Il problema con Apu dei Simpson

È un personaggio pieno di stereotipi razzisti all'apparenza innocui ma che hanno influito su una generazione intera, racconta un nuovo documentario

Dalla sua prima apparizione nei Simpson nel 1990, il personaggio di Apu Nahasapeemapetilon è stato a lungo l’unico personaggio con origini del sud dell’Asia a comparire sulla televisione americana con costanza. Il personaggio, un immigrato di prima generazione e gestore di un supermercato, con una famiglia numerosa e un marcatissimo accento, è uno dei personaggi secondari più importanti e amati di quella che senza dubbio è la serie animata più popolare degli ultimi trent’anni.

Ma il personaggio di Apu è un’accozzaglia di stereotipi razzisti, ed è doppiato per di più da un attore bianco, Hank Azaria. Il comico di origini indiane Hari Kondabolu lo ha descritto come «un uomo bianco che fa l’imitazione di un uomo bianco che prende in giro mio padre». Kondabolu ha diretto un intero documentario sul tema, che si intitola Il problema con Apu e racconta l’influenza del personaggio sulle vite di molti attori e comici indiani, e in generale il problema della rappresentazione delle minoranze nel settore dell’intrattenimento americano. È stato trasmesso per la prima volta domenica sera su truTV, e i giornali americani ne stanno parlando molto.

Kondabolu ha 35 anni, è nato nel Queens da una famiglia molto progressista di medici. Studiò legge ed ebbe molte esperienze in organizzazioni che difendono i diritti umani e le minoranze, lavorando anche nell’ufficio di Hillary Clinton, quando era senatrice. Portò avanti la sua carriera da comico insieme a quella da avvocato per i diritti umani, conseguendo anche un Master of Science nel 2007: contemporaneamente iniziò ad apparire come ospite nei più importanti talk show americani, finché diventò autore per il Totally Biased with W. Kamau Bell, un programma comico di FX.

Fu proprio il comico afroamericano Kamau Bell a convincere Kondabolu a fare un monologo contro il personaggio di Apu, dopo che lo sentì lamentarsi dei suoi tratti razzisti. Da lì, Kondabolu cominciò ad approfondire il tema, scoprendo che il suo rapporto con il personaggio era condiviso da quello degli altri suoi colleghi di origini indiane. Aziz Ansari, autore e protagonista di Master of None, racconta nel documentario che le persone bianche fermavano lui e suo padre per dirgli: «Hey, voglio uno Slurpee [la bevanda zuccherata dei Simpson, ndt], mi potete dire dov’è il Kwik-E-Mart? Grazie e arrivederci».

Negli ultimi anni, il tema della corretta rappresentazione delle minoranze nella televisione e nei film americani è diventato molto discusso e sentito, e sono stati fatti grandi progressi per quanto riguarda la presenza di attori afroamericani prima, e di altre minoranze poi, come protagonisti dei prodotti dell’intrattenimento statunitense. Secondo molti, però, c’è ancora parecchia strada da fare – il 90 per cento dei produttori delle serie è bianco, per esempio – e secondo Kondabolu il personaggio di Apu ha grandi responsabilità nel modo in cui per anni le persone indiane sono state percepite negli Stati Uniti.

Nei Simpson, Apu ha un dottorato in informatica, ma gestisce comunque un supermercato aperto 24 ore al giorno e sette giorni alla settimana. Le sue origini sono descritte con pressapochismo, e i suoi comportamenti e abitudini rispecchiano vecchi stereotipi sull’India e in generale sugli immigrati di prima generazione, descritti come gente industriosa, con un’ossessiva etica del lavoro e un ingenuo e ridicolo patriottismo, che nel caso di Apu lo ha portato a chiamare i figli –naturalmente molti – Lincoln, Freedom, Condoleezza, Coke, Pepsi, Manifest Destiny, Superman e Apple Pie. Come scrisse Manish Vij sul Guardian nel 2007, in uno dei primi pezzi a occuparsi del tema, gli spettatori ridono di lui, e non con lui.

«Dopo un po’, guardavi i Simpson la domenica e intuivi come saresti stato preso in giro il lunedì, sulla base di cosa faceva Apu nell’ultimo episodio», ha spiegato Kondabolu a BBC. Ha detto di amare i Simpson, e che all’inizio era contento di Apu, perché era comunque una rappresentazione della minoranza a cui apparteneva. Con il tempo, però, si è reso conto che vista l’importanza dei Simpson, l’influenza del personaggio sulla cultura popolare e sulla comicità americana era stata enorme e difficile da modificare. Ed era l’influenza di un personaggio bidimensionale e macchiettistico, che «fa leva sul lato più profondo del razzismo, perché non lo noti nemmeno quando è davanti a te». Secondo Kondabolu, Apu è anche uno dei pochi personaggi dei Simpson a non evolversi durante le molte stagioni della serie.

A essere offensivo, per Kondabolu, è soprattutto il fatto che a doppiare Apu – e quindi a deciderne gran parte della caratterizzazione – è stato fin dall’inizio un attore bianco, Hank Azaria. Secondo alcune versioni fu proprio Azaria, che nella versione originale doppia anche Boe Szyslak, il Capitano Winchester e l’Uomo Fumetto, a proporre di dare al proprietario del supermercato della città di Springfield un accento indiano: da lì in poi, secondo Kondabolu, gli autori dei Simpson si sentirono liberi di accumulare stereotipi intorno al personaggio. Azaria da parte sua ha sempre smentito, dicendo che furono gli autori a volere una voce stereotipata. Ha anche detto che all’epoca non conosceva bene qualcuno di origini indiane.

Kondabolu ha provato a intervistare Azaria per il suo documentario, ma lui si è rifiutato per paura che le sue parole sarebbero state estrapolate dal loro contesto in fase di montaggio. Le uniche volte che ha affrontato la questione se la sua caratterizzazione di Apu abbia contribuito ad alimentare stereotipi razzisti sugli indiani, ha detto che oggi capisce che qualcuno possa essere stato offeso dal personaggio, e se ne è scusato. In Italia a doppiare Apu è Manfredi Aliquò, che ha mantenuto un accento marcatamente indiano.

Tra le conseguenze del persistere di stereotipi legati agli indiani e in generale alle minoranze a Hollywood c’è l’ancora ristretta varietà di ruoli riservati agli attori non bianchi. Molti attori indiani hanno raccontato che dopo il 2001 hanno ricevuto offerte per interpretare terroristi arabi, il che evidenzia due diversi livelli di stereotipizzazione razzista nei casting. Negli ultimi anni qualcosa è cambiato, soprattutto grazie alla maggiore visibilità di attori e comici indiani come Dev Patel, Aziz Ansari, Mindy Kaling o Hasan Minaj. Ma quello che ancora oggi è forse il personaggio indiano più in vista di tutti, Raj Koothrappali di The Big Bang Theory, si porta dietro tantissimi tratti stereotipati di Apu.

Un parziale passo avanti dei Simpson verso una rappresentazione più corretta degli indiani, soprattutto quelli di seconda generazione, è arrivato con l’episodio Much Apu About Something del 2016, in cui compare il nipote di Apu, doppiato da Utkarsh Ambudkar, attore che aveva detto in passato di odiare il personaggio di Apu. Il nipote di Apu a un certo punto accusa esplicitamente lo zio di essere uno stereotipo, e gli consiglia di tornare nel “tempio maledetto” di Indiana Jones. Ma secondo Kondabolu, c’è poco di recuperabile da questo punto di vista nei Simpson, che nel documentario ha paragonato «al vostro nonno razzista. Se non può cambiare, forse è ora che muoia. Così potrete ricordarvi solo le cose belle di lui».

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