• Moda
  • mercoledì 25 ottobre 2017

Condé Nast non lavorerà più col famoso fotografo di moda Terry Richardson

Che è accusato da anni di molestare le modelle: ora i suoi lavori non compariranno più su Vogue e Vanity Fair

Terry Richardson a una festa per la presentazione del suo libro TERRYWOOD a Miami Beach nel 2012 (Frazer Harrison/Getty Images for HTC)

Condé Nast International, uno dei più importanti gruppi editoriali al mondo (pubblica Vogue, GQ, Vanity Fair, Glamour e Wired), non lavorerà più con il fotografo statunitense Terry Richardson, accusato da tempo di molestie sessuali da modelle e attrici. Richardson è conosciuto per il suo stile al limite del soft-porn, pieno di adolescenti nude e in pose provocanti, tanto da essere famoso il nomignolo allusivo di “Uncle Terry”, lo zietto Terry. La notizia è stata data ieri dal Telegraph, che ha ottenuto una email inviata dal presidente esecutivo del gruppo, James Woodhouse, e circolata internamente. Nella mail si legge anche che tutti i lavori che erano stati commissionati a Richardson ma che non sono stati ancora pubblicati saranno sostituiti con altro. L’autenticità della mail è stata confermata da un portavoce di Condé Nast.

La decisione di Condé Nast è arrivata dopo che domenica scorsa il giornale britannico Sunday Times si era chiesto perché il mondo della moda continuasse a lavorare con Richardson, viste le ripetute accuse di molestie. Il caso di Richardson non sembra molto diverso da quello del produttore cinematografico Harvey Weinstein, accusato di molestie e in alcuni casi di stupro da oltre 40 donne. L’impressione è che il mondo della moda – modelle, celebrità, direttori di riviste, fotografi, critici – fosse a conoscenza del comportamento di Richardson e lo tollerasse, sminuisse e coprisse, con molte donne che finivano per lasciar correre temendo di avere la carriera rovinata e altre che lo assecondavano per finire su una copertina.

Una pubblicità di Sisley del 2001 con la modella Josie Maran, scattata da Terry Richardson

Venerdì Richardson ha risposto alle accuse sullo Huffington Post, dicendo di non aver mai costretto nessuno a fare qualcosa che non voleva e di essere sempre stato rispettoso. Martedì mattina è arrivata la decisione di Condé Nast e ora i giornali di mezzo mondo hanno ripreso le accuse contro Richardson e scritto editoriali simili a questo del Guardian intitolato «Perché le riviste ci hanno messo così tanto a prendere le distanze da Terry Richardson?». Lui ha risposto su Instagram con la foto di un lavandino e un cartello con su scritto: «Temporaneamente fuori servizio. (Viviamo in un mondo in rovina). Ripareremo il guasto il prima possibile».

Creation Museum, Kentucky

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Richardson ha 52 anni e nel mondo della moda e dello spettacolo ha fatto veramente di tutto: ha realizzato servizi pubblicitari per Marc Jacobs, Supreme, Aldo, Tom Ford, Yves Saint Laurent e Valentino, e fotografici per Vogue, Rolling Stone, GQ, Vanity Fair, Harper’s Bazaar e Vice. Ha curato il calendario Pirelli nel 2010, ritratto il presidente Barack Obama, pubblicato numerosi libri, tra cui uno su Lady Gaga, e diretto video pop come Wrecking Ball, con Miley Cyrus nuda, a parte un paio di Dr Martens, su una palla gigante, e XO di Beyoncé.

È un figlio d’arte: suo padre Bob Richardson era a sua volta un fotografo di moda: negli anni Sessanta lavorava per le riviste più prestigiose e influenzò con il suo stile cinematografico, realista e dark fotografi come Bruce Weber, Peter Lindbergh e Steven Meisel. Lasciò la moglie per una 17enne quando il figlio aveva pochi anni, e i due non ebbero quasi alcun rapporto per i successivi 20 anni, fino a quando Richardson non iniziò a lavorare come fotografo: il padre gli passò i suoi contatti e finì per lavorare con lui; durò sei mesi, poi il figlio lo scaricò e da quel momento la sua carriera iniziò a ingranare.

Richardson faceva parte dei fotografi del cosiddetto “heroin chic”, lo stile degli anni Novanta che esaltava la magrezza, lo stile emaciato, conturbante, androgino, in reazione al salutismo patinato degli anni Ottanta (Richardson fu a lungo un eroinomane e rischiò di morire per overdose); ma i suoi scatti erano anche divertenti, giocosi, allusivi, ispirati al pulp e al porno.

Una campagna pubblicitaria di Terry Richardson per Sisley decisamente “heroin o cocaine chic”

Nel tempo l’elemento sessuale divenne sempre più presente. Oggi Richardson è famoso per scattare foto di modelle nude mentre è nudo a sua volta: per mettere tutti più a loro agio, sostiene lui. È famoso anche per entrare nelle sue stesse foto, con le modelle che posano insieme a lui indossando i suoi occhiali o con il suo tipico gesto del pollice alzato; il servizio più estremo in tal senso è quello con la modella Chloë Sevigny che lo bacia e abbraccia indossando baffi finti, occhialoni e i vestiti identici ai suoi.

Negli ultimi vent’anni Richardson ha dominato il mondo della fotografia di moda diventando uno degli artisti più richiesti e pagati. Nel 2013, per dare un’idea, guadagnò 44 milioni di sterline (49 milioni di euro). Nel frattempo iniziarono a venir fuori accuse e denunce. La prima nel 2005, quando la modella romena Gabriela Johansson lo denunciò per un fatto avvenuto due anni prima: durante un servizio fotografico Richardson la obbligò a togliersi tutti i vestiti anziché solo il top come da contratto, e poi pubblicò le foto che la ritraevano completamente nuda. Lo stesso anno un modello fece a Richardson la stessa accusa. In entrambi i casi Richardson e i modelli raggiunsero un accordo. Soltanto un anno prima era uscito il suo controverso libro fotografico Terryworld e, scrive il sito The Cut, nove persone minacciarono di denunciarlo per averle ritratte in pose eccessivamente pornografiche.

Nel 2008 la stylist Anna del Gaizo lo accusò di averle premuto in faccia il suo pene, ma fu nel 2010 che l’immagine di Richardson venne intaccata pubblicamente: la modella Rie Rasmussen lo accusò di comportarsi in modo «completamente degradante» verso le donne e di «scoparle solo perché aveva una macchina fotografica». Pochi giorni dopo un’altra modella, Jamie Peck, raccontò i suoi due incontri con il fotografo nel suo studio, quando lei aveva 19 anni: la prima volta si limitarono a divertirsi e ballare un po’ con lui che le «strizzava un po’ le tette», la seconda lui le chiese di svestirsi, lei disse che aveva il ciclo e lui le chiese il suo assorbente per giocarci. Poi lui si spogliò, le chiese di masturbarlo, quando fu tutto finito la sua assistente le diede un asciugamano per pulirsi. Da quel momento in poi molte donne raccontarono le molestie di Richardson, che cominciò a essere visto sempre meno come un artista eccentrico e su di giri e sempre più come un perverso, malato di sesso e pornografia. Il sito femminista Jezebel lo definì «il fotografo più perverso al mondo». Il Guardian disse che era «il vergognoso segreto della moda» e un «maniaco sessuale con la macchina fotografica». Wonkette scrisse che era «il prossimo più grande pezzo di merda americano».

LATE AUGUST MOOD @mileycyrus 🍦💗🦋🌈🌀#mileycyrus #terryrichardson

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Nel 2013 una ragazza britannica pubblicò una petizione su Change.org per chiedere alle aziende e alle rivista di moda di non lavorare più con quel «molestatore sessuale e fissato di pornografia» di Terry Richardson. Alla petizione – che ottenne 40 mila firme – rispose H&M, che aveva collaborato col fotografo. H&M disse:«se le accuse fossero vere sarebbe per noi inaccettabile. Al momento non stiamo lavorando con Terry Richardson».

La carriera di Richardson però non sembrò risentirne: lui negò tutto e si divertì a ribattere con dichiarazioni provocatorie. Nel 2002 disse che il suo calendario per il marchio Supreme avrebbe fatto venir voglia «di masturbarcisi sopra»; nel 2007 che «non conta chi conosci ma a chi fai pompini. Non è che ho un buco nei jeans per niente». Nel 2014 ci fu un nuovo picco di accuse e denunce, quando Charlotte Waters descrisse un incontro avvenuto cinque anni prima in cui Richardson iniziò a leccarla e, in breve, la molestò facendola sentire «un giocattolo sessuale». The Cut pubblicò allora un lungo ritratto-intervista su Richardson, in cui raccoglieva molte delle testimonianze contro di lui e allo stesso tempo raccontava la sua infanzia difficile e la sua vita devastata dall’eroina.

Oltre al singolo caso di Richardson, anche il mondo della moda sta cercando di iniziare a parlare dei suoi problemi di sessismo e molestie verso le modelle. La scorsa settimana la famosa modella Christy Turlington ha detto che le molestie subite da parte dei fotografi sono qualcosa di risaputo e tollerato. Dopo l’emergere del caso Weinstein, le modelle Cameron Russell ed Edie Campbell, insieme alla giornalista Caryn Franklin che denunciò per prima Richardson nel 2013, hanno lanciato l’hashtag #MyJobShouldNotIncludeAbuse, che invita a raccontare storie di abusi nel mondo della moda, in modo simile agli hashtag #MeToo e, in Italia #quellavoltache.

Missy Rayder, @vogueparis, 2003 🐰🐇

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