• Brevi
  • Giovedì 2 novembre 2017

Cosa vuol dire “blandire”

Lo usiamo soprattutto come sinonimo di lusingare, ma significa anche trattare con dolcezza una persona bisognosa di affetto

di Massimo Arcangeli

Blandire vuol dire innanzitutto “accarezzare” o “lambire”, ma con questo significato il verbo suona a un orecchio moderno come antico o fortemente letterario. Lo usò in questo senso Giuseppe Parini nel suo capolavoro, il poema satirico Il giorno:

e l’aura estiva del cadente rivo
e dei clivi odorosi a lui blandisce
le vaghe membra

(Il meriggio, vv. 278-280).

L’aria estiva, allietata da un fiume che scorre e dalle odorose colline (clivi) di un ridente paesaggio, accarezza, in questo passo, le belle (vaghe) membra del Piacere, il protagonista dell’episodio versificato dal poeta (e abate) lombardo.

È intriso di letteratura anche un secondo significato di blandire, “mitigare”, “lenire”, “temperare”, meno antico del precedente, e si può allora voler blandire un affanno, un dolore o una qualunque altra forma di sofferenza o disagio. È assai prossimo a quelli appena elencati il significato che avvicina blandire a confortare, oppure a vezzeggiare. Come quando si blandisce, parlandole amorevolmente o trattandola con dolcezza, una persona bisognosa di aiuto, di affetto, di sostegno morale, e magari si accompagnano le proprie parole o azioni con una carezza, per l’appunto, o una moina o un gesto analogo.

Oggi, se pensiamo a blandire, ci viene da accostarlo piuttosto a un terzo significato, sempre letterario ma di una letterarietà più tenue rispetto a quella dei due illustrati; è lo stesso significato di lusingare, che ne è un sinonimo quasi perfetto, e può evolvere in direzione del significato di ammansire. Adulare o allettare non sarebbero sostituti ottimali del nostro verbo: blandire qualcuno, oppure il suo animo, è elogiarlo usando toni, modi, parole carezzevoli, quasi a volerlo solo sfiorare per non oltrepassare la misura, per non apparire falso o importuno. Anche in questo caso si potrebbe arricchire il quadro con l’aggiunta di una sfumatura di senso: blandire una passione (o una pulsione, un sentimento, un desiderio, ecc.) vuol dire assecondarla, solleticarla o favorirla. Vi indulgiamo con delicatezza, evitando (inutilmente) di resisterle e puntando a conviverci. Blandire si rivela qui, dunque, un moderato invito a godere.

L’origine di blandire è il latino tardo omonimo, derivato di un verbo deponente (blandiri) che aveva già sviluppato (“lenire” e simili a parte) gli stessi significati italiani prima spiegati. Alla base c’è l’aggettivo blandus, che oscillò fra i significati di “lusinghiero” e “insinuante”, “seduttivo” e “suasivo”, “invitante” e “piacevole”, “dolce” e “attraente”. L’italiano blando li avrebbe ripresi un po’ tutti, anche se la stragrande maggioranza dei parlanti e degli scriventi attuali lo collega piuttosto, come abbiamo visto per blandire, all’idea di una moderatezza, una leggerezza, una mitezza, una contenutezza di modi, sostanze, proprietà dell’oggetto ritenuto tale: un medicinale blando; una blanda punizione; un intervento, un rimedio blando; usare maniere blande.

Alla vigilia del Festival “Parole in cammino” che si è tenuto ad aprile a Siena, il suo direttore Massimo Arcangeli – linguista e critico letterario – ha raccontato pubblicamente le difficoltà che hanno i suoi studenti dell’università di Cagliari con molte parole della lingua italiana appena un po’ più rare ed elaborate, riflettendo su come queste difficoltà si estendano oggi a molti, in un impoverimento generale della capacità di uso della lingua. Il Post ha quindi proposto ad Arcangeli di prendere quella lista di parole usata nei suoi corsi, e spiegarne in breve il significato e più estesamente la storia e le implicazioni.

Il nuovo libro di Massimo Arcangeli, “La solitudine del punto esclamativo“, è uscito il primo giugno per il Saggiatore.