Le migliori serie tv del 2017, secondo il New York Times

Comprese le migliori serie non americane (la Norvegia va forte) e quelle che quest'anno sono finite

Come ogni anno quando arriva questo periodo dell’anno, il New York Times ha fatto una lista delle migliori serie tv del 2017. Anzi, sono tre liste, fatte da tre diversi giornalisti: James Poniewozik ha elencato (non è una classifica) le 10 migliori serie in assoluto. Mike Hale ha scelto le 10 migliori serie tv straniere (non c’è Gomorra, ma c’era l’anno scorso): «è un elenco delle migliori serie tv internazionali tra quelle che sono riuscito a trovare il tempo di guardare», non delle migliori in assoluto. Margaret Lyons ha invece scelto le migliori 10 serie tv che sono finite nel 2017: ha scritto che le scelte sono basate su tutte le stagioni della serie, «non sul canto del cigno». Ce ne sono molte che non vi aspettereste e, soprattutto tra quelle straniere, alcune che quasi di certo non conoscete.

LE MIGLIORI SERIE IN ASSOLUTO

American Vandal (Netflix)

È fatta per quelli a cui piacciono serie come Making a murderer, che quelli bravi chiamano docu-serial, perché raccontano come se fosse una serie tv un vero e complicatissimo caso di cronaca, spesso nera. Questa è una presa in giro di quelle serie che si prendono molto sul serio. Parla di una scuola in cui a un certo punto qualcuno disegna dei peni su alcune auto con le bombolette spray, e delle successive indagini.

Better Things

È la serie creata e interpretata da Pamela Adlon, cioè la Pamela di Louie, la famosa serie di Louis CK, co-creatore e co-sceneggiatore di Better Things. Finora siamo a due stagioni (e già si sa che ce ne sarà una terza) e la storia è quella di una madre single e delle sue tre figlie. È molto americana: così americana che non ha una pagina italiana su Wikipedia, che in Italia non l’ha ancora trasmessa nessuno e visto il ruolo che ci ha avuto Louis CK difficilmente qualcuno lo farà. Poniewozik ha scritto che è «sconvolgente senza essere sentimentale».

Crazy Ex-Girlfriend

È su Netflix, la protagonista è Rachel Bloom (che per ora non è molte altre cose oltre a essere quella di Crazy Ex-Girlfriend) e parla di una avvocatessa in carriera che vive a New York e molla tutto per andare in California per provare a riconquistare un ex. È arrivata alla terza stagione (da noi siamo ancora fermi alla seconda) ed è una di quelle serie tv in cui ogni tanto qualcuno si mette a cantare.

The Deuce (Sky Atlantic)

L’ha creata David Simon, ideatore di The Wire e uno dei più apprezzati sceneggiatori di Hollywood. Il protagonista è James Franco, e nel cast ci sono anche Maggie Gyllenhaal ed Emily Meade. Parla della legalizzazione e dello sviluppo della pornografia nella New York dell’inizio degli anni Settanta. È una di quelle che parte piano e ci mette un po’ a ingranare. Poniewozik ha scritto che c’erano molti modi in cui questa serie avrebbe potuto prendere una strada sbagliata, invece «tratta il lavoro da prostituta come un lavoro».

The Good Place (Infinity)

Lo showrunner (nome inglese per parlare di quello che l’ha pensata e che ne decide la rotta) è Mike Schur, uno degli autori di Parks & Recreation, The Office e Black Mirror. La protagonista è Kristen Bell (quella di Veronica Mars) e la serie parla di una donna che muore e va in una specie di paradiso dove sono tutti buoni e gentili e dove, tra le altre cose, è fisicamente impossibile dire parolacce. Scopre però che si trova lì per uno scambio di persona. Poniewozik ha scritto che «è piena di svolte ma tra i suoi meriti ci sono gruppi di attori di gran livello e alcune lezioni di filosofia molto divertenti».

Halt and Catch Fire

Quattro stagioni senza che ce ne sarà una quinta. È ambientata in California negli anni Ottanta e i protagonisti sono alcuni di quelli e quelle che fecero la rivoluzione dei computer. In Italia non l’ha mai trasmessa nessuno.

Lady Dynamite (Netflix)

È una serie tv ispirata alla vita della cabarettista Maria Bamford, una donna che esce da un manicomio dopo esserci entrata per via di un disturbo bipolare. Poniewozik ha scritto che la seconda stagione, su Netflix da novembre, si è avventurata molto in nuovi modi e forme per raccontare la storia di una donna con disturbo bipolare, «il tutto facendo, su Netflix, una brillante satira di Netflix».

The Leftovers (Sky Atlantic)

È tratta da un romanzo di Tom Perotta ed è ambientata in un mondo in cui il 2 per cento della popolazione scompare improvvisamente nel nulla senza alcuna spiegazione. Quest’anno è andata in onda la terza e ultima stagione, che secondo Poniewozik parla di «fede, perdita e mistero ed è costruita come una cappella ottagonale».

Giorno per giorno (Netflix)

È una sitcom su una madre cubana che vive negli Stati Uniti con i suoi due figli. Ha lo stesso nome e premesse simili a quelle di una sitcom andata in onda tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Da noi non se n’è parlato molto ma negli Stati Uniti sembra stia piacendo ed è stata rinnovata per una seconda stagione. Poniewozik ha apprezzato il modo in cui usa gli stessi meccanismi da sitcom per parlare di problemi aggiornati al presente.

Twin Peaks: The Return (Sky Atlantic)

Difficilmente esiste una zona di mezzo tra quelli che “ommioddio il nuovo Twin Peaks” (che quindi hanno già visto tutta la stagione) e quelli a cui non frega quasi nulla di questa nuova stagione di una cosa troppo astrusa e intricata da seguire. A spiegarla nemmeno ci proviamo. Poniewozik ha scritto che è «un download dal subconscio di David Lynch».

LE MIGLIORI SERIE STRANIERE

Fauda (Netflix)

Per ora siamo a una sola stagione. Il titolo vuol dire “caos” in arabo ed è una serie tv israeliana che racconta le due parti del conflitto tra Israele e Palestina. Uno dei protagonisti è il comandante di una squadra israeliana che opera sotto copertura in Palestina; un altro è un attivista di Hamas. Quando uscì in Israele, Haaretz ne parlò piuttosto beneForeign Policy scrisse che è upn po’ come The Wire, solo che è ambientata a Ramallah. Mike Hale, che ha fatto questa lista, ha scritto che la trama non è la cosa migliore, ma vale la pena guardarla per come «entra nelle menti e nelle vite di personaggi da entrambe le parti del conflitto».

To Walk Invisible: The Brontë Sisters

È un dramma prodotto e trasmesso da BBC e in realtà non è proprio una serie tv: è un film per la tv. Parla delle «tre sorelle – Anne, Charlotte, e Emily – che rivoluzionarono la letteratura inglese» e del loro fratello Branwell, che era molto meno portato per la scrittura e su cui la famiglia aveva riposto le immancabili grandi aspettative.

Humans (TIMvision)

È britannica, di fantascienza, ed è già alla seconda stagione. Parla di androidi sempre più intelligenti e di umani che sembrano essere sempre più nei guai. Se vi è piaciuta e volete avventurarvi ancora di più nel vedere cose di nicchia, è il rifacimento della serie svedese Real Humans. Poi però uscite di casa ogni tanto, che ci preoccupiamo.

Chewing Gum (Netflix)

Due stagioni sulla storia di una ragazza di 24 anni (interpretata da Michaela Coel) che vive a Londra e dopo essere cresciuta in una famiglia molto religiosa vuole provare un po’ più di quello che il mondo ha da offrirle, cominciando dal sesso. Da vedere se vi è piaciuta Fleabag, dicono.

Valkyrien

Arriva dalla Norvegia e Hale ha scritto che è un «thriller comico e dark». Parla di un chirurgo che nasconde sua moglie, malata terminale, in una stazione abbandonata della metropolitana, per fare cure sperimentali e illegali su di lei. Una volta lì scopre che da quelle parti si nasconde anche un bizzarro uomo che si sta preparando per l’Apocalisse.

Rosehaven

È australiana e parla di due amici che arrivano dalla vita in una grande città e si trasferiscono in un piccolo paesino della Tasmania per lavorare nel mercato immobiliare. «È umana e affabile», ha scritto Hale.

Call My Agent!

È una serie comica francese su una di quelle agenzie che si occupano di attori. Ci sono tra l’altro i cameo di diversi attori francesi piuttosto noti.

Norsemen

È norvegese, è su Netflix e, scrive Netflix, «parla dei residenti di un villaggio vichingo dell’Ottavo secolo, che vivono rivalità politiche, cambiamenti sociali e innovazioni che ne stravolgono cultura e stile di vita». La cosa bella, ha scritto Hale, è che la serie «mette in bocca a persone dell’Ottavo secolo concetti contemporanei, e la cosa fa molto ridere». Ha citato, nel parlarne, i Monty Python e The Office.

Line of Duty

È una serie BBC di quattro stagioni, con Thandie Newton (Maeve di Westworld). È una di quelle serie con detective e indagini, con tanti inattesi colpi di scena.

Stranger (Netflix)

Senza “Things”. È una serie tv coreana che ha per protagonisti un magistrato praticamente incapace di provare sentimenti ed empatia e una detective molto emotiva. Indagano su un caso di corruzione.

LE SERIE TV CHE SONO FINITE NEL 2017

The Leftovers (Sky Atlantic)

È la prima tra quelle scelte da Margaret Lyons, ed è quella di prima, dell’ultima stagione che è una cappella ottagonale. Sappiate, nel caso, che è uno di quei finali aperti.

Please Like Me

È finita con la quarta stagione, è australiana e parla di un ragazzo ventenne che capisce di essere gay.

American Crime (TIMvision)

È la serie tv antologica (ogni stagione una storia diversa) prodotta da ABC. Lyons ha scritto: «Regina King ha vinto due Emmy per le prime due stagioni e avrebbe dovuto vincerne anche un terzo per quest’ultima stagione».

Halt and Catch Fire

Anche qui, Lyons e Poniewozik la pensano allo stesso modo. Lyons, nel fare un sintetico bilancio, ha scritto: «Prima stagione così così, seconda spettacolare, terza aggressiva e quarta sicura e appagante».

Girls

È finita, dopo sei stagioni e 62 episodi. E Lyons ha scritto che «è finita così come era andata avanti: tra recensioni arrabbiate e storie raccontato in un modo straordinariamente attuale». Lyons ha parlato molto bene dell’ultimo episodio, “American Bitch”.

Downward Dog

È durata una sola stagione e il protagonista è un cane parlante. Lyons ne ha apprezzato «la tenerezza con cui ha saputo raccontare l’ordinarietà».

Orphan Black

È una serie tv canadese e di fantascienza, finita dopo cinque stagioni. La protagonista è una donna che ha assistito al suicidio di una donna a cui assomigliava moltissimo, e decide di prenderne l’identità. Quello che non sa la protagonista è che non è la sola ad assomigliare così tanto a quella donna, e che qualcuno sta cercando di ucciderla.

Underground

È una serie tv di due stagioni che parla di un gruppo di schiavi neri della Georgia che progetta una fuga attraverso una ferrovia sotterranea. Lyons ha apprezzato particolarmente l’episodio “Minty” che «in sostanza è un lunghissimo monologo».

Playing House

È una serie tv comica che, dopo un paio di anni di pausa, è tornata nel 2017 con la terza e ultima stagione. Parla di due donne, amiche da una vita, che devono crescere insieme un bambino.

Sweet/Vicious e Switched at Birth

Sono due serie ma Lyons non riusciva a decidersi e le ha messe entrambe. La prima, fatta di una stagione da 10 episodi, parla di due donne che si mettono all’opera per cercare di fermare gli abusi nel loro campus universitario. La seconda ha una trama non particolarmente originale ma nelle sue cinque stagioni ha sviluppi non banali: parla di due ragazze, diversissime, che scoprono di essere state scambiate alla nascita.

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