• Cultura
  • martedì 28 novembre 2017

La proposta di Giancarlo De Cataldo sul Premio Strega a Severino Cesari

Ha scritto su Twitter di sospendere la gara per il premio letterario italiano e darlo direttamente al famoso editore, morto a ottobre

Severino Cesari in una foto del 1996 (Lapresse)

Giovedì scorso lo scrittore Giancarlo De Cataldo, conosciuto soprattutto per Romanzo Criminale, ha proposto su Twitter di sospendere la competizione per il Premio Strega, il più importante premio letterario italiano, e assegnarlo direttamente al libro postumo di Severino Cesari, considerato uno dei più importanti e intelligenti editor degli ultimi anni, fondatore della collana Stile Libero di Einaudi insieme a Paolo Repetti e morto di cancro a 65 anni lo scorso ottobre. Il libro si intitola Con molta cura, è appena uscito per Rizzoli, ed è una sorta di diario in cui Cesari racconta i suoi ultimi due anni, tra la malattia e il sostegno delle persone a lui vicine.

Lunedì De Cataldo ha rilanciato la sua proposta in un articolo su Repubblica, invitando editori e scrittori a non competere per il premio e augurandosi comunque, se questo non dovesse accadere, la vittoria di Con molta cura, «un libro testamento, un breviario di contemplazione della morte e nello stesso tempo un libro laico, a tratti divertente, un libro che ti prende per mano e ti porta verso l’ignoto».

«Lo dico molto chiaramente: secondo me Con molta cura (Rizzoli) di Severino Cesari merita il premio Strega.
Giovedì scorso ho lanciato in Rete un tweet nel quale facevo questo appello: «A tutti gli scrittori ed editori italiani: quest’anno non si corra per lo Strega.
Quest’anno lo si assegni a Severino e alla sua memoria».
So benissimo che lo Strega è una gara e che arrivare a sospendere un premio può non essere assolutamente facile. Sarebbe un gesto magnifico però se tutti gli scrittori e gli editori italiani scegliessero di ritirarsi per far spazio a questo libro. Se avessi un libro da presentare non lo farei. Se il mio editore me lo proponesse gli direi di no.
Se competizione deve essere, perché il premio ha le sue regole e vanno rispettate, allora mi auguro che Con molta cura partecipi e vinca.
Non dico questo solo per l’amicizia che mi legava a Severino, né per onorare la memoria di un uomo che ha avuto un enorme ruolo nell’editoria italiana, fino a creare insieme a Paolo Repetti la fortunata e innovativa collana editoriale di Einaudi Stile Libero. Lo dico perché ho letto Con molta cura e ne ho potuto godere e apprezzare la grandezza».

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L’idea è stata seguita da adesioni e polemiche, tra chi l’ha trovata un omaggio a una persona che ha fatto la storia della narrativa italiana degli ultimi 20 anni, e chi considera un po’ offensivo che il premio venga assegnato a priori. Michele Rossi, editor per la narrativa italiana di Rizzoli, ha per esempio risposto sulla Stampa che: «Severino era un guerriero. Se dev’essere Strega, sia uno Strega vero, dove si combatta», e ha aggiunto a Repubblica che «mi auguro un normalissimo e sanguinario Premio Strega». Raffaella De Santis ha raccolto oggi su Repubblica altre posizioni critiche, come quella di Chiara Valerio, a capo della narrativa italiana di Marsilio e Amica della domenica, cioè una degli oltre 600 giurati del premio – «Non penso che a Severino sarebbe piaciuta l’idea. Mi sembra una violenza nei suoi confronti – e dello scrittore Paolo Di Paolo («Perché non credere che possa giocarsela grazie alla sua forza? Io lo voterei»). Repetti, amico fraterno di Cesari, ha detto: «Sarei felice se il suo libro vincesse. Ma vorrei che non ci fossero strumentalizzazioni, che non si creasse intorno a lui una bolla mediatica».

La proposta di De Cataldo ha comunque aperto un dibattito e ottenuto un certo sostegno sui social network: vale la pena chiedersi, scrive De Santis, se questa volta i social network cambieranno, svecchieranno o influenzeranno in qualche modo anche lo Strega. C’è ancora tempo: il prossimo comitato direttivo del premio si riunirà tra fine dicembre e inizi gennaio. Per partecipare allo Strega un libro deve essere presentato da due giurati e la candidatura deve essere poi accettata dall’autore. Con molta cura non sarebbe il primo libro postumo a vincere: accadde già nel 1959 con il Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e nel 1995 con Passaggio in ombra di Mariateresa Di Lascia, morta l’anno prima.

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