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  • giovedì 14 dicembre 2017

Il racconto di Salma Hayek su quello che le ha fatto Harvey Weinstein

In un lungo articolo sul New York Times ha raccontato le ossessive richieste sessuali e le sfuriate che le fece sul set di "Frida"

(Christopher Polk/Getty Images for TNT)

Salma Hayek, famosa attrice statunitense di origini messicane che ha recitato in film come C’era una volta in MessicoDal tramonto all’albaIl racconto dei racconti, e candidata al premio Oscar come migliore attrice per Frida, ha raccontato in un lungo articolo sul New York Times (tradotto in italiano su Repubblica di giovedì) di essere una delle persone molestate e minacciate dal produttore cinematografico Harvey Weinstein. Hayek ha spiegato che durante le riprese di Frida – che fu lei a ideare e produrre, e nel quale interpretò l’artista messicana Frida Kahlo – Weinstein le fece molte e diverse richieste sessuali, arrabbiandosi e ostacolandola dopo i suoi rifiuti.

Hayek apre il suo racconto scrivendo: «Harvey Weinstein era un cinefilo appassionato, un uomo che sapeva prendersi dei rischi, un mecenate con un talento per i film, un padre amorevole e un mostro. Per anni, è stato il mio mostro». Ha raccontato che quando iniziò a ottenere i primi successi e riconoscimenti nel cinema, Weinstein era tra i più importanti esponenti di un nuovo tipo di cinema, «che portava contenuti originali nella cultura mainstream». Era anche molto difficile per un’attrice messicana fare strada a Hollywood. Lei voleva fare un film su Kahlo, da sempre sua fonte di ispirazione, e aveva iniziato a produrlo con un’altra casa cinematografica, ma si convinse a ricominciare e farlo fare a Weinstein. «Tutto quello che sapevo al tempo era che era molto intelligente, che era un padre amorevole e un uomo di famiglia. Sapendo quello che so ora, mi chiedo se non fu la mia amicizia con loro – Quentin Tarantino e George Clooney – che mi salvò dall’essere violentata».

Hayek trovò un accordo con Weinstein, poco remunerativo e che la impegnava a collaborare in futuro con Miramax, la casa di Weinstein, ma era molto determinata a fare il film e quindi accettò. Ha scritto che era molto felice di avere ottenuto il sì di Weinstein, «ma non sapevo che sarebbe arrivato il mio momento di dire no».

No ad aprirgli la porta a tutte le ore della notte, hotel dopo hotel, location dopo location, dove lui poteva comparire all’improvviso, compreso in un posto dove stavo facendo un film in cui lui non era nemmeno coinvolto. No a fare una doccia con lui. No a lasciare che guardasse mentre facevo la doccia. No a lasciare che mi facesse un massaggio. No a lasciare che una sua amica nuda mi facesse un massaggio. No a lasciarlo praticarmi sesso orale. No a spogliarmi con un’altra donna. No, no, no, no. Non penso ci fosse niente che odiasse più della parola “no”.

Hayek ha raccontato che Weinstein le fece delle sfuriate per farle licenziare il suo agente, con il quale aveva litigato, e un’altra volta la portò via di forza dal gala di apertura del Festival di Venezia per portarla con sé a una festa privata insieme a un gruppo di prostitute. A volte le parlava con dolcezza, a volte la spaventava: una volta le disse «Ti uccido, non credere che non possa farlo».

Weinstein decise poi a un certo punto di affossare il film Frida, ma Hayek riuscì a ottenere di continuare a farlo soddisfacendo una serie di richieste «impossibili», tipo riscrivere la sceneggiatura e farlo gratis, raccogliere dieci milioni di dollari per finanziare il film, trovare un regista famoso e quattro attori importanti. Hayek in qualche modo riuscì a soddisfarle, con l’aiuto della regista Julie Taymor e degli attori Edward Norton, Ashley Judd e Geoffrey Rush.

Ma Weinstein non si accontentò, e cominciate le riprese insistette con Hayek perché desse una connotazione più sexy al personaggio di Kahlo, dicendole che «l’unica cosa che funzionava in me era il mio sex appeal». Si lamentò delle sopracciglia di Hayek (Kahlo le aveva notoriamente folte e non curate) e la obbligò a includere una scena di sesso con l’attrice Ashley Judd, che includesse un suo nudo frontale. Hayek dovette accettare per non compromettere il lavoro fatto fino a quel punto, ma il giorno in cui dovette girarla ebbe un tracollo nervoso e cominciò a tremare, a piangere e vomitare: «non perché sarei stata nuda con un’altra donna, ma perché sarei stata nuda per Harvey Weinstein».

Alla fine il film fu completato, ma a Weinstein non piacque e decise di distribuirlo solo per l’home video, senza passare dai cinema. La regista Taymor lo convinse a fare una proiezione di prova a New York, che andò benissimo. Hayek gli chiese allora di farne un’altra a Los Angeles, «e senza troppe questioni me lo concesse. Devo dire che a volte era gentile, divertente e acuto, e questo era parte del problema: non sapevi mai che Harvey avresti trovato».

Hayek ha infatti raccontato di avere attraversato una specie di sindrome di Stoccolma, che la faceva essere desiderosa di approvazione da parte di Weinstein. Frida ottenne sei candidature ai premi Oscar, compresa quella per la migliore attrice a Hayek, e ne vinse due. Nonostante questo negli anni successivi Weinstein non le offrì nessun ruolo importante, e le parti che per contratto le assegnò con Miramax furono minori. Soltanto anni dopo, incontrandola a un evento, Weinstein le disse che aveva smesso di fumare e che si era innamorato, e le fece i complimenti per il suo lavoro per Frida.

«Gli credetti. Non poteva sapere quando significassero quelle parole per me. Non mostrai mai a Harvey quanto ero spaventata da lui. Quando lo vedevo in contesti pubblici, sorridevo e provavo a ricordare le cose buone di lui, dicendo che avevo fatto la guerra e avevo vinto». Hayek ha raccontato che quando uscirono le prime accuse contro Weinstein, i giornalisti le chiesero se avesse qualcosa da raccontare (circolarono presto voci su molestie contro Hayek da parte di Weinstein, raccontate da altri). Hayek ha detto che si era convinta di avere superato il trauma: «mi nascosi dalla responsabilità di parlare con la scusa che già abbastanza persone stavano gettando la luce sul mio mostro. Non consideravo importante la mia voce, né pensavo avrebbe fatto la differenza». Hayek ha scritto che in realtà stava evitando di dover spiegare ai propri cari perché aveva tenuto nascosta questa storia e perché era stata cordiale con Weinstein negli anni seguenti.

Stiamo finalmente diventando coscienti di una piaga che è stata socialmente accettata e che ha offeso e umiliato milioni di ragazze come me, perché in ogni donna c’è una ragazza. Sono stata ispirata da quelle che hanno avuto il coraggio di parlare, specialmente in una società che ha eletto un presidente che è stato accusato di molestie e violenze sessuali da più di una decina di donne, e che abbiamo tutti sentito dire come un uomo di potere possa fare quello che vuole alle donne. Bene, non più.

Hayek ha ricordato che tra il 2007 e il 2016 soltanto il 4 per cento dei registi dei film girati era donna. E l’80 per cento di loro ha potuto fare un solo film. Nel 2016, poi, solo il 27 per cento delle parole pronunciate nei film più importanti sono state dette da donne. «E le persone si chiedono perché non avete sentito prima le nostre voci. Penso che i dati si spieghino da soli: le nostre voci non sono benvenute».

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