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  • Sabato 4 novembre 2017

Sarà lui il prossimo presidente del Consiglio?

Non Juncker, quello dietro: storia delle ambizioni e nuove potenzialità di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo

(AP Photo/Jean-Francois Badias)
(AP Photo/Jean-Francois Badias)

Il 22 settembre il presidente francese Emmanuel Macron aveva in programma di incontrare un importante leader italiano al Palazzo dell’Eliseo di Parigi. I due si sono visti, hanno parlato di industria, immigrazione, stabilità dell’Unione Europea e terrorismo, e al termine dell’incontro hanno tenuto una conferenza stampa congiunta. Di solito un trattamento del genere viene riservato al capo di Stato o di governo, ma il leader italiano in questione non è stato né il presidente del Consiglio né il presidente della Repubblica. A essere ricevuto da Macron è stato Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo e considerato una delle persone che Silvio Berlusconi potrebbe proporre per la presidenza del Consiglio se il centrodestra vincesse le prossime elezioni.

(©European Union 2017 – EP – Thomas Padilla)

Per la maggior parte del tempo l’incarico di presidente del Parlamento Europeo è soprattutto di rappresentanza, visto che gli europarlamentari si radunano in seduta plenaria solamente una volta al mese. In teoria prevede di «rappresentare il Parlamento nelle sue relazioni internazionali, e compiere visite ufficiali all’interno e al di fuori dell’Unione». In pratica significa diventare il volto delle istituzioni europee: Tajani, eletto presidente a gennaio di quest’anno, incontra a cadenza settimanale i più importanti leader mondiali, tiene con loro conferenze stampa congiunte, stringe loro le mani e viene trattato come un capo di stato. Il suo predecessore Martin Schulz ha sfruttato questa visibilità per candidarsi a cancelliere della Germania, sfidando Angela Merkel. Tornando spesso in Italia sia per eventi politici sia di rappresentanza, Tajani ha ulteriormente alimentato le voci sulle sue ambizioni.

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Finora Tajani ha sempre smentito di voler candidarsi a presidente del Consiglio, e ha parlato bene di Silvio Berlusconi – che resta il capo del partito a cui appartiene, Forza Italia – ogni volta che ha potuto. Quest’anno, alla sesta edizione di un convegno sull’Europa che organizza da sei anni a Fiuggi, Tajani è andato oltre. Presentando Berlusconi sul palco ne ha parlato in termini molto personali, quasi commossi:

«Io ho scommesso non solo sull’imprenditore, non solo sul politico, ma anche sull’uomo-Berlusconi. Dovrei raccontare tanti episodi che riguardano anche la vita privata mia e di tanti altri. Non si è mai tirato indietro, nei momenti di difficoltà di ciascuno di voi. Vi parlo di difficoltà personali. […]  Non l’ho mai detto in pubblico, lui sa che io lo penso. Non c’è un grande imprenditore, non c’è un grande politico, se quel grande imprenditore o quel grande politico non è un grande uomo»

Dall’altra parte per Berlusconi è impossibile fare il presidente del Consiglio, viste le sue condanne, e quindi qualora Forza Italia dovesse vincere le elezioni ed esprimere un primo ministro, la scelta di Berlusconi non potrebbe ricadere su se stesso. Questo risolverebbe la contraddizione tra il Tajani potenziale candidato e il Tajani che dice che «Forza Italia non ha un candidato che non sia Silvio Berlusconi».

«È impossibile separare Berlusconi e Tajani, sono come una coppia», ha raccontato a Politico l’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini, considerato molto vicino a Tajani. Il legame fra Berlusconi e Tajani è iniziato parecchi anni fa. Dopo una breve militanza nel Fronte giovanile monarchico, Tajani iniziò a fare il giornalista. Lavorò in Rai come corrispondente e conduttore del Gr1, e successivamente finì al Giornale come capo della redazione romana. Pochi mesi prima delle elezioni politiche del 1994, Berlusconi gli chiese di diventare il suo portavoce. Anni più tardi, Tajani l’ha raccontata così: «Berlusconi lo conoscevo perché l’avevo intervistato qualche volta. Fatto sta che io mi misi a sua disposizione e successivamente lui mi chiamò. E il 2 gennaio del 1994 mi trasferii ad Arcore. Allora nessuno pensava che Berlusconi avrebbe vinto le elezioni».

Berlusconi vinse le elezioni e Tajani diventò il portavoce del nuovo presidente del Consiglio. Nello stesso anno riuscì ad entrare al Parlamento Europeo, da cui non è più uscito. Da allora è stato rieletto ogni quattro anni. L’ultima volta, nel 2014, ha ottenuto 109mila preferenze.

Negli ambienti delle istituzioni europee Tajani è stimato da tempo, anche per via dei suoi diversi incarichi alla Commissione europea come commissario dell’Industria e dei Trasporti. Oltre all’italiano parla fluentemente l’inglese, il francese e lo spagnolo – che a volte alterna anche nello stesso discorso – ed è in confidenza con decine di politici e funzionari europei. Sul Foglio Marianna Rizzini ha raccontato che negli anni Tajani si è anche costruito «una fama ibrida di conservatore con punte di progressismo».

Nel 2013 per esempio, da commissario dell’Industria, fece da intermediario fra i lavoratori spagnoli della Tenneco, una multinazionale americana che produce sistemi di sicurezza per veicoli, e i dirigenti dell’azienda. Tajani contribuì a far riaprire una fabbrica che l’azienda aveva deciso di chiudere a Gijon, nel Principato delle Asturie. Per ringraziarlo del suo intervento, a Gijon gli è stata dedicata una strada. Più di recente, in qualità di presidente di un’istituzione europea, ha sostenuto posizioni inusuali per un leader del centrodestra italiano come la parità di genere, la lotta al cambiamento climatico – «non è una favola, ma una dura realtà che riguarda la vita delle persone» – e ha mantenuto un approccio piuttosto aperto sull’immigrazione.

Tajani ha un profilo internazionale, posizioni centriste e una certa aura di novità, dato che per anni si è tenuto lontano dalla politica italiana. Lo stesso Berlusconi, nel nuovo libro di Bruno Vespa, lo ha descritto come «un ottimo premier, se il centrodestra vincesse le elezioni».

Le sue eventuali ambizioni però si scontrano con l’attuale contesto politico italiano, ha spiegato al Post David Allegranti del Foglio. Oggi i sondaggi danno Forza Italia dietro alla Lega Nord, e sembra improbabile che possa esprimere il candidato presidente della coalizione (a maggior ragione per via dell’incandidabilità di Berlusconi). Secondo Allegranti, Berlusconi ha proposto il nome di Tajani – come di diversi altri – per «rompere le scatole a Salvini». In sostanza, per fargli capire che non lo vede alla guida del centrodestra. Ci sono poi altri problemi, come il fatto che Salvini stesso abbia reagito male alla proposta di Berlusconi – a settembre ha detto che in Europa «governa insieme al PD» – e che Tajani sia poco conosciuto all’elettorato italiano, tanto che il suo nome non viene neppure incluso nei sondaggi politici. Dall’altra parte, non è affatto escluso che Tajani possa fare il presidente del Consiglio di una coalizione che comprenda Forza Italia ma non la Lega, e magari invece il Partito Democratico, se alle elezioni il PD dovesse andare particolarmente male: Tajani sarebbe un po’ un nuovo Letta o un Gentiloni, solo espresso dall’altra parte del Parlamento.

Pochi giorni fa Tajani ha smentito nuovamente di volersi candidare alle elezioni politiche – cosa che però non ha alcun peso sulle sue chance di fare il presidente del Consiglio – e ha ribadito che Berlusconi sarà il candidato leader del centrodestra (impossibile, come sappiamo). Al contempo è sembrato lasciare aperta una possibilità. Intervistato da Radio Capital il 31 ottobre, ha elogiato la Lega Nord e parlato di una sua svolta – «non ha più una posizione contro l’Europa: non chiede di uscire ma di modificare i trattati, su cui siamo tutti d’accordo» – e ha sottolineato che a decidere chi sarà il presidente del Consiglio sarà il partito che prenderà più voti.