L’economia dei paesi dell’euro non andava così bene da dieci anni

Sta crescendo più rapidamente degli Stati Uniti e del Regno Unito: il risultato migliore dall'inizio della crisi

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker (62) bacia il vice-presidente Frans Timmermans (56) prima del discorso sullo Stato dell'Unione, Strasburgo, 13 settembre 2017 (PATRICK HERTZOG/AFP/Getty Images)

Secondo gli ultimi dati sulla crescita economica, pubblicati oggi da Eurostat, i paesi che adottano l’euro come moneta – la cosiddetta “eurozona” o “zona euro” – stanno crescendo al tasso più veloce degli ultimi dieci anni, superando anche quello degli Stati Uniti. Secondo gli ultimi dati elaborati da Eurostat, nel terzo trimestre del 2017 la zona euro è cresciuta dello 0,6 per cento. Rispetto al terzo trimestre del 2016, la crescita è stata del 2,5 per cento. Nello stesso periodo la crescita degli Stati Uniti è stata del 2,3 per cento. Secondo diversi economisti, è molto probabile che nel 2017 l’economia dell’eurozona farà meglio sia di quella americana che di quella del Regno Unito.

Nel 2007, l’ultimo anno prima della crisi economica, l’economia dell’eurozona crebbe del 3 per cento, un risultato che potrebbe essere superato alla fine di quest’anno. A trainare la zona euro è soprattutto la Germania, che nel terzo trimestre è cresciuta dello 0,8 per cento e, di questo passo, dovrebbe crescere nel 2017 del 3,3 per cento. Anche l’economia italiana è andata piuttosto bene, crescendo dello 0,5 per cento nell’ultimo trimestre, a un tasso dell’1,8 per cento rispetto al terzo trimestre del 2008, un risultato migliore delle aspettative. Significa che se anche nell’ultimo trimestre l’economia italiana rimanesse del tutto bloccata, il paese raggiungerebbe comunque un tasso di crescita dell’1,5 per cento, il più alto dell’ultimo decennio.

Sono risultati molto simili a quelli della Francia, un altro paese che ha fatto meglio delle aspettative: 0,5 per cento nel terzo trimestre, più 2,2 per cento rispetto al terzo trimestre 2016. Chi va meno bene è invece il Regno Unito. La sterlina ha visto il suo valore calare rispetto all’euro, facendo sperare in un aumento delle esportazioni. L’economia, però, non ha mostrato grande vitalità e nel terzo trimestre del 2017 è cresciuta dello 0,5 per cento e dell’1,5 per cento rispetto al terzo trimestre 2016 (0,3 punti meno dell’Italia, considerata uno dei paesi più “ritardatari” in Europa).

Questi risultati sono stati possibili grazie all’aumento delle esportazioni, in particolare in Germania ed Italia, due paesi manifatturieri e con forte vocazione al commercio internazionale che hanno fatto meglio delle aspettative. Queste esportazioni non sembra siano state danneggiate dal rafforzamento dell’euro, che ha visto il suo valore aumentare sia rispetto al dollaro che alla sterlina britannica. C’è stato anche un significativo aumento degli investimenti, che hanno raggiunto il livello più alto dal 1999, l’anno in cui furono implementate le prime misure concrete dell’adozione dell’euro. Per descrivere la ripresa economica gli economisti usano termini come “solida” e “sostenuta”: significa che diversi indicatori mostrano come la crescita si stia diffondendo in vari paesi e attraverso diversi settori economici. Un segnale positivo, che indica una ripresa solida e potenzialmente duratura.

Sono risultati considerati particolarmente positivi anche perché la Banca Centrale Europea ha da poco annunciato il suo piano di riduzione degli stimoli monetari straordinari, il famoso programma di “Quantitative Easing” che prevede l’acquisto di 60 miliardi di euro di obbligazioni ogni mese. Il governatore della BCE, Mario Draghi, ha annunciato che da gennaio il programma sarà dimezzato e questo aveva fatto temere che i bilanci pubblici di alcuni paesi, come l’Italia, potessero risentirne. I buoni risultati pubblicati oggi sembrano in parte allontanare questo timore.

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