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  • domenica 15 ottobre 2017

In Austria ha vinto la destra

L'ÖVP e l'FPÖ, di centrodestra ed estrema destra, hanno ottenuto la maggioranza dei voti: quasi certamente governeranno insieme con Sebastian Kurz come cancelliere

(ALEX HALADA/AFP/Getty Images)

I popolari democristiani dell’ÖVP hanno vinto le elezioni che si sono tenute domenica in Austria, ottenendo il 31,4 per cento dei voti, confermando i sondaggi delle ultime settimane che lo avevano dato per favorito. Il partito di estrema destra FPÖ ha invece ottenuto il 27,4 per cento dei voti, diventando secondo partito e distanziando di poco il partito socialdemocratico, che è stato votato dal 26,7 per cento degli elettori. ÖVP e FPÖ potrebbero quindi formare una loro maggioranza di governo in Parlamento, cosa che potrebbe consentire a Sebastian Kurz, il giovane leader dell’ÖVP, di diventare cancelliere.

Le elezioni sono servite per il rinnovo del Nationalrat, la camera bassa del parlamento che dispone dei maggiori poteri legislativi (l’altra camera è il Bundesrat e rappresenta i nove stati federati dell’Austria). Sono state elezioni anticipate, dopo che lo scorso maggio era entrata in crisi la coalizione al governo formata dai socialdemocratici della SPÖ (centrosinistra) e dai popolari democristiani dell’ÖVP (centrodestra). Il favorito per l’elezione a cancelliere, secondo tutti i sondaggi, era l’attuale ministro degli Esteri Sebastian Kurz: ha 31 anni e durante la campagna elettorale si era molto avvicinato alle posizioni dell’estrema destra dell’FPÖ, il partito che fu un tempo di Jörg Haider.

I cittadini con diritto di voto sono 6,4 milioni (lì si può votare già da 16 anni): l’affluenza è stata del 67,6 per cento; nel 2003, alle precedenti elezioni, fu del 75 per cento.

È ora di conoscere Sebastian Kurz

Cos’è successo fino a qui
La legislatura avrebbe avuto il suo termine naturale nel 2018. Alle elezioni federali del settembre 2008, la SPÖ si era confermata primo partito alla camera bassa del Parlamento, Werner Faymann era diventato cancelliere e aveva formato un governo di coalizione con la ÖVP. Nel 2015, con la cosiddetta crisi dei migranti, aveva cominciato a rafforzarsi sempre di più l’FPÖ, contrario a qualsiasi nuovo ingresso di rifugiati. Nel 2016 c’erano state infine le elezioni presidenziali: SPÖ e ÖVP – che riuscivano dal 1957 a eleggere un loro candidato – erano entrambi rimasti esclusi dal ballottaggio. Ai primi due posti erano arrivati Alexander Van der Bellen (indipendente sostenuto dai Verdi che poi era stato eletto) e Norbert Hofer (di FPÖ). Il risultato del primo turno aveva avuto come conseguenza le dimissioni del cancelliere Werner Faymannn, che era stato sostituito per pochi giorni dal suo vice Reinhold Mitterlehner, presidente di ÖVP, e poi dal socialdemocratico Christian Kern.

Lo scorso maggio la crisi vera era cominciata quando Reinhold Mitterlehner si era dimesso da leader dei popolari democristiani, dicendo che non era più in grado di fermare i litigi tra i ministri del suo partito. Il nuovo leader era diventato l’attuale ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz. Questa situazione aveva portato alla caduta del governo, e quindi a nuove elezioni fissate per ottobre.

I candidati
I candidati alla carica di cancelliere erano dieci, ma il favorito era Sebastian Kurz (ÖVP): nato il 27 agosto del 1986 a Vienna, si è iscritto a Giurisprudenza ma non si è laureato e nel 2009 è diventato capo della sezione giovanile del suo partito. Nel 2011, a 25 anni, è stato nominato sottosegretario agli Interni con delega all’Integrazione, poi ministro degli Esteri a 28 anni e infine è diventato il leader dei popolari (questa sua carriera così rapida e le sue importanti nomine sono state molto criticate, vista la giovane età e il suo basso grado di scolarizzazione). Ora dovrebbe diventare il più giovane capo di governo nella storia d’Europa e il leader mondiale più giovane.

Un manifesto elettorale di Sebastian Kurz, Saalfelden, Austria, 6 ottobre 2017 (Andreas Gebert/Getty Images)

Sotto la guida di Kurz il partito popolare è cambiato notevolmente. Alle elezioni non si è presentato con la sua sigla, ma con il nome del suo candidato (Liste Sebastian Kurz – Die neue Volkspartei), il colore simbolo del partito è passato dal nero al turchese e a sostenerlo ci sono testimonial poco politici, ma molto celebri (tipo l’ex miss Austria e alcuni sportivi come l’ex campione di Formula Uno Niki Lauda). Kurz è molto attivo sui social e pubblica video in cui scala una montagna e, arrivato in cima, guarda il suo paese e dice cose come “La nostra è la terra più bella del mondo e dobbiamo riportarla in vetta”. Kurz ha condotto una campagna elettorale basata sul rinnovamento cercando però di guadagnare voti a destra sottraendoli al Partito della Libertà (FPÖ): la questione dei migranti è stata uno dei temi principali della campagna elettorale.

L’Austria è uno tra i paesi d’Europa in cui sono state presentate più richieste di asilo e in cui l’8 per cento della popolazione è musulmana (una percentuale piuttosto alta). I dati dicono anche che un terzo degli austriaci non vorrebbe avere un musulmano come suo vicino di casa e negli ultimi anni è infatti cresciuto il sostegno ai movimenti e ai partiti xenofobi. Anche i partiti che hanno tradizioni ben lontane da questa retorica hanno però progressivamente adattato i loro discorsi alla generale diffidenza e al crescente populismo di destra.

Kurz ha sostenuto e fatto approvare una legge in vigore dal primo ottobre che vieta il burqa (la «Legge contro la copertura del volto»), fa riferimento a delle «società parallele» che starebbero emergendo nel paese e durante una visita a Malta come ministro degli Esteri ha criticato apertamente la «follia delle ong» che favorirebbero i trafficanti di migranti. Ha chiesto poi la chiusura della rotta del Mediterraneo, minacciando anche di bloccare il Brennero, e nel febbraio del 2016 è stato l’organizzatore di un incontro a Vienna tra i ministri degli Esteri e degli Interni di Slovenia e altri 8 paesi balcanici per discutere una strategia comune sulla cosiddetta “rotta balcanica” dal Medio Oriente verso l’Europa occidentale. Al termine della conferenza i dieci paesi avevano diffuso un documento congiunto in cui si erano accordati per inasprire i propri controlli alle frontiere con l’obiettivo di ridurre gli arrivi. La Grecia, che non era stata invitata all’incontro, aveva richiamato il proprio ambasciatore in Austria.

Heinz-Christian Strache che beve birra durante un comizio, Saalfelden, Austria, 6 ottobre 2017 (Andreas Gebert/Getty Images)

FPÖ è il Partito della Libertà (Freiheitliche Partei Österreich) e si presentava alle elezioni con il suo storico leader Heinz-Christian Strache, che era in testa ai sondaggi fino a pochi mesi fa e che aveva cominciato a perdere consensi dopo l’arrivo di Sebastian Kurz. Strache aveva addirittura accusato Kurz di aver copiato il suo programma. Nonostante questo (o meglio: proprio per questo) gli osservatori dicono che sarà molto probabile un governo formato da una coalizione tra popolari e liberali xenofobi (come avvenne, prima e finora unica volta, dal 2000 al 2005). Il programma elettorale di FPÖ è costituito da 25 capitoli: ciascun punto inizia con la parola “noi”.

Christian Kern, candidato dei socialdemocratici e attuale cancelliere, Linz, Austria, 15 ottobre 2017 (Getty Images)

SPÖ, il partito socialdemocratico, si presentava alle elezioni con il cancelliere uscente Christian Kern. Durante la campagna elettorale Kern ha avuto un grosso problema: Tal Silberstein, un pubblicitario israeliano vicino ai socialdemocratici, è stato arrestato per corruzione e ha ammesso di essere stato l’ideatore di alcune pagine Facebook anonime che hanno diffuso false notizie su Kurz (che è è stato accusato di far parte di un complotto della finanza ebraica). Il consulente ha spiegato di aver agito di propria iniziativa e senza aver informato il partito, ma per il cancelliere ci sono state comunque delle conseguenze politiche e lo scontro con Kurz si è fatto molto aspro (i media austriaci parlano di “campagna del fango”). Il programma di Kern si basava su sgravi fiscali, sul salario minimo e sulla lotta all’evasione fiscale delle grandi imprese.

Ulrike Lunacek, Austria 2 ottobre 2017 (HANS PUNZ/AFP/Getty Images)

Tra i partiti minori che avevano la possibilità di superare la soglia di sbarramento c’era Die Grüne, il partito dei verdi che ha candidato una donna, Ulrike Lunacek, e che ha ottenuto il 3,3 per cento. Poco prima dell’inizio della campagna elettorale c’era stata una scissione interna e un importante esponente, Peter Pilz, aveva deciso di presentarsi con una propria lista, che ha superato lo sbarramento (questo ha fatto perdere la possibilità agli ecologisti di ottenere un risultato a due cifre). Ulrike Lunacek è lesbica e quando fece coming out, 22 anni fa, diventò celebre per essere diventata la prima donna austriaca a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità: «Oggi, sono purtroppo ancora una delle poche persone ufficialmente lesbiche», ha detto. Eletta europarlamentare alle elezioni del 2009, è sempre stata attiva per i diritti delle donne e delle persone LGBTI, e ha posizioni differenti da tutti gli altri candidati su migranti e rifugiati. Lunacek ha escluso qualsiasi forma di alleanza e collaborazione a un ipotetico governo che comprenda l’estrema destra di Strache.

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