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  • venerdì 17 novembre 2017

Perché ricordiamo Auguste Rodin, a 100 anni dalla morte

Se apprezziamo il realismo e i difetti del corpo umano e non soltanto le sue forme perfette è anche merito suo

Una scultura di Auguste Rodin in mostra al Grand Palais di Parigi, 21 marzo 2017 (ALAIN JOCARD/AFP/Getty Images)

Sono passati cent’anni dalla morte di Auguste Rodin, scultore e pittore francese, avvenuta a Meudon, non lontano da Parigi, il 17 novembre del 1917. Rodin ebbe un ruolo fondamentale nella scultura del XIX secolo: abbandonò l’ideale di bellezza classica e perfetta e il gusto decorativo e barocco, e mise in primo piano il corpo del singolo, facendo risaltare le caratteristiche individuali, la concretezza del corpo umano e come viene plasmato e deformato dal carattere e dalle emozioni.
Rodin sfruttava i giochi di luce e ombra per rivelare la personalità dei soggetti delle sue sculture, lasciando che fossero il corpo, le posizioni e la tensione dei muscoli a comunicare con l’osservatore. Rivoluzionò anche il modo di lavorare coi modelli, a cui chiedeva di muoversi nello studio anziché posare immobili nelle rigide e trite posizioni da accademia. Modellava dei rapidi bozzetti in creta che poi usava come base per le opere, realizzate di solito in bronzo. Tra i suoi lavori più conosciuti e apprezzati ci sono I borghesi di Calais, Il bacio, la Maschera dell’uomo dal naso rotto, La mano di Dio e Orfeo ed Euridice.

Rodin è conosciuto soprattutto per Il pensatore, conservata a Parigi nel museo che porta il suo nome: ne fece una prima versione in gesso nel 1880 e fuse il primo bronzo nel 1902; al momento ne esistono 20 copie nei musei di tutto il mondo.

Il pensatore di Auguste Rodin nel Museo Rodin a Parigi, nel 2015
(AFP PHOTO / BERTRAND GUAY)

La statua avrebbe dovuto far parte di un grande portale in bronzo commissionato a Rodin per un museo d’arti decorative a Parigi, che non fu poi realizzato. Il portale avrebbe mostrato diverse scene ispirate alla Divina Commedia, tra le quali un Dante assorto nei propri pensieri davanti alle porte dell’Inferno. Il soggetto rappresentato nel Pensatore è un uomo nudo, seduto, con il mento appoggiato sul dorso della propria mano destra mentre guarda verso il basso. È ispirata alla figura del Pensieroso scolpita da Michelangelo che si trova oggi nella basilica di San Lorenzo a Firenze. Il pensatore si emancipò presto dal progetto originario, assumendo una nuova portata simbolica: l’essere umano che pensa al proprio destino e a ciò che lo attende. Mostrato al pubblico nel 1904 e successivamente acquisito dalla città di Parigi, il primo Pensatore fu esposto nel 1906 all’esterno del Panthéon e successivamente trasferito in quello che sarebbe diventato il Museo Rodin. Delle 20 copie che ne esistono oggi, una è conservata presso la Galleria internazionale d’arte moderna di Venezia.

François-Auguste-René Rodin nacque il 12 novembre del 1840 a Parigi. Suo padre, Jean-Baptiste, era un impiegato presso gli uffici di polizia della città. Rodin iniziò fin da bambino a mostrare una particolare inclinazione per il disegno e frequentò la Petite Ècole, dove studiò disegno e pittura. Lasciò la scuola nel 1857, anche in seguito alle divergenze con alcuni docenti che prediligevano la corrente neoclassica da cui Rodin si era presto emancipato sviluppando nuovi stili. Nei vent’anni successivi lavorò principalmente come artigiano e decoratore.

In quel periodo aderì anche alla Congregazione del Santissimo Sacramento, istituto maschile di diritto pontificio concentrato principalmente sulla promozione della centralità dell’Eucarestia. Il fondatore della Congregazione, Pierre-Julien Eymard (che sarebbe poi diventato santo nel 1962), si rese presto conto delle abilità di Rodin e lo invitò a proseguire nello studio e nell’approfondimento della scultura, che gli stavano molto più a cuore delle opere della Congregazione. Rodin abbandonò l’istituto, tornò a lavorare come artigiano e intanto prese lezioni da Antonine-Louis Barye, molto conosciuto per le sue sculture di animali, che avrebbero poi influenzato il lavoro dello stesso Rodin.

Lo scultore Auguste Rodin nel 1905 (Gerschel/Henry Guttmann/Getty Images)

A metà degli anni Sessanta dell’Ottocento conobbe una sarta con cui avviò una relazione che durò per tutta la sua vita e con cui ebbe un figlio. Nel 1866 divenne assistente capo nello studio d’arte di Albert-Ernest Carrier-Belleuse, che realizzava e vendeva grandi quantità di oggetti d’arte. Rodin si occupava principalmente della progettazione di decorazioni per interni. Per un breve periodo fu arruolato nell’esercito per combattere la Guerra franco-prussiana, ma fu presto congedato a causa della sua forte miopia. Le ristrettezze portate dalla guerra fecero diminuire la domanda per gli oggetti d’arte e le decorazioni, cosa che portò a diverse difficoltà economiche per Rodin.

Per provvedere alla propria famiglia, Rodin accettò la proposta di Carrier-Belleuse di trasferirsi temporaneamente in Belgio per svolgere alcuni lavori nell’area di Bruxelles. Rimase nel paese per circa sei anni, un periodo che si rivelò fondamentale per far conoscere la propria arte. Anche grazie ad alcuni contatti e nuovi impieghi, Rodin ebbe modo di mostrare le sue opere nei saloni d’arte e con il denaro ricavato dai propri lavori si poté permettere un viaggio in Italia nel 1875. Vide dal vero i lavori di Donatello e Michelangelo, che lo avrebbero successivamente influenzato molto per la realizzazione delle sue sculture.

Rodin tornò a Parigi nel 1877 e dopo diverse traversie e un’accusa di plagio, nel 1880 ottenne da Carrier-Belleuse un lavoro come progettista presso la fabbrica di porcellane di Sèvres, ora guidata dal suo vecchio datore di lavoro. Grazie al lavoro di Rodin la fabbrica divenne conosciuta in tutta Europa per i suoi manufatti. Negli anni seguenti partecipò a diversi saloni d’arte parigini, ottenendo importanti contatti per promuovere e far conoscere ulteriormente le proprie opere e ottenere commissioni.

Negli ultimi anni Rodin ottenne, con alterni esiti, un certo seguito anche negli Stati Uniti grazie all’interessamento di una curatrice d’arte di Chicago che si diede da fare per farlo conoscere sul mercato americano. Divenne molto conosciuto anche nel Regno Unito, mentre in Francia avviò anche collaborazioni con la Société Nationale des Beaux-Arts. Nell’autunno del 1917 si ammalò di influenza ed ebbe successivamente alcune complicazioni polmonari, che ne causarono la morte il 17 novembre dello stesso anno.

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