle opere pubblicate tra il 1923 e il 1977 e opportunamente registrate durerà fino a 95 anni dopo la data di uscita, quindi fino al 31 dicembre 2018 per le opere del 1923.

In altri paesi, come la Cina, il Canada e la Nuova Zelanda, il copyright si estende per cinquant’anni dalla morte dell’autore: saranno quindi liberamente riproducibili le opere di autori morti nel 1967, come il musicista e cantautore Woody Guthrie e la scrittrice Dorothy Parker, entrambi statunitensi.

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