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  • domenica 5 novembre 2017

11 principi sauditi sono stati arrestati da una nuova commissione anticorruzione

Insieme a decine di ministri ed ex ministri: sembra essere l'ultima mossa della strategia di consolidamento del potere del principe ereditario Mohammed bin Salman

Mohammed bin Salman, figlio del re dell'Arabia Saudita ed erede al trono, il 30 maggio 2017 (AP Photo/Pavel Golovkin)

In Arabia Saudita 11 principi, quattro ministri e decine di ex ministri sono stati arrestati da una nuova commissione governativa anticorruzione creata poche ore prima da Mohammed bin Salman, figlio del re, ministro della Difesa e principe ereditario. La televisione saudita al Arabiya ha detto che gli arresti sono avvenuti in relazione a due indagini, una sui danni dell’alluvione di Gedda del 2009, che causò la morte di più di cento persone, e un’altra sull’emergenza sanitaria del 2012 causata dalla diffusione del coronavirus della “Middle East Respiratory Syndrome” (MERS).

Non si sa quali siano le accuse per cui le persone sono state arrestate, non è quindi ancora chiaro quale sia la strategia dietro il loro arresto, ma secondo gli esperti di politica saudita l’ipotesi più probabile è che gli arresti facciano parte della strategia di consolidamento del potere iniziata da tempo da Mohammed bin Salman, o, come viene anche chiamato, MbS. Tra gli arrestati ci sono: il ministro dell’economia Adel Fakieh; l’ex ministro delle Finanze Ibrahim al Assaf, che fa parte del consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera Aramco; l’ex governatore di Riyad, il principe Turki bin Abdullah; Bakr bin Laden, presidente del gruppo Saudi Binladin e fratello di Osama bin Laden.

Il principe è riuscito a diventare l’erede al trono dell’Arabia Saudita lo scorso luglio. Potrebbe sorprendere che il figlio di un re si sia dovuto impegnare in una lotta di potere per diventare l’erede al trono, ma le regole tradizionali di successione della monarchia saudita sono diverse da quelle delle monarchie occidentali: fino allo scorso luglio i principi ereditari erano sempre stati scelti tra i figli del re Ibn Saud, il fondatore dello stato, e non tra quelli del re in carica, cioè i nipoti di Ibn Saud.

Mohammed bin Salman è anche l’artefice dell’ambizioso piano di modernizzazione economica dell’Arabia Saudita, “Vision 2030”. All’interno del piano rientrano vari esperimenti che per un paese reazionario come l’Arabia Saudita possono essere considerati “progressisti”, come l’organizzazione di eventi formalmente proibiti nel paese, ad esempio concerti e proiezioni di film, e l’annuncio dell’abolizione dei divieti per le donne di guidare e assistere a eventi sportivi dal vivo. In linea con questo piano, alla fine di ottobre Mbs ha detto di volere che l’Arabia Saudita torni a un Islam moderato e aperto, ma non è chiaro cosa intenda esattamente né se sarà in grado di imporsi sul clero saudita, e applicare effettivamente le riforme.

Oltre agli arresti fatti dalla nuova commissione anticorruzione, che secondo l’agenzia di stampa statale SPA ha il potere di emettere mandati d’arresto e divieti di viaggio, ci sono stati anche dei licenziamenti ai livelli più alti delle istituzioni saudite. Il re Salman ha ritirato i mandati al principe Miteb bin Abdullah, che era il capo della Guardia Nazionale, e all’ammiraglio Abdullah bin Sultan bin Mohammed Al-Sultan, il capo della marina. Le motivazioni per i loro licenziamenti non sono state diffuse. In passato il principe Miteb bin Abdullah, che è figlio del re Abdullah, morto nel 2015, era considerato un possibile contendente al trono. Era infatti l’ultimo membro della famiglia del re Abdullah che ancora aveva un importante ruolo di potere nel governo. Ora il comando della Guardia Nazionale è passato a MbS, che in quanto ministro della Difesa ha il controllo su tutte le forze armate saudite, almeno in teoria.

Secondo fonti dell’agenzia di stampa Reuters tra gli arrestati c’è anche il principe Alwaleed bin Talal, il miliardario proprietario della società di investimenti Kingdom Holding. Bin Talal è anche il proprietario dell’hotel Savoy di Londra e possiede molte azioni di varie aziende americane, tra cui Twitter, Apple, la News Corporation di Rupert Murdoch, la banca Citigroup, la catena di hotel Four Seasons, Disney e Lyft, un’azienda concorrente di Uber. Una volta comprò un hotel e uno yatch da Donald Trump, prima che diventasse il presidente degli Stati Uniti; nel 2015 ha litigato con lui su Twitter, quando Trump annunciò la sua candidatura. Bin Talal gli disse: «Sei una disgrazia non solo per il Partito Repubblicano ma per tutta l’America. Ritirati dalle elezioni perché non vincerai mai».

Poi però quando Trump fu eletto bin Talal gli fece le sue congratulazioni e gli auguri.

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