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  • mercoledì 22 novembre 2017

Per cosa ricordate Boris Becker?

Boris Becker, uno dei tennisti più famosi al mondo, compie 50 anni: vinse Wimbledon a 17, ebbe una lunga rivalità con Stefan Edberg e una vita privata da tabloid

Boris Becker dopo aver vinto la Coppa Davis, 26 luglio 1987 (AP-Photo)

Come tutti gli sport anche il tennis è fatto di giovani prodigi: oggi uno dei più famosi di loro, il tedesco Boris Becker, compie 50 anni. Becker aveva 17 anni e 227 giorni quando vinse il torneo di Wimbledon di Londra, nel 1985, battendo l’americano Kevin Curren: è il tennista uomo più giovane, dopo lo statunitense Michael Chang, ad aver vinto un Grand Slam, cioè uno dei quattro tornei più importanti del tennis (oltre a Wimbledon: il Roland Garros di Parigi, l’Australian Open di Melbourne e lo US Open di New York).

Boris Becker, e la gente dietro di lui, festaggia la vittoria contro Kevin Curren a Wimbledon, 7 luglio 1985. Becker aveva 17 anni e quella vittoria lo rese il più giovane tennista a vincere Wimbledon
(AP Photo/Bob Dear)

Nel corso della carriera, terminata nel 1999, Becker è stato al primo posto della classifica dei tennisti professionisti e ha vinto 49 titoli: altri cinque Grand Slam – di nuovo Wimbledon nel 1986 e nel 1989, lo US Open nel 1989 e l’Australian Open nel 1991 e nel 1996; tre ATP Finals, cioè il campionato annuale più importante dopo i Grand Slam; due Coppe Davis, il campionato nazionale; e una medaglia d’oro in doppio alle Olimpiadi di Barcellona.

Dopo il ritiro è diventato commentatore di tennis per la BBC, e dal 2013 al 2016 ha allenato il tennista serbo Novak Djokovic; la rivista Tennis l’ha messo all’11esimo posto dei migliori tennisti uomini nel periodo compreso tra il 1965 e il 2005. Becker è famoso anche fuori dal campo per il carattere irruento e un po’ megalomane e per la vita privata decisamente turbolenta: si è sposato due volte e ha avuto quattro figli da tre donne diverse, è stato condannato per evasione fiscale in Germania e nel 2017 ha dichiarato bancarotta, dopo aver dissipato una fortuna di oltre 100 milioni di euro.

Becker nacque il 22 novembre del 1967 a Leimen, nell’allora Germania Ovest. Suo padre era architetto e puntava a farlo diventare «un avvocato, un medico, qualcosa del genere», disse una volta Becker. Invece lui si appassionò fin da piccolo al mondo competitivo e muscolare del tennis: iniziò a cinque anni e tre anni dopo vinse il primo torneo. Il ministero della Pubblica istruzione tedesco gli concesse una licenza per abbandonare la scuola prima del limite legale (l’equivalente della terza media italiana) per dedicarsi al tennis a tempo pieno. Iniziò a giocare da professionista nel 1985, distinguendosi da subito per uno stile dinamico e potente che riprendeva in modo energico e fulmineo il tradizionale gioco di serve & volley (cioè servizio seguito da colpi a rete). Il suo gioco, spettacolare e perennemente in attacco in un periodo in cui si puntava sulla regolarità, si reggeva molto sulla forza del dritto, sui cambi di ritmo e su tuffi spericolati per salvare una palla.

Boris Becker al Monte Carlo Open il 25 aprile 1990
(Russell Cheyne/Getty Images)

Secondo Riccardo Piatti, tra i più importanti allenatori italiani, «con il suo servizio ha cambiato il tennis. Nessuno prima di lui giocava con tanta potenza». Per la sua energia venne soprannominato “Boom Boom”, un giudizio contestato da Gianni Clerici, il più rispettato giornalista di tennis italiano, che lo apprezzava invece per la sua raffinatezza tecnica: «Soprannominato Bum Bum da cronisti incompetenti, ebbe, oltre al vigore, manina fatata».

Becker, allora un ragazzino dalle gambe massicce e dai capelli biondo-fragola (come li definì il New Yorker), continuò a vincere e ad affrontare i grandi tennisti del tempo. Nel 1987 batté in Coppa Davis l’americano John McEnroe in una delle partire più lunghe della storia del tennis, durata 6 ore e 22 minuti. L’anno dopo iniziò la storica rivalità con lo svedese Stefan Edberg: tra il 1984 e il 1996 si incontrarono 35 volte, 25 delle quali vinse Becker. In particolare si affrontarono tre volte in finale a Wimbledon: nel 1988, nel 1989 – unica volta in cui vinse Becker – e nel 1990. «Eravamo personaggi diversi – spiegò una volta Edberg – Io ero riservato e introverso. Boris era l’esatto contrario: irascibile ed emotivo».

Tra i tanti che ha affrontato ci fu anche lo statunitense Andre Agassi, che lo scorso gennaio ha spiegato come imparò a batterlo: osservando cioè dove piazzava la lingua mentre si preparava a servire. «Ho guardato una registrazione dopo l’altra e l’ho affrontato tre volte prima di iniziare a capire che faceva questo strano movimento con la lingua»: se, prima di colpire la palla, la spostava a sinistra, avrebbe servito verso gli angoli e il fondo campo; se la teneva nel mezzo anche la palla sarebbe stata centrale». Da allora Agassi iniziò a vincere ma non rivelò mai il trucco se non dopo il suo ritiro.

Boris Becker e Andre Agassi dopo che Agassi aveva vinto le semifinali degli U.S. Open, New York, 8 settembre 1990
(AP Photo/Peter Morgan)

Ne parlò a Becker a un Oktoberfest davanti a una pinta di birra: «A lui prese un colpo e mi disse “Tornavo a casa da mia moglie e le dicevo, sembra che sappia leggere i miei pensieri”. Invece gli leggevo solo i movimenti della lingua».

Il 1993 e il 1994 furono anni deludenti anche a causa della vita mondana che conduceva dopo aver sposato la modella afroamericana Barbara Feltus Pabst, con cui ha avuto due figlie. Il matrimonio si concluse con un divorzio nel 2001, un accordo di oltre 20 milioni di euro e un’altra storia per cui Becker finì sui giornali: mentre la moglie era in sala parto lui andò a cena in un ristorante a Londra ed ebbe un rapporto sessuale con la modella Angela Ermakova, in uno sgabuzzino. Lei restò incinta e dopo nove mesi partorì la sua unica figlia femmina, Anna. Becker si è sposato una seconda volta, con la modella olandese Sharlely Kerssenberg, con cui ha avuto un altro figlio.

Boris Becker e la moglie Sharlely al Taj Mahal, Agra, India, 2 dicembre 2012
(AP Photo/Pawan Sharma)

Ora Becker vive a Londra, non lontano dai campi di Wimbledon, collabora con la federazione di tennis tedesca, è commentatore di Bbc ed Eurosport, gioca a poker da professionista e ha aperto la Boris Becker TV, un canale online in cui pubblica filmati della sua vita privata, tra cui quello del suo ultimo matrimonio. Non si mostra molto preoccupato dei problemi economici e pare fare affidamento sui tanti contratti pubblicitari, anche grazie al seguito che continua ad avere in tutto il mondo: «Il mio nome, il mio essere un marchio valgono di più di 20 anni fa. Se cerchi pubblicità, assumi Boris Becker. Attenzione garantita». E ancora: «C’è una buona probabilità che il mio nome sia più famoso di Facebook e Twitter. Ovviamente me lo chiedo se sono troppo pieno di me, se forse non mi ritengo più importante di quello che sono».

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