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  • sabato 28 ottobre 2017

E ora cosa succede in Catalogna?

Da ieri è cambiato tutto: le certezze sono poche, ma si può provare a fare qualche ipotesi

Ieri in Catalogna è stata la giornata più importante delle ultime settimane: ci sono state le più rilevanti conseguenze del referendum dell’1 ottobre, in cui più di due milioni di persone votarono per l’indipendenza dalla Spagna. Nel pomeriggio il Parlamento catalano, dove c’è una maggioranza indipendentista, ha votato e approvato una dichiarazione d’indipendenza che ha avviato un “processo costituente” per la creazione della Repubblica catalana.

Di conseguenza il parlamento spagnolo ha approvato le misure relative all’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, che consente allo stato di obbligare una Comunità autonoma (come la Catalogna) a rispettare la legge. In serata, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato lo scioglimento del Parlamento catalano e ha indetto elezioni anticipate, in Catalogna, per il 21 dicembre. Rajoy ha anche rimosso dall’incarico tutti i membri del governo catalano, tra cui Carles Puigdemont (presidente eletto dal parlamento catalano nel 2015 ma rimosso dal governo spagnolo per l’applicazione dell’articolo 155) e Josep Trapero, il capo della polizia catalana (i Mossos d’Esquadra). Nel pomeriggio di oggi, sabato 28 ottobre, Puigdemont ha parlato in tv in un messaggio registrato e ha invitato i catalani a resistere “democraticamente” alle misure del governo spagnolo.

La domanda che tutti si fanno, dentro e fuori la Catalogna, è più o meno questa: e adesso cosa succede?

Le elezioni anticipate indette da Rajoy complicano ancora di più una situazione già molto ingarbugliata. I partiti catalani dovranno decidere se partecipare a quelle elezioni, riconoscendo quindi in parte l’autorità di Rajoy o se invece boicottarle. Prima di arrivare al 21 dicembre, bisognerà però capire che tipo di azioni – politiche e legali – prenderà il governo spagnolo, come cercherà di metterle in atto e quali reazioni ci saranno in Catalogna. Lunedì la procura generale spagnola prenderà una decisione su eventuali procedimenti penali contro i leader indipendentisti catalani.

Cosa succede al governo catalano?
Secondo quanto deciso ieri da Rajoy, non è più in carica. Le funzioni di Puigdemont saranno formalmente assunte da Soraya Sáenz de Santamaría, 46enne vice-primo ministro del governo spagnolo. Per il weekend, nessuno dei membri del governo catalano ha previsto impegni pubblici.

E a Puigdemont?
Dopo il voto di ieri nel parlamento catalano si è trasferito al Palau de la Generalitat de Catalunya (la sede del governo catalano), dove ha incontrato i membri del suo governo senza però fare alcuna dichiarazione. Ieri sera, un po’ prima di mezzanotte, ha lasciato il palazzo del governo per tornare a Girona, la città dove vive con la sua famiglia (e di cui è stato sindaco). Questo pomeriggio, mentre lui era probabilmente ancora a Girona, è stato trasmesso il messaggio televisivo in cui ha detto di non ritenersi destituito e a cui ha invitati i catalani a “resistere” democraticamente.

E ai Mossos d’Esquadra?
La polizia catalana, accusata di avere favorito il referendum sull’indipendenza della Catalogna l’1 ottobre, non ha più un capo (Trapero) e nemmeno un direttore generale, una specie di capo politico. Sabato mattina, al posto di Trapero, il governo spagnolo ha nominato un altro dirigente dei Mossos, Ferran López. Non è chiaro come si comporteranno i Mossos di fronte a questa decisione. Nelle ultime settimane si era parlato di tensioni e divisioni all’interno del corpo, tra agenti simpatizzanti del fronte indipendentista e agenti che avevano denunciato l’inazione dei Mossos durante il referendum dell’1 ottobre, considerato illegale dalla magistratura e dal governo spagnoli. Cosa potrebbe succedere se il governo spagnolo dovesse dare ordini ai Mossos? Quanti sarebbero disposti a eseguirli? E se si dovessero trovare contro la polizia spagnola? Entrambe le parti – governo spagnolo e indipendentisti catalani – hanno ripetuto più volte di voler trovare soluzioni pacifiche e non violente.

E quindi?
Il governo spagnolo vuole governare la Catalogna da Madrid, con i suoi ministri. Il governo spagnolo non sembra, al momento, voler mandare qualcuno a Barcellona a sostituire materialmente Puigdemont e il suo governo.

E in Catalogna, per strada, nella pratica, nella vita di tutti i giorni, cambia qualcosa?
No, almeno per il momento. Certo, se doveste passeggiare per Barcellona potrebbe capitarvi di trovare manifestazioni, tante bandiere catalane e poche spagnole. Non dovrebbero esserci scontri o cose violente, almeno stando a come dicono di volersi comportare i vertici spagnoli e catalani. Certo: gli indipendentisti catalani (la gente, non solo i vertici) potrebbero prendere molto male le decisioni prese ieri da Rajoy. Per il resto, per qualcuno che dovesse passare un paio di giorni a Barcellona, la strana indipendenza annunciata ieri dal parlamento catalano non avrà dirette conseguenze nel breve termine. I bancomat funzioneranno, per dire.

Allargando lo sguardo, ieri è successa una cosa che non ha precedenti in Spagna e in Europa. Nessuno può davvero sapere cosa accadrà nelle prossime settimane, e molto dipenderà da quale strategia decideranno di usare il governo spagnolo e quello catalano.

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