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  • lunedì 13 novembre 2017

Quando non siamo andati ai Mondiali

Nel 1930 non ci provammo nemmeno, nel 1958 l'esclusione fu una tragedia nazionale

Giampiero Boniperti durante un incontro amichevole tra la Nazionale italiana e quella francese nel novembre del 1958 (LaPresse)

Stasera la Nazionale di calcio italiana si giocherà la qualificazione ai Mondiali di calcio del 2018 nel ritorno dello spareggio contro la Svezia, dopo aver perso 1-0 l’andata a Stoccolma. La partita è attesissima perché un Mondiale senza Italia ci sembra inimmaginabile, soprattutto per chi ha meno di sessanta anni e quindi del 1958, cioè dell’ultima volta in cui l’Italia mancò una qualificazione ai Mondiali, non ha ricordi. Per il calcio internazionale, una sua eventuale eliminazione sarebbe uno degli avvenimenti più eclatanti degli ultimi decenni, e arriverebbe a dodici anni dalla vittoria della quarta Coppa del Mondo.

Nella sua lunga storia, la Nazionale italiana non ha partecipato solamente a due edizioni dei Mondiali. La prima volta avvenne nel 1930, quando l’Uruguay ospitò la prima Coppa del Mondo organizzata dalla FIFA. Per il torneo sudamericano, organizzato in un contesto semi-professionistico e fra mille difficoltà – logistiche e politiche – non ci furono partite di qualificazione. La FIFA si adoperò per invitare le migliori Nazionali dell’epoca ma quasi tutte le europee si rifiutarono di partecipare, per diversi motivi. All’epoca l’Uruguay era probabilmente la Nazionale più forte, per via dei successi ottenuti nei tornei olimpici del 1924 e del 1928, e già questo fece diminuire notevolmente l’interesse delle Nazionali europee, non intenzionate a sobbarcarsi le fatiche di un viaggio transoceanico da fare in nave, che con la permanenza in Uruguay sarebbe durato complessivamente almeno due mesi.

Per convincere la Francia ad aggiungersi a Belgio, Romania e Jugoslavia come rappresentanti in Uruguay del calcio europeo, si impegnò molto Jules Rimet, l’allora presidente della FIFA. La federazione italiana, invece, non comunicò mai ufficialmente le motivazioni della mancata partecipazione, ma le polemiche nate all’epoca fanno pensare tuttora che fu per via dei pessimi rapporti con la federazione uruguaiana, la quale era molto critica della frequenza con cui gli italiani erano soliti convocare in Nazionale giocatori sudamericani – in prevalenza uruguaiani e argentini – facendo leva sulle diffuse discendenze italiane nella popolazione dei due paesi.

I secondi e ultimi Mondiali senza Italia si disputarono invece nel 1958, in un contesto ben diverso da quello di ventotto anni prima. Gli anni Cinquanta vengono ricordati come il punto più basso nella storia della Nazionale italiana di calcio maschile, le cui mediocri prestazioni vennero fortemente influenzate dalla tragedia di Superga del 1949, l’incidente aereo in cui morirono tutti i giocatori del “Grande Torino”, una delle squadre più forti nella storia del calcio italiano, che all’epoca forniva la maggioranza dei giocatori più forti alla Nazionale. L’Italia si reggeva in piedi soprattutto grazie alla presenza del fuoriclasse della Juventus Giampiero Boniperti e di tre cosiddetti “oriundi”, cioè stranieri che acquisirono la nazionalità italiana grazie a vecchi antenati o anche solo per aver giocato per un certo periodo in Italia: Miguel Montuori, di origini argentine, e gli uruguaiani Juan Alberto Schiaffino e Alcides Ghiggia, autore del gol con cui l’Uruguay vinse i Mondiali del 1950 in finale contro il Brasile nella partita passata alla storia come “Maracanazo”.

Nelle qualificazioni al torneo, disputate nel 1957, l’Italia si trovò in un mini-girone con Portogallo e Irlanda del Nord. Iniziò con una vittoria contro i britannici ma poi perse 3-0 in Portogallo. Nella partita di ritorno contro i portoghesi, tuttavia, la Nazionale ribaltò il risultato dell’andata, vincendo a sua volta 3-0. Con ancora buone possibilità di qualificarsi, il 15 gennaio del 1958 l’Italia si presentò a Belfast per l’ultima decisiva partita contro l’Irlanda del Nord. La partita si sarebbe dovuta giocare a dicembre, ma a causa delle difficoltà avute dagli arbitri nel muoversi verso Belfast, fu rinviata a gennaio. All’Italia sarebbe bastato non perdere e invece perse 2-1, concludendo il girone al secondo posto con un punto in meno dell’Irlanda del Nord.

Di recente Gino Pivatelli, uno dei giocatori italiani in campo quel giorno, oggi 84enne, ha parlato della partita contro l’Irlanda del Nord dicendo: «L’arbitro ungherese pesava un quintale e mezzo, era basso e pelato. Quelli menavano, non ci fischiò nulla, cacciò pure Ghiggia. Gli irlandesi lo avevano istruito per bene prima, uno dei loro parlava la sua lingua. Ci massacrò, ma fu soprattutto colpa nostra […] Arriviamo su questo campo di solo fango, non si riusciva a giocare. Loro non erano una brutta squadra e ci fecero subito due gol. Noi eravamo troppo leggeri, giocavamo con cinque offensivi: Ghiggia, io, Schiaffino, Montuori e Da Costa. Bisognava sacrificarsi, tornare a coprire, ma uno come Schiaffino che non ha mai difeso in vita sua quella fatica non la faceva. Io mi mangiai un gol clamoroso».

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