Stanno per cambiare le cose col digitale terrestre

Nella legge di bilancio che verrà discussa la prossima settimana è contenuta una norma che potrebbe costringere migliaia di persone a cambiare tv, o a comprare un nuovo decoder

(EPA/FAROOQ KHAN)

Nella legge di bilancio che inizierà ad essere discussa la settimana prossima al Senato è contenuta una norma che nei prossimi anni potrebbe costringere migliaia di persone a cambiare televisore o comprare un decoder. L’articolo 89, “Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G“, prevede infatti il passaggio del sistema televisivo nazionale al digitale terrestre di seconda generazione – il cui nome tecnico è Dvb-T2 – per liberare le frequenze necessarie al fine di sviluppare un sistema più veloce per la telefonia mobile.

(Sapete cos’è il 5G?)

Perché cambia il digitale terrestre
Il passaggio al Dvb-T2 è suggerito anche dalle leggi europee – nello specifico la decisione 2017/899 di Parlamento e Consiglio – sempre nell’ambito dello sviluppo delle cosiddette frequenze «dei 700 MHz», che al momento sono occupate da canali televisivi. L’idea è quella di destinare queste frequenze alla rete 5G, la cosiddetta banda larga per la telefonia mobile, e contemporaneamente obbligare i canali televisivi a trasmettere tramite il Dvb-T2, uno standard che permette di trasferire più dati e su un intervallo di frequenze più stretto del digitale terrestre di prima generazione.

La nuova legge di bilancio, se approvata, prevede già i passaggi necessari per arrivare al Dvb-T2. Entro il marzo 2018 l’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) dovrà definire le procedure per l’assegnazione dei diritti di sfruttamento delle frequenze, poi il Ministero dello Sviluppo economico provvederà all’assegnazione materiale delle frequenze. Il passaggio dalla prima alla seconda generazione del digitale terrestre avverrà dal primo gennaio 2020 al giugno 2022, anche se non è ancora chiaro in quali modalità (cioè quali regioni lo adotteranno per prime, e così via).

Bisognerà cambiare televisore
Non sappiamo nemmeno quante persone dovranno cambiare tv o dotarsi di un apposito decoder per adeguarsi alla seconda generazione: secondo il centro studi della Fondazione Ugo Bordoni, contattato da Repubblica, «ciascuna emittente dovrà decidere se usare il normale Dvb-T2 o anche il codec Hevc [uno standard video ancora più elevato, ndr]. Nel primo caso, già il 60 per cento circa dei televisori è compatibile. Nel secondo, è circa il 5 per cento». Sempre secondo Repubblica, il governo ha già stanziato 100 milioni di euro di incentivi per coprire i costi dei decoder. I più economici dovrebbero costare intorno ai 25 euro, più o meno come quelli disponibili nei primi anni del passaggio alla prima generazione del digitale terrestre.

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