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  • domenica 26 novembre 2017

Il settimanale cattolico Tempi chiude

Il sito del settimanale cattolico Tempi, che esiste da 23 anni, ha annunciato con un post che la rivista chiuderà su decisione della nuova proprietà, cioè gli imprenditori Valter Mainetti e Davide Bizzi, che ne hanno acquisito il controllo lo scorso gennaio. La redazione di Tempi ha scritto che i giornalisti e gli altri dipendenti sono stati licenziati con effetto immediato, e ha raccontato i contrasti avuti con la proprietà:

La redazione non ha mai smesso di lavorare e ha ricevuto con grave ritardo lo stipendio di settembre. Oggi si è sentita avanzare in via informale questa proposta irricevibile: gli stipendi di ottobre e novembre, i contributi previdenziali non versati, il tfr, oltre a rimborsi spese vari, saranno pagati se e solo se i dipendenti rinunceranno alle indennità di licenziamento previste dal Contratto di lavoro. Indennità che oggi l’azienda ha definitivamente dichiarato di non voler pagare.

Eppure a fine giugno l’azienda, alla presenza dei sindacati, aveva comunicato la volontà di aprire una procedura di solidarietà per tutti i dipendenti a causa della difficile situazione economica e finanziaria. L’iniziativa era prevista nell’ottica di un rilancio del giornale nel 2018. La redazione aveva dato la sua disponibilità a dialogare, ma dopo quell’incontro non ha più ricevuto alcuna comunicazione fino all’interruzione improvvisa della pubblicazione del settimanale.

La redazione ha espresso anche perplessità per la gestione degli abbonamenti alla rivista, che soltanto ad agosto aveva raccolto molte nuove iscrizioni al Meeting di Rimini, la manifestazione di Comunione e Liberazione: «Nemmeno due mesi dopo gli abbonati si sono visti sospendere il recapito della rivista. Infatti, con sorpresa della redazione, due numeri sono stati stampati e mai spediti, mentre un terzo è stato spedito con ritardo di settimane. A quanto risulta alla redazione, l’editore non ha mai dato alcuna spiegazione ai lettori e agli abbonati circa queste inadempienze».