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  • domenica 19 novembre 2017

Una serie tv dentro un’app

Si chiama "Mosaic", l'ha fatta Steven Soderbergh e parla di un omicidio: contiene quasi otto ore di filmati, ognuno può decidere in che ordine vederli

(Mosaic)

Mosaic è un’app gratuita che contiene quasi otto ore di video che raccontano la morte di una donna in Utah, negli Stati Uniti, e le indagini per capire come è morta. La storia è stata pensata, scritta e diretta da Steven Soderbergh, il regista – vincitore di una Palma d’oro e di un Oscar, per Traffic – che qualche anno fa aveva detto di volersi ritirare per fare il pittore e che invece ha poi diretto la serie tv The Knick e qualche altro film, l’ultimo dei quali è stato Logan Lucky. Negli Stati Uniti Mosaic si può scaricare su tutti i dispositivi iOS e sarà a breve disponibile anche per sistemi Android. In Italia non è ancora disponibile, e non si sa quando lo sarà. A gennaio Mosaic diventerà anche una serie tv, trasmessa negli Stati Uniti da HBO, il canale di grandi serie come Westworld o Game of Thrones. In Italia non si sa ancora quando e se arriverà.

Sia app che serie tv raccontano la stessa storia: uguali premesse, stessi personaggi, uguali conclusioni. Lo faranno però in modo diverso: la serie con normali episodi da un’ora circa; l’app con tanti diversi pezzi – video, immagini, telefonate, articoli di giornale – che gli utenti potranno seguire nell’ordine che preferiscono, per costruirsi da soli il loro punto di vista sulla storia.

La cosa interessante è che, a differenza di quanto si potrebbe pensare, l’app non è nata come iniziativa promozionale per lanciare la serie. L’app è la serie.

All’inizio Soderbergh voleva fare solo l’app; poi si è accorto che servivano altri soldi e, visto che HBO era disposta a darglieli, ha accettato di far diventare Mosaic anche una serie tv. Ha comunque detto di ritenere che non sia «né un film né una serie tv, ma qualcosa di diverso». Ha anche detto che non gli piace la si paragoni a uno di quei libri – o, di recente, serie tv Netflix per bambini – in cui gli spettatori scelgono dove far andare la storia. La storia di Mosaic è quella, non cambia. Lo spettatore sceglie solo l’ordine in cui scoprire le cose e i punti di vista da cui farlo. Soderbergh ha detto: «Non mi sentivo come se stessi perdendo il controllo sulla storia. È un universo immutabile. Sono io a scegliere quando far fare certe scelte, e come. Decido tutto io, tiro io i fili». Ha anche detto: «Nella fase di montaggio – la mia preferita, sempre – mi stupisco ogni volta di come basti pochissimo per cambiare significato a una cosa. Basta cambiare l’ordine con cui mostri qualcosa, o associare una scena a un’altra o indugiare un secondo in più su un oggetto».

Soderbergh ha scritto la sceneggiatura – lunga 507 pagine – insieme a Ed Solomon, sceneggiatore di Men in Black e Now You See Me e regista di Levity. Oltre che da HBO, Mosaic è stata prodotta da Casey Silver, ex capo della Universal Pictures che ha poi fondato PodOp, una società che produce narrazioni interattive. Prima ancora di scrivere la sceneggiatura e di sfruttare l’avanzata tecnologia offerta da PodOp, Solomon e Soderbergh hanno usato una cosa molto più semplice: i Post-It colorati, attaccati uno dopo l’altro per rappresentare graficamente la storia e le sue evoluzioni.

Angela Watercutter ha spiegato su Wired che Silver e suoi soci – uno dei quali è uno psichiatra della UCLA – si misero a pensare a una narrazione interattiva già a fine anni Novanta. L’idea c’era, ma mancava la tecnologia. È arrivata un decennio dopo e Silver è riuscito a convincere Soderbergh a buttarcisi. All’inizio avevano pensato a una cosa più semplice e breve, poi si è ingrandita: ed è lì che si sono messi a cercare il finanziamento di un network tradizionale. Hanno detto che due grandi società si sono rifiutate e che Richard Piepler, il capo di HBO, ha invece detto loro, dopo aver visto un “prototipo” nel suo ufficio di New York: «Non vi permetterò di uscire di qui finché non avremo firmato un contratto». HBO ha pagato circa 20 milioni di dollari per Mosaic.

Da allora ci sono voluti più di tre anni per trasformare il prototipo in una storia fatta e finita. S0lomon, lo sceneggiatore, ha detto che il problema più grosso è stato «non innamorarsi della tecnologia» e mettere l’app al servizio della storia e non il contrario. Soderbergh ha detto che all’inizio si era pensato a circa 45 momenti di scelta; nell’app sono in realtà di meno, perché altrimenti sarebbe stato un gran casino.

È stato anche difficile girarla, la storia. Un po’ perché per riprendere i punti di vista di tutti i personaggi, senza dimenticarsi nessun pezzo, ci vuole del tempo. Un po’ perché Soderbergh aveva deciso di far sapere agli attori solo quello che riguardava la loro parte di storia. Diceva loro solo se quanto stavano dicendo in una determinata scena era una verità o una bugia, senza far loro sapere le cose che riguardavano gli altri personaggi. Soderbergh ha detto: «Il luogo comune secondo il quale ogni attore di ogni film pensa che quel film parli di lui, in questo caso è vero».

Una scena di Mosaic

Soderbergh vuole anche che gli spettatori – o utenti – di Mosaic sappiano pochissimo della storia prima di mettersi a guardarla. È ambientata a Park City, la città dell’Utah famosa per il Sundance Film Festival e per le sue bellissime piste da sci, e parla della morte di Olivia Lake, autrice e illustratrice di libri per bambini. È interpretata da Sharon Stone.

Chi negli Stati Uniti ha già potuto scaricare l’app si trova davanti a una rapida introduzione sul contesto e i personaggi principali e, poco dopo, di fronte alla morte di Lake. Sin da subito gli spettatori possono scegliere l’ordine con cui guardare tutte le storie: possono convincersi di una pista e voler approfondire un personaggio, oppure vedere prima tutti i punti di vista di una vicenda, e poi proseguire alla successiva. Non c’è un ordine prestabilito e due persone sullo stesso divano, con due smartphone diversi, potrebbero arrivare alla stessa fine, otto ore dopo l’inizio, dopo aver fatto percorsi diversissimi.

Alcune scene durano diverse decine di minuti, altre sono molto più brevi. Si può sempre tornare indietro, rivedere qualcosa o cambiare strada. In certi casi ci sono dei “momenti scelta”, in cui l’utente può decidere da che prospettiva seguire le successive scene. Ogni tanto, usando l’app saltano anche fuori alcune “scoperte”: materiali aggiuntivi (email, verbali di polizia, messaggi in segreteria) che arricchiscono la storia e danno una mano allo spettatore che cerca di capire chi ha ucciso Olivia. Matt Zoller Seitz di Vulture ha chiesto a Soderbergh: «Esiste uno scenario in cui non scopriamo chi l’ha uccisa?». Lui ha risposto: «Ne abbiamo discusso molto ma non penso che sarebbe stato corretto far uscire un’app senza far poi sapere la soluzione del mistero».

Zoller Seitz ha anche chiesto a Soderbergh se non pensa sia un problema il fatto che molte persone scopriranno in questi giorni chi ha ucciso Olivia Lake, e che la serie uscirà solo a gennaio. Soderbergh ha risposto: «Quando vedrai la versione televisiva, capirai come ho risolto la questione».

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