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  • lunedì 23 ottobre 2017

Perché ci sono unicorni dappertutto

Come i fenicotteri rosa, sono diventati una presenza molto frequente online e offline: c'entrano sempre la nostalgia e i social network, ma anche una lunga storia

Tre persone vestite da unicorno al Panorama Music Festival di New York, il 29 luglio 2017 (Ilya S. Savenok/Getty Images for Panorama)

Gli unicorni sono dappertutto. Si trovano in forma di oggetto, che siano giocattoli o gonfiabili per piscine, come personaggi al cinema e nei cartoni animati; come immagini, dagli emoji alle stampe su magliette e tazze, come “pelle” o “corni” da indossare in testa. Succede per la stessa ragione per cui da un po’ di tempo a questa parte, e soprattutto l’estate scorsa, eravamo invasi dai fenicotteri rosa: c’entrano la diffusa attrazione per le cose infantili e pucciose, i social network e l’influenza della nostalgia sulle mode.

Gli unicorni però si distinguono dai fenicotteri rosa, e da altre mode di questo tipo, per due ragioni.

La prima è che hanno una storia lunghissima, c’erano già nella mitologia degli antichi greci.

La seconda è che non sono solo le rappresentazioni degli unicorni ad andare di moda, ma anche altre cose che vengono associate a questi animali fantastici, quelle per cui sono molto di più di cavalli con un corno in testa. Da un lato il gusto per cose molto colorate (come la bevanda Unicorn Frappuccino di Starbucks) o luccicanti (come la serie di prodotti cosmetici Unicorn Snot, letteralmente “Muco di unicorno”), dall’altro i concetti di rarità e magia, quelli per cui la parola “unicorno” nel gergo delle startup si usa per indicare le rarissime aziende emergenti il cui valore stimato è superiore a un miliardo di dollari, e da alcune persone è usato come sinonimo di “donna bisessuale interessata ad avere rapporti sessuali con una coppia composta da un uomo e una donna”.

Proprio per via di queste qualità, a differenza dei fenicotteri rosa, gli unicorni sono una moda più trasversale. Piacciono molto alle bambine, alle cantanti pop e al pubblico dei festival musicali, ma sono anche una figura con cui si identificano le donne adulte e i membri della comunità LGBT, forse anche per l’associazione con gli arcobaleni: nei Gay Pride capita di vedere striscioni con unicorni e slogan come «il genere è immaginario». Gli unicorni sono stati usati anche durante manifestazioni con cui apparentemente non c’entravano nulla.

Due partecipanti al gay pride di Colonia, in Germania, vestite da unicorni, il 9 luglio 2017 (HENNING KAISER/AFP/Getty Images)

Un cartellone su cui si legge «I fatti, l’unica cosa migliore degli unicorni» al Rathausmarkt di Amburgo, in Germania, durante una manifestazione di protesta dei ricercatori scientifici per il riconoscimento del valore della ricerca, il 22 aprile 2017 (Christophe Gateau/picture-alliance/dpa/AP Images

Due manifestanti vestiti da unicorni durante un corteo contro gli accordi commerciali internazionali TTIP e CETA, il 17 settembre 2016 a Berlino, in Germania (Clemens Bilan/Getty Images)

I primi testi scritti in cui si parla di unicorni risalgono all’antica Grecia e sono saggi di storia naturale: all’epoca si pensava che gli unicorni esistessero davvero. Il primo in assoluto è Indikà dello storico Ctesia, vissuto nel quinto secolo a.C.. Prima ancora che questo e altri testi fossero scritti, gli unicorni venivano rappresentati graficamente: dalle civiltà della valle dell’Indo e dai Sumeri, uno degli antichi popoli che abitavano il Medio Oriente, in particolare l’attuale Iraq meridionale.

Nel Medioevo l’unicorno divenne un simbolo delle sofferenze di Gesù e si diffuse la leggenda per cui solo una donna vergine può domarne uno, per questo fu associato ai rituali di corteggiamento. Al tempo del Rinascimento – quando ancora si pensava ancora che gli unicorni fossero animali reali, anche perché le zanne di narvali si vedevano in giro, ma in pochi sapevano da dove arrivassero – era un simbolo di amore casto e di matrimonio fedele. Nel Sedicesimo e nel Diciassettesimo secolo la polvere di corno di unicorno era considerata un antidoto al veleno oppure un afrodiasiaco.

Solo durante l’epoca vittoriana l’unicorno cominciò a popolare le storie per bambini, perse il significato sessuale che aveva avuto per secoli e fu associato per la prima volta all’arcobaleno.

Alcuni degli arazzi del ciclo “La dama e l’unicorno”, risalenti alla fine del Quindicesimo secolo, al Museo nazionale del Medioevo di Parigi, il 17 dicembre 2013 (BERTRAND GUAY/AFP/Getty Images)

Negli anni Ottanta comparvero tra vari tipi di prodotti per bambini e adolescenti, tra cui i My Little Pony, pony giocattolo di Hasbro tra cui c’erano e ci sono anche degli unicorni. Secondo gli esperti di moda e di marketing, la nostalgia per i My Little Pony (diffusi in Italia con il nome Mini Pony) degli anni Ottanta è una delle ragioni dell’attuale successo degli unicorni. È difficile definire cosa sia arrivato prima, se la recente moda degli unicorni o la riscoperta dei My Little Pony, ma ultimamente questi giocattoli hanno cominciato a vivere una nuova stagione di popolarità: sono finiti nell’ultima collezione di Moschino e il 19 novembre uscirà un film, My Little Pony: The Movie, tratto dalla serie animata di cui sono protagonisti.

Tornando agli unicorni, nella loro più recente veste pop sono in giro da tempo. Il video della canzone “Blow” in cui Kesha e James Van Der Beek (Dawson di Dawson’s Creek) fanno una strage di unicorni in abito da sera è del 2011. Nel 2013 Miley Cyrus cominciò a farsi vedere in giro indossando una tuta da unicorno, cosa che poi fece anche Ariana Grande. Nel 2015 gli 🦄 furono introdotti con la versione 8.0 del catalogo degli emoji dell’Unicode Consortium e da lì negli smartphone e un po’ ovunque su internet. Contemporaneamente gli unicorni si diffondevano nel mondo della moda e su molti altri prodotti, compresa la carta igienica.

Tra il 2016 e il 2017 gli unicorni hanno raggiunto tutti i mercati possibili, spostandosi dai più ovvi (giocattoli e abbigliamento) a quelli con cui apparentemente gli unicorni non potrebbero avere nulla a che fare, come il settore dei cosmetici e quello alimentare. Su YouTube ci sono tutorial per decorare unghie e capelli “da unicorno”, per truccarsi “da unicorno” o per produrre slime “da unicorno”. Dal giugno del 2016 esistono addirittura gli unicorn toast, inventati dalla foodblogger Adeline Waugh: sono fette di pane tostato ricoperte di creme spalmabili decorate con vari coloranti alimentari.

L’unicornità alimentare è anche al centro di una disputa legale: la caffetteria di New York The End Brooklyn e la società a cui appartiene, Montauk Juice Factory, hanno fatto causa a Starbucks perché sostengono che la grande catena abbia rubato l’idea della loro bevanda rosa e blu Unicorn Latte, venduta dal dicembre 2016, per produrre l’Unicorn Frappuccino, disponibile per alcuni giorni dello scorso aprile nei punti vendita americani e canadesi.

Sembra che gli unici a non sfruttare l’immagine degli unicorni, anche se avrebbero potuto farlo, siano stati gli sceneggiatori di Blade Runner 2049: l’unicorno della scena finale del Blade Runner del 1982 non compare in alcun modo nel nuovo film.

Nell’ultimo anno molti giornalisti hanno cercato di spiegarsi la moda degli unicorni, che ha appunto molto in comune con altre mode, come quella dei fenicotteri rosa. La scorsa primavera l’esperto di mode e marketing Daniel Levine ha spiegato a Refinery 29 che ci sono tre circostanze che fanno sì che si crei una moda passeggera: la prima è che qualcosa che già in passato abbia avuto una forte presenza culturale risulti affine con lo spirito dei tempi; la seconda è che molte persone famose comincino a pubblicizzare questa cosa; la terza è che questa cosa si presti bene a essere diffusa sui social network per via del suo impatto visivo. Gli unicorni sono un esempio perfetto di questo fenomeno.

Hannah Dick, una professoressa di scienze della comunicazione della New York University, ha detto che dato che ormai Instagram, che è un social network basato sulle immagini, è molto più popolare di Facebook e Twitter, che invece sono basati ancora prevalentemente sui contenuti testuali, «non sorprende che arcobaleni, unicorni e altre figure multicolore abbiano preso il sopravvento nel nostro campo visivo».

A Brooklyn esiste un negozio che vende prevalentemente corni da unicorno:

Per quanto riguarda l’aspetto di identificazione con i concetti legati agli unicorni (l’essere magici e quindi speciali, rari e quindi unici), Refinery 29 ha raccolto l’opinione dell’esperta di comunicazione Jess Weiner, che ha collaborato con Mattel per rendere le bambole Barbie più realistiche. Weiner ha spiegato che in questo periodo storico le donne hanno ripreso a sentirsi minacciate dalla cultura e dalla politica e per questo gli unicorni sono diventati popolari come simbolo di evasione verso un mondo migliore, oltre che di forza. Il senso di evasione legato agli unicorni dipende molto anche dalla nostalgia per l’infanzia: negli Stati Uniti molte delle donne che oggi comprano ai propri figli pupazzi a forma di unicorno da bambine giocavano con i primi My Little Pony.

Secondo la rivista Fast Company, che si è a sua volta occupata del fenomeno degli unicorni, la moda degli unicorni comunque potrebbe passare presto. Molte aziende che ne hanno sfruttato il potenziale pensano che succederà a breve e per questa ragione hanno realizzato i propri prodotti a tema unicorni in edizioni limitate, come ha fatto Starbucks con l’Unicorn Frappuccino. Per chi è già stanco di questa moda, si può passare oltre e immaginare la prossima: secondo Refinery 29 potrebbe essere quella delle sirene, di cui si è già cominciato a parlare la scorsa estate.

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