• Scienza
  • domenica 19 novembre 2017

I più antichi disegni di cani addomesticati mai trovati, forse

Li ha trovati un gruppo di ricercatori nel Deserto Arabico: dice che sono di 8mila anni fa, alcuni dei soggetti sembrano al guinzaglio

(Science)

Un gruppo di ricercatori ipotizza di avere scoperto il più antico disegno di cani addomesticati mai trovato, risalente con ogni probabilità a più di 8mila anni fa. L’incisione è stata trovata nei pressi di un fiume ormai scomparso nel Deserto Arabico e mostra numerosi cani, alcuni dei quali sembrano essere tenuti al guinzaglio da un cacciatore. La rappresentazione è molto chiara e dimostra chiaramente l’utilizzo dei cani addomesticati per la caccia, da parte delle antiche popolazioni che vivevano nell’area. La scoperta è stata resa possibile grazie ad alcuni ricercatori del Max Planck Institute, coordinati da Maria Guagnin: il loro studio è stato pubblicato questa settimana sul Journal of Anthropological Archaeology. La scoperta sta comunque facendo discutere per le difficoltà nel datare le incisioni e per la segnalazione di scoperte analoghe in passato, in altre aree geografiche e riferibili a periodi antecedenti.

La scena di caccia è stata trovata a Shuwaymis, un’area collinare nel nord-ovest dell’Arabia Saudita dove un tempo le piogge stagionali formavano piccoli corsi d’acqua e rigogliose oasi temporanee. Guagnin ha lavorato nella zona con i suoi colleghi per più di tre anni, catalogando centinaia di reperti con incisioni e rappresentazioni di 7mila animali ed esseri umani, impegnati in varie attività. Basandosi sull’analisi di questi e altri reperti come le ossa, sappiamo che popolazioni di cacciatori-raccoglitori iniziarono (o tornarono) a vivere in questa zona circa 10mila anni fa. Tremila anni dopo, iniziarono ad allevare animali, visibili nelle incisioni del periodo che seppure stilizzati ricordano capre e pecore. I ricercatori ipotizzano che quindi i disegni dei cani siano compresi nel periodo trascorso tra 10mila e 7mila anni fa. Nei siti archeologici di Shuwaymis sono stati catalogati 156 disegni di cani, mentre nel sito di Jubbah – circa 200 chilometri più a nord – ne sono stati identificati 193.

L’area dei ritrovamenti di Shuwaymis, in basso a sinistra, e quella di Jubbah, in basso a destra, in Arabia Saudita (Data SIO, NOAA, U.S. Navy, NGA, GEBCO. Bottom left: Image ©CNES/Astrium and ©2016 DigitalGlobe)

I cani rappresentati sono piuttosto simili tra loro: taglia media, orecchie a punta, muso poco pronunciato e coda arricciata. Ci sono cani che accompagnano i cacciatori e altri che mordono prede simili a gazzelle. Ma la cosa che ha colpito di più i ricercatori sono le linee che uniscono alcuni cani ai cacciatori, che sembrano essere rudimentali guinzagli per tenerli nelle vicinanze, probabilmente durante le fasi di avvicinamento alle prede.

(Alexandra Baranova/CC, M. Guagnin et al., Journal of Anthropological Archaeology)

Angela Perri, tra i coautori dello studio, ha raccontato a Science che: “Quando Maria è venuta da me, con le foto delle incisioni sulla roccia chiedendomi se potessero indicare qualcosa, sono quasi svenuta. […] Nemmeno un milione di ossa mi diranno ciò che mostrano queste immagini. È la cosa più vicina a un video di YouTube” per l’epoca. Perri ha una grande esperienza nello studio delle ossa dei cani in epoca antica ed è autrice di studi sulla centralità di questi animali nella caccia.

I cani incisi nel Deserto Arabico ricordano molto la razza canina Canaan Dog, che può essere trovata nelle zone desertiche del Medio Oriente ancora oggi. Un’ipotesi è che 8mila anni fa le popolazioni di Shuwaymis e Jubbah avessero addomesticato cani già abituati a cacciare nel deserto. Non si può però escludere che i cani fossero stati addomesticati in altro modo, partendo per esempio dal lupo arabo. Secondo la maggior parte dei ricercatori, la storia dello stretto rapporto tra cani ed esseri umani iniziò comunque molto prima, tra i 15mila e i 30mila anni fa.

(M. Guagnin et al., Journal of Anthropological Archaeology)

Il problema delle incisioni nel Deserto Arabico è che sono di difficile datazione: quella degli 8mila anni è una stima perché nella zona non ci sono molte altre testimonianze rilevanti dal punto di vista archeologico, che consentirebbero una più rapida datazione. In generale, in assenza di altri manufatti e reperti è molto difficile datare le incisioni sulle rocce fatte nell’antichità. In compenso, anche se i disegni nel Deserto Arabico si rivelassero più recenti di qualche migliaio di anni, continuerebbero comunque a essere la testimonianza più antica finora ritrovata di cani al guinzaglio. Ma anche su questo elemento i ricercatori consigliano di andarci cauti.

Le linee che uniscono i cani ai cacciatori nelle incisioni ci appaiono come guinzagli, perché vediamo la rappresentazione con gli occhi di oggi e sulla base delle nostre esperienze contemporanee. In realtà, non si può escludere che i tratti siano simbolici: potrebbero essere la rappresentazione di un legame simbolico con i loro padroni. Veri o simbolici, i guinzagli dimostrano comunque quanto fossero importanti i cani per i cacciatori e quanto fosse stretto il loro legame, compagni nella ricerca di prede per la sopravvivenza della loro comunità.

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