Cosa dicono i sondaggi, a questo punto

La campagna elettorale sta iniziando: è ora di farsi un'idea di chi parte avanti e soprattutto di quante possibilità ci siano che qualcuno effettivamente vinca le elezioni (poche)

(ANSA)

Negli ultimi giorni tutti i principali quotidiani hanno pubblicato indiscrezioni secondo le quali il presidente della Repubblica scioglierà le camere il 27 dicembre e quindi si andrà a votare per le elezioni politiche il 4 marzo. Nel frattempo gli schieramenti politici che si presenteranno alle elezioni sembrano oramai più o meno delineati: centrodestra, PD e alleati, sinistra e Movimento 5 Stelle. In altre parole la campagna elettorale sembra pronta a cominciare sul serio. Cerchiamo quindi di capire da che punto partono i partiti, chi è in vantaggio e chi è all’inseguimento, dando un’occhiata a sondaggi, alle stime e alle proiezioni di quello che potrebbe accadere il giorno del voto.

I sondaggi
Il sito di analisi elettorali YouTrend ha pubblicato oggi una nuova “supermedia” dei sondaggi, che mette insieme le rilevazioni di nove istituti di statistica differenti. In testa c’è la coalizione di centrodestra, formata da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Sommando i voti di questi tre partiti il centrodestra dovrebbe ottenere in tutto il 36 per cento dei voti, staccando di quasi dieci punti il secondo classificato, il Movimento 5 Stelle. Un’avvertenza: questo risultato per il momento va preso con molta cautela perché è ottenuto sommando chi, ai sondaggi, ha risposto che voterà per i tre partiti che compongono la coalizione. Non è detto che, se e quando, la coalizione avrà un programma e un leader unitario, ammesso che ce l’avrà, questi risultati saranno confermati.

In ogni caso i sondaggi mostrano una crescita di Forza Italia che, dopo aver trascorso mesi all’inseguimento della Lega Nord, sembra aver ripreso il posto di primo partito della coalizione. Forza Italia al momento è stimata al 15,5 per cento, mentre la Lega è data al 13,5 per cento. Fratelli d’Italia è molto distaccata con il 5 per cento. A quanto sembra Forza Italia sta pescando i suoi voti soprattutto dalla Lega Nord e questo potrebbe spiegare alcune recenti dure prese di posizione di Matteo Salvini contro Silvio Berlusconi e il suo partito.

Dietro alla coalizione di centrodestra la media dei sondaggi mette il Movimento 5 Stelle che, con il 27,2 per cento, risulta essere anche il più grande partito italiano. È un risultato di due punti superiore al 25 per cento che il Movimento ottenne alle politiche 2013 e di 6 punti superiore al 21 per cento raccolto alle elezioni europee del 2014. Secondo i ricercatori di YouTrend il risultato del M5S «rimane estremamente stabile» nel tempo e «questa stabilità è quasi sorprendente; il M5S dovrebbe essere (in teoria) il partito che per definizione si basa sul voto d’opinione, quindi più “volatile”: ma al contrario sembra mostrare una solidità nei consensi da fare invidia ai mitici “partiti strutturati” della Prima Repubblica».

Di fronte a un centrodestra che cresce e a un M5S che rimane stabile, il PD sembra in difficoltà e il suo calo nei sondaggi prosegue oramai da diverse settimane. La media mostra il Partito Democratico al suo livello più basso dell’anno: 24,4 per cento, circa un punto sotto il risultato ottenuto dal PD alle politiche 2013 e ben 16 punti in meno di quello raccolto alle europee del 2014. Secondo i ricercatori di YouTrend: «Sarà molto interessante capire se il partito di Matteo Renzi ha davvero “toccato il fondo” e se riuscirà o meno a invertire la tendenza nelle prossime settimane».

Infine, questa settimana è anche la prima in cui ci sono sondaggi sulla nuova formazione a sinistra del PD, Liberi e Uguali, guidata dal presidente del Senato Piero Grasso e formata dagli scissionisti di MDP, da Sinistra Italiana e da Possibile. La media indica Liberi e Uguali al 6,4 per cento: un ottimo risultato, considerato che è quasi un punto in più della somma dei voti a cui erano stimate le forze politiche che lo compongono, merito in parte dell’elevata esposizione mediatica di cui ha goduto il partito negli ultimi giorni. Bisognerà vedere se Liberi e Uguali riuscirà a migliorare o anche solo a mantenere questo risultato anche nelle prossime settimane, quando non sarà una “cosa nuova” e i suoi molti leader dovranno mostrare di essere uniti e concordi.

Quindi chi vince?
Anche se c’è una piccola postilla da fare (ci arriviamo tra poco), la risposta a questa domanda, molto probabilmente, sarà “nessuno”. Non ci sono partiti o coalizioni che si avvicinano al 40 per cento dei consensi, la soglia minima stimata per potere avere qualche possibilità di ottenere una maggioranza parlamentari. E anche il gioco delle alleanze post-elettorali sembra che non riuscirà a produrre una maggioranza, come invece accadde nel 2013 (quando il PD si alleò prima con Forza Italia e poi con un serie di gruppi parlamentari formati da scissionisti del partito di Berlusconi).

L’alleanza più probabile in caso le elezioni producano un risultato inconcludente è quella tra PD e Forza Italia (che però sia Renzi che Berlusconi hanno escluso). Il problema è che, con gli attuali numeri, nemmeno sommando le proprie forze i due partiti raggiungeranno la maggioranza. Centrodestra e PD, infatti, avrebbero probabilmente i numeri per governare insieme: ma sembra improbabile che i parlamentari di Fratelli d’Italia e Lega Nord possano partecipare a una grande coalizione, mentre Forza Italia da sola difficilmente avrà i voti per consentire al PD di formare una maggioranza.

A questo punto si possono, volendo, immaginare scenari che per il momento appaiono molto improbabili. Uno dei preferiti dai giornalisti esperti di politica è quello di un governo del Movimento 5 Stelle, sostenuto dai voti o dall’astensione di Lega Nord, Fratelli d’Italia o Liberi e Uguali. Teoricamente sarebbe una maggioranza possibile, se queste forze ottenessero il massimo dei voti che gli attribuiscono i sondaggi, ma per il momento è anche uno scenario ancora molto improbabile.

La questione dei collegi
A rendere ancora più complicato prevedere l’esito del voto ci si mette anche l’attuale legge elettorale, il Rosatellum: una legge elettorale per due terzi proporzionale e per un terzo maggioritaria. È quest’ultima parte quella che ci interessa. Il sistema proporzionale, infatti, è relativamente semplice: ogni lista ottiene un numero di seggi in Parlamento più o meno proporzionale al numero di voti che raccoglie. Due terzi dei seggi saranno attribuiti in questo modo, mentre il terzo restante sarà assegnato in collegi uninominali in cui ogni coalizione, o singolo partito, appoggerà un candidato. Chi ottiene anche un voto solo più degli altri conquista il seggio.

La parte maggioritaria del Rosatellum rende l’esito del voto particolarmente imprevedibile, poiché basteranno piccoli spostamenti di voti per far passare di mano numerosi collegi. Anche in questo caso, YouTrend ha provato a fare una simulazione per iniziare a farsi un’idea di cosa accadrà il giorno del voto.

Mappa estratta dal Dossier Rosatellum realizzato da Quorum/YouTrend per Reti

Secondo YouTrend ben 89 collegi (su 232) sono contendibili, cioè è molto difficile prevedere chi vincerà poiché il distacco tra le varie forze politiche è di pochissimi punti percentuali, che tradotto in numeri concreti significa poche migliaia di voti. In particolare, l’area più contendibile di tutte sembra essere il Sud, inteso da Roma in giù, dove ben 41 collegi su 91 risultano in bilico. Nonostante queste incertezze, per il momento sembra che sarà il centrodestra ad avvantaggiarsi di più del sistema dei collegi. Dovrebbe riuscire a conquistarne ben 126 (cioè più della metà), soprattutto al Nord, in Lazio e in Campania. Il PD dovrebbe riuscire ad andare bene soltanto nelle “zone rosse” storiche: Toscana ed Emilia-Romagna, oltre che Trentino-Alto Adige e Basilicata. Per il momento il Movimento 5 Stelle sembra la formazione più in difficoltà ad approfittare dei collegi, dato che non ha una vera classe dirigente diffusa e pochissimi amministratori locali di rilievo.

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