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  • giovedì 16 novembre 2017

In Germania col governo sono ancora in alto mare

I pre-negoziati tra i partiti che hanno vinto le elezioni vanno avanti da settimane e scadranno stanotte: se non si troverà un accordo, bisognerà tornare a votare

Angela Merkel arriva ai pre-negoziati con i membri dei Verdi e dell'FDP, Berlino, 16 novembre 2017 (KAY NIETFELD/AFP/Getty Images)

In Germania si è votato per le elezioni politiche quasi due mesi fa, eppure siamo ancora piuttosto lontani dalla formazione di un governo. La politica tedesca è abituata ai tempi lunghi – l’ultimo governo ha giurato quasi tre mesi dopo le elezioni del 2013 – ma a questo giro i partiti coinvolti stanno incontrando ancora più difficoltà del solito. La CDU/CSU, il partito centrista di Angela Merkel che ha stravinto le elezioni, è impegnata da tre settimane in un pre-negoziato con i Verdi e i liberali dell’FDP, ma le distanze sono ancora ampie. Merkel ha posto come termine ultimo per arrivare a un accordo la mezzanotte di venerdì 17 novembre. Solo se si troverà un pre-accordo potranno iniziare i negoziati veri e propri. Il capogruppo dell’FDP Marco Buschmann ha detto allo Zeit che le probabilità di trovarlo sono al “cinquanta e cinquanta”, anche se circolano anche pareri più ottimisti.

In Germania nel gergo della politica le coalizioni si chiamano informalmente col nome degli stati di cui ricordano la bandiera. Il colore sociale della CDU/CSU è il nero, poi ci sono il giallo dell’FDP e il verde dei Verdi: l’eventuale coalizione tra loro è stata soprannominata “Giamaica”. I tre partiti si sono ritrovati insieme più per inerzia che per scelta. L’SPD, il partito socialdemocratico che negli ultimi anni aveva governato insieme alla CDU, ha perso molti consensi e ha deciso di stare all’opposizione. La Linke, il principale partito di sinistra, è considerato troppo radicale per stare in un governo insieme a CDU e FDP. AfD, il partito di estrema destra entrato per la prima volta in Parlamento, non è stato nemmeno preso in considerazione. Nel caso le trattative con Verdi e FDP fallissero, di conseguenza, Merkel sarebbe costretta a indire nuove elezioni: cosa che probabilmente rafforzerebbe un partito anti-sistema come l’AfD, che già alle ultime elezioni è risultato il terzo più votato dopo CDU e SPD.

Le trattative di questi giorni sono così difficili anche perché la coalizione “Giamaica” non ha mai governato a livello federale, e solo sporadicamente nei vari stati. CDU, Verdi e FDP si sono trovati in disaccordo soprattutto su immigrazione, energia e tasse, con litigi a volte molto visibili. Alexander Dobrindt, uno dei principali negoziatori della CSU, ha definito la proposta dei Verdi di tagliare le estrazioni di carbone «assurde», e uno dei principali dirigenti dei Verdi ha risposto definendo «assurdo» il comportamento di Dobrindt.

I Verdi hanno anche proposto di consentire alle centinaia di migliaia di rifugiati arrivati in questi anni in Germania di richiedere il ricongiungimento familiare, cioè di far trasferire in Germania moglie e figli. Diverse categorie di rifugiati, fra cui quelli arrivati dalla Siria, non possono chiederlo per via di una legge approvata nel 2015 che lo vieta fino al marzo 2018, e che CDU e FDP intendono conservare. L’approccio molto aperto di Merkel nei confronti dell’immigrazione le è costato qualche punto in termini di consensi e negli ultimi tempi il governo tedesco ha approvato misure più restrittive, ma il tema torna spesso d’attualità nel dibattito pubblico.

A inizio novembre il popolarissimo tabloid Bild ha pubblicato una serie di articoli in cui accusa il governo tedesco di aver perso le tracce di 30mila richiedenti asilo la cui richiesta è stata rifiutata, e che probabilmente sono rimasti in Germania. Sulla cifra sono circolati parecchi dubbi – sembra che la Bild abbia contato anche i turisti a cui è scaduto il visto – ma l’argomento continua a essere piuttosto sentito dagli elettori.

L’edizione della Bild del 2 novembre, con l’articolo sui presunti 30mila richiedenti asilo di cui si sono perse le tracce.

Il Financial Times fa notare che questi litigi «hanno oscurato il fatto che i quattro partiti siano d’accordo su moltissimi punti. Tutti quanti vogliono che il prossimo governo mantenga i conti in ordine, assuma più poliziotti, spenda il 10 per cento del PIL in ricerca ed educazione entro il 2025, e investa nella malmessa rete di banda larga e nella copertura della telefonia mobile». I Verdi, fra l’altro, si sono già detti disponibili ad ammorbidire la loro richiesta di approvare leggi molto severe sulle emissioni delle automobili, e l’FDP ha accettato di ridurre la portata dei tagli alle tasse promessi in campagna elettorale.

Uwe Jun, professore di scienze politiche all’università di Treviri, ha spiegato al New York Times che secondo lui possibilità di arrivare a un accordo sono nettamente superiori al 50 per cento: «tutte le forze coinvolte sono interessate a farlo funzionare», e la loro collaborazione può contare già da ora «su una base sufficiente di interessi comuni e sovrapposizioni».

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