Cosa resta da fare a questo Parlamento

Quali sono le leggi rimaste a metà strada e quali hanno più probabilità di essere approvate nei prossimi due mesi, dallo ius soli al conflitto d'interessi

(ANSA/GIORGIO ONORATI)

L’attuale legislatura terminerà il prossimo marzo, ma è molto probabile che le camere vengano sciolte qualche settimana in anticipo. Per la data delle elezioni non si sa ancora niente di ufficiale ma si parla spesso delle prime settimane di marzo: il che significa che il Parlamento probabilmente terminerà i suoi lavori già nei primi giorni di gennaio. In altre parole, non resta molto tempo per approvare altre leggi. Eppure restano ancora parecchie cose da fare, almeno secondo le priorità dichiarate dai vari partiti: manovra finanziaria, ius soli, testamento biologico e vitalizi, per dirne alcune. Vediamo cosa rimane da approvare e quali sono le leggi che hanno più possibilità di farcela.

La manovra
La manovra finanziaria è una delle poche leggi che siamo sicuri che saranno approvate. È una legge fondamentale per permettere allo Stato di operare regolarmente, e con ogni probabilità sarà definitivamente approvata entro il 31 dicembre. Per quanto il grosso delle risorse che saranno spostate dalla legge sia già stato deciso, ci sono ancora possibilità di togliere o aggiungere qualcosa. Una delle proposte principali che potrebbero essere introdotte in questi giorni è contenuta in un emendamento presentato dal PD alla Camera e prevede di ridurre la durata massima dei contratti di lavoro a tempo determinato da 36 a 24 mesi.

Lo scopo dell’emendamento è limitare il lavoro precario rendendo più complesso il ricorso a contratti a tempo determinato, allineando la normativa italiana a quella di altri grandi paesi europei (che per durata hanno quasi tutti regole più severe di quelli italiani). Ma non tutti sono convinti che la norma otterrà i risultati che si propone: i contratti a tempo indeterminato, infatti, continuano a restare più onerosi di quelli a tempo determinato, il che disincentiva il loro utilizzo. Inoltre il governo Renzi ha liberalizzato l’utilizzo dei contratti a tempo determinato, una barriera che era da alcuni considerata più efficace alla loro eccessiva diffusione rispetto alla durata dei contratti.

Un altro elemento importante della manovra è la cosiddetta web tax, un complesso strumento che ha lo scopo di costringere le grandi società del web, come Google e Facebook, a pagare una maggior quantità di imposte in Italia. La legge è stata inserita nella manovra con un voto all’unanimità della commissione Finanze e sembra che, dopo diversi tentativi sfortunati in passato, questa volta la web tax sarà veramente introdotta nel nostro ordinamento.

Ius soli
Da una legge che sarà certamente approvata a una che quasi sicuramente non lo sarà. Lo ius soli è la legge che prevede di concedere la cittadinanza italiana alle persone nate in Italia o che sono arrivate qui molto presto, alla presenza di alcune condizioni (soprattutto il completamento di un ciclo scolastico). Lo ius soli è stato approvato dalla Camera lo scorso ottobre e da allora è rimasto bloccato al Senato, dove il PD e le altre forze che vorrebbero approvarlo possono contare su una maggioranza molto più risicata (Alternativa Popolare, il partito di Angelino Alfano, alleato del PD, ha detto più volte che non avrebbe votato la legge).

Nell’ultimo anno il PD è sembrato spesso incerto su cosa fare con lo ius soli. Molti dei suoi esponenti la ritengono una misura necessaria (tra i grandi paesi europei l’Italia è quello con la procedura più lunga e macchinosa per concedere la cittadinanza), oltre che un importante strumento per attirare voti di sinistra che si sono allontanati dal PD. Altri invece temevano che la sua approvazione avrebbe potuto mettere in difficoltà il governo e che, in ogni caso, la gran parte dell’opinione pubblica avrebbe punito il PD per l’approvazione di una legge considerata poco popolare.

Alla fine sono stati gli scettici che sembrano averla spuntata. Dopo oltre un anno, il voto sullo ius soli è stato finalmente inserito nel calendario dei lavori del Senato, ma in una posizione tale che quasi tutti ritengono che la legislatura terminerà prima di arrivare ad una votazione. La tardiva calendarizzazione della legge è il motivo – almeno quello ufficiale – per il quale l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha dichiarato terminato il suo tentativo di creare una coalizione di centrosinistra insieme al PD. Esiste ancora la possibilità di approvare lo ius soli con quello che i giornali chiamano un “blitz”, cioè un improvviso cambio del calendario. Per farlo, però, servirebbe il convinto sostegno del gruppo PD al Senato.

I vecchi vitalizi
Un’altra legge che sembra destinata a restare nel cassetto è la cosiddetta “proposta Richetti”, dal nome del deputato del PD che l’ha scritta e difesa, Matteo Richetti (che è anche il portavoce di Renzi). La “proposta Richetti” prevede di ricalcolare i vecchi vitalizi dei parlamentari erogati con il metodo contributivo, il che porterebbe un taglio dell’assegno pensionistico degli ex parlamentari pari in media al 40 per cento. Come con lo ius soli, anche la proposta Richetti è stata approvata alla Camera, ma è stata bloccata al Senato. Non sono stati però gli alleati di governo a far mancare i numeri, ma gli stessi senatori del PD tra cui molti sono contrari alla legge. Tra le ragioni ci sono il ruolo tradizionale di difesa dei privilegi dei parlamentari di cui molti senatori si sentono investiti (i senatori sono in media più vecchi ed esperti dei deputati) e il timore che il ricalcolo dei vitalizi dei parlamentari sia un mezzo per portare al ricalcolo delle pensioni retributive di milioni di altri italiani.

Testamento biologico
Per la terza volta, siamo davanti a una legge approvata dalla Camera, lo scorso 20 aprile, e da allora rimasta bloccata al Senato. La legge permette – entro alcuni limiti – di esprimere in anticipo quali trattamenti medici ricevere nel caso di gravi malattie. In particolare, consente a qualsiasi maggiorenne la possibilità di rinunciare ad alcune terapie mediche, in particolare alla nutrizione e all’idratazione artificiale. Questa interruzione può essere ottenuta anche con le cosiddette “disposizioni anticipate di trattamento” (DAT), un documento nel quale si può indicare a quali terapie si vuole rinunciare e a quali condizioni, nel caso in cui a un certo punto si sia impossibilitati a esprimere la propria preferenza. Il paziente può anche chiedere di essere sedato in maniera continua e profonda, in modo da poter morire senza soffrire, in una sorta di coma indotto. Di fatto il diritto all’interruzione delle terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiale, era già stato ottenuto per via giurisprudenziale, cioè grazie alle sentenze dei tribunali. La legge, se approvata, introdurrà il diritto all’interruzione delle terapie senza dover passare dai tribunali.

Molti temevano che il testamento biologico avrebbe fatto la stessa fine di ius soli e della proposta Richetti, ma in realtà sembra che le cose si siano mosse più rapidamente del previsto. Martedì 12 dicembre in Senato è cominciata la discussione sulla proposta che potrebbe essere approvata già entro la fine di questa settimana. Se si arriverà al voto finale, però, il risultato non è scontato visto che il Senato si è dimostrato in questi anni una camera spesso imprevedibile e dove la maggioranza ha quasi sempre avuto numeri incerti e comunque risicati.

Conflitto di interessi e consumo di suolo
Tra le molte leggi ancora da approvare ce ne sono due che hanno suscitato un po’ più attenzione delle altre, anche senza arrivare ai livelli di ius soli e vitalizi. La più importante è probabilmente la nuova legge sul conflitto di interessi, approvata dalla Camera nel febbraio del 2016 e, tanto per cambiare, rimasta ferma al Senato. La legge era considerata insufficiente da diverse forze politiche, come il Movimento 5 Stelle, e da alcuni parlamentari di sinistra, mentre per altri avrebbe rappresentato un passo avanti rispetto all’attuale legge Frattini, approvata durante il governo Berlusconi. La legge stabilisce l’obbligo per tutti i membri del governo di non ricoprire incarichi di altro tipo e quello di affidare a un amministratore terzo, un cosiddetto “blind trust”, le proprie partecipazioni in aziende strategiche, come quelle che si occupano di energia, credito, difesa, editoria e comunicazione.

La legge sul consumo di suolo ha avuto invece una storia diversa. Sostenuta da numerose associazioni ambientaliste, aveva lo scopo di tutelare il paesaggio e diminuire i volumi di nuove costruzioni in zone sensibili. Approvata nel maggio 2016 dalla Camera in una versione sostanzialmente annacquata e ritenuta inefficace dagli stessi promotori, è stata successivamente modificata e migliorata dal Senato, ma – ancora una volta – non è riuscita a proseguire nel suo percorso.

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