La Romania sta andando forte

La sua economia cresce moltissimo – molto più della media europea – ed è anche merito di un sistema educativo eccellente, eredità dell'epoca comunista

Lavori alla chiesta ortodossa di Bucarest, dicembre 2015 (DANIEL MIHAILESCU/AFP/Getty Images)

Nell’immaginario comune la Romania continua a essere considerata soprattutto il paese di provenienza di tantissime persone che vanno all’estero per cercare lavoro: quello della “badante rumena” usata nella retorica di molti movimenti populisti e di destra. Invece dal momento della sua adesione all’Unione Europea, nel 2007, la crescita economica e l’eccellente sistema formativo e scolastico stanno invece rendendo la Romania uno dei paesi più promettenti d’Europa. Negli ultimi anni grandi multinazionali come Siemens, Ford e Bosch hanno ampliato o avviato investimenti in Romania, contribuendo a promuovere, a loro volta, un’economia già in rapida espansione.

Il Guardian ha spiegato per esempio che Fitbit – la società con sede a San Francisco, in California, che produce dispositivi che tracciano varie attività fisiche – sta espandendo le proprie attività in Romania: ha triplicato il suo personale nel paese, aprendo proprio lì il suo centro di ricerca e sviluppo più grande al di fuori degli Stati Uniti. Il co-fondatore e amministratore delegato di Fitbit, James Park, ha spiegato che il livello del settore tecnologico rumeno è molto elevato: «La Romania e altri paesi dell’Europa centrale e orientale hanno grandi talenti, ma anche grandi università». Diverse altre grandi multinazionali stanno seguendo l’esempio di Fitbit. La casa automobilistica Ford ha detto di voler assumere circa 1.000 nuovi dipendenti per il suo impianto a Craiova, quasi 200 chilometri a ovest di Bucarest, la capitale, che si andranno ad aggiungere all’attuale forza lavoro composta già da 2.715 persone. Sempre Ford dal 2008 ha investito in Romania più di 1,2 miliardi di euro nelle sue attività produttive.

In generale la Romania ha registrato una crescita economica elevata nel periodo che va dall’aprile al giugno del 2017, di molto superiore a quella della media UE e della zona euro. Su base annuale l’economia rumena è aumentata del 5,7 per cento, mentre il tasso medio dell’UE è stato del 2,4 per cento. Il PIL è cresciuto del 4,8 per cento nel 2016 e del 3,9 nel 2015 (per capirci: in Italia nel 2016 il PIL è aumentato dello 0,9 per cento). E secondo le analisi del Fondo Monetario Internazionale, l’economia della Romania dovrebbe crescere del 5,5 per cento nel 2017. Il consumo privato – dai vestiti ai mobili, alle automobili – è aumentato dell’8 per cento solamente nella prima metà di quest’anno.

Uno dei settori che più si stanno sviluppando è quello tecnologico e il Guardian scrive che sta accadendo soprattutto grazie alla presenza di un sistema scolastico e universitario di eccellenza in ambito scientifico, matematico e tecnico, che deriva dall’epoca comunista. A questo ha poi contribuito un alto livello nelle competenze linguistiche, che secondo alcuni è stato facilitato dalle radici latine della lingua rumena e che secondo altri dipende in gran parte dalla scelta di sottotitolare e non doppiare i programmi stranieri trasmessi nelle tv del paese. Secondo gli esperti il settore tecnologico, che impiega già circa 150 mila persone, dovrebbe raddoppiare la quota con cui contribuisce al PIL entro il 2025. L’adesione all’UE nel 2007 ha avuto chiaramente un ruolo positivo in tutto questo, ma c’entrano anche alcune recenti misure promosse dal governo.

«Nel 2015 il governo ha deciso di ridurre le imposte sul consumo», ha spiegato al Guardian l’economista rumeno Ionut Dumitru: «Hanno abbassato l’IVA dal 24 al 20 per cento, e poi ancora al 19. Questo è stato uno stimolo molto forte per il consumo». Il governo ha anche aumentato il salario minimo e quello dei dipendenti pubblici. I salari in Romania restano comunque molto al di sotto della media dell’UE, cosa che rappresenta però un’attrattiva per le aziende straniere che vogliono esternalizzare servizi o produzioni. I salari bassi hanno poi spinto molti romeni che erano emigrati a non tornare a casa: nel 2016 il tasso di disoccupazione è sceso a un livello storico (5,9 per cento) ed è stato del 5,3 per cento (pari a quello della Germania) nel giugno 2017, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Resta però un problema: la Romania è uno dei paesi più corrotti dell’Unione Europea. Secondo uno studio del 2016, su 588 parlamentari eletti nel 2012 89 erano sotto indagine per corruzione, lo erano stati in passato, o si erano già dimessi per accuse di questo tipo. Negli ultimi anni, dice il Guardian, centinaia di funzionari e politici sono stati arrestati per abuso di potere e corruzione. Dal punto di vista politico, poi, negli ultimi due anni sono successe molte cose: lo scorso giugno il governo rumeno è caduto, dopo aver perso un voto di fiducia del Parlamento grazie ai voti contrari degli stessi membri del partito del primo ministro Sorin Grindeanu, che è quindi stato estromesso. Lo scorso inverno, poi, c’erano state grandissime e prolungate proteste di piazza contro una legge che avrebbe ridotto le pene per il reato di corruzione. Il decreto legge, poi ritirato, oltre a decriminalizzare alcuni reati di corruzione, rendeva l’abuso di potere punibile con il carcere solo nel caso in cui fosse stato dimostrabile un danno per lo stato superiore a 44.000 euro. Secondo i critici e i manifestanti avrebbe potuto favorire alcuni leader politici.

Il nuovo primo ministro, Mihai Tudose, ha detto di voler recuperare la fiducia degli elettori e delle elettrici persa in quell’occasione e anche i ritardi accumulati nell’attuazione del programma presentato agli elettori dalla coalizione che aveva vinto le elezioni del 2016: investimenti pubblici e abbassamento delle tasse, aumento degli stipendi, delle pensioni e delle borse di studio, miglioramento delle infrastrutture dei trasporti. La situazione delle infrastrutture della Romania rappresenta in effetti una debolezza per un paese che sta cercando di attrarre investitori esterni: nell’ultima relazione del Global Competitiveness Report (che classifica le nazioni in base ai fattori che determinano la prosperità economica sul medio-lungo termine) la Romania si era piazzata nella parte bassa della classifica sulla qualità delle infrastrutture stradali e del sistema ferroviario, che è vecchio e lento.

Un’altra preoccupazione è l’alto deficit pubblico, cioè l’eccedenza delle uscite rispetto alle entrate, che attualmente è al 3 per cento. Sia l’Unione Europea che il Fondo Monetario Internazionale hanno chiesto informazioni supplementari sulle modalità di copertura delle misure proposte dal governo. «La preoccupazione principale per l’economia è la situazione fiscale», ha detto al Guardian l’economista Ionut Dumitru: «Sarà comunque difficile sostenere una crescita del 5 per cento, la maggior parte degli analisti sta prevedendo una cifra più vicina al 4 per cento, per l’anno prossimo. Ma anche il 4 per cento sarà probabilmente uno dei tassi di crescita più elevati in Europa, quindi non va affatto male».

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