• Scienza
  • domenica 12 novembre 2017

Da dove arriva il simbolo della radioattività

Se lo sono inventati a Berkeley nel 1946, ma in origine aveva un colore diverso

(Berliner Verlag/Steinach/picture-alliance/dpa/AP Images)

Per quelli che lo vedono da sempre nei film e nelle serie tv è un simbolo piuttosto familiare, ma senza un adeguato contesto il cartello per segnalare il pericolo di radioattività rischia di essere indecifrabile. Lo hanno disegnato nel 1946 gli scienziati che lavoravano al Radiation Laboratory dell’università della California, a Berkeley. Come ha ricordato anni più tardi Nels Garden, che coordinava il gruppo di scienziati, il loro obiettivo era trovare un simbolo che «rendesse evidente la portata del pericolo e il tipo di attività condotta, ma che avesse un design semplice».

Alla fine fu scelta una specie di trifoglio con un pallino al centro, che secondo Garden doveva rappresentare «la forza irradiata dall’atomo». In origine il trifoglio era violetto, e negli Stati Uniti capita ancora di vederlo di questo colore. Alla fine degli anni Cinquanta il simbolo venne adottato ufficialmente dall’ANSI (American National Standards Institute), l’organo del governo federale americano che si occupa di stabilire standard e norme tecniche, e successivamente un po’ in tutto il mondo. Nel 1975 è stato adottato dall’ISO, l’organizzazione internazionale che si controlla la gestione degli standard in tutto il mondo.

Nel 2007 l’ISO ha introdotto un simbolo complementare a quello originale, che specifica meglio la minaccia di una contaminazione con sostanze radioattive.

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