I bitcoin valgono sempre di più

La criptovaluta ha toccato un nuovo record – in un anno il suo valore è cresciuto del 750 per cento – facendo parlare di nuovo del rischio bolla

(Imaginechina via AP Images)

Questa settimana i bitcoin, la criptovaluta che si utilizza online, hanno oltrepassato per la prima volta i 5.000 dollari di valore. Per la precisione, a ottobre, il loro valore è cresciuto dell’8 per cento, raggiungendo i 5.243 dollari (circa 4.400 euro): significa che comprare un singolo bitcoin costa più di 5.200 dollari. All’inizio dell’anno un bitcoin veniva cambiato con 966 dollari. La crescita nel corso degli ultimi dodici mesi è stata di circa il 750 per cento. I prezzi dei bitcoin, però, sono ancora molto instabili. Lo scorso settembre, per esempio, dopo aver superato i 4 mila dollari di valore, i bitcoin sono crollati in pochi giorni sotto i 3 mila dollari, in seguito all’annuncio di una stretta sul loro utilizzo da parte delle autorità cinesi. Dopo il crollo però, i bitcoin sono rapidamente tornati a crescere.

Ma come funzionano i bitcoin?
Semplificando molto: il bitcoin è una moneta che funziona sulla base di un protocollo peer-to-peer – simile quindi a quello usato per scaricare e condividere i file online – in cui la creazione della moneta e le transazioni avvengono e sono garantite da una rete formata dai computer delle persone che usano la moneta. In pratica su ogni computer è installato un software che gestisce la moneta e non esiste un’autorità centrale che abbia maggiore controllo sul suo valore o sulla sua emissione, come invece succede con le valute normali. I bitcoin vengono creati attraverso un processo informatico molto lungo e complicato chiamato mining, cioè “estrazione”. La rete genera e distribuisce monete in modo casuale a intervalli regolari a chi ha attivo sul proprio computer il software.

Semplificando, ai dispositivi collegati viene sottoposto un problema crittografico che richiede un enorme numero di prove per essere risolto: dal computer che per primo trova una soluzione parte un avviso per gli altri e la richiesta per avere la proprietà di un nuovo blocco di bitcoin. Tutto questo avviene “all’oscuro” delle persone davanti al computer: è un calcolo che il programma fa autonomamente seguendo input casuali generati dal protocollo. Una volta che un utente è entrato in possesso di un bitcoin (tramite estrazione con il procedimento appena descritto, oppure comprando bitcoin con valute reali, oppure ottenendolo come pagamento per vendite o servizi) può depositarlo in un portafoglio virtuale e spenderlo sul web sui siti che accettano questo tipo di valuta. I bitcoin che si possono estrarre con questo processo sono un numero finito, cioè a un certo punto termineranno del tutto, e oggi sono sempre meno. La maggior parte della gente che fa operazioni in bitcoin li acquista e li rivende sul mercato.

I vantaggi dei bitcoin
Al momento i bitcoin vengono utilizzati soprattutto come forma di investimento. Vengono acquistati e rivenduti per guadagnare dalle transazioni, oppure tenuti da parte in attesa che il loro prezzo aumenti. La possibilità di utilizzarli per acquistare beni e servizi però sta aumentando. Diverse catene di negozi stanno introducendo la possibilità di pagare tramite bitcoin, mentre online sono una forma di pagamento già piuttosto diffusa. I bitcoin, inoltre, permettono di effettuare transazioni in forma anonima, senza alcuna possibilità di controllo da parte di banche o autorità. Per questo alcuni temono che possano essere usati per il riciclaggio di denaro sporco e altre attività illegali.

Il timore di una bolla
Ciclicamente si torna a parlare del rischio “bolla” dei bitcoin. Alcuni ritengono che il livello del loro prezzo non sia sostenibile sul lungo periodo e che sia destinato a crollare. Altri parlano della “fine dei bitcoin” e gli esperti di criptovalute spesso scherzano sulla quantità di volte in cui la stampa ha annunciato la loro morte. Questi avvertimenti spesso provengono dai banchieri, che però sono in genere ostili alle criptovalute perché tagliano fuori le banche dalla possibilità di intermediazione (pagando un bene con bitcoin invece che con la propria carta di credito la banca non riceve alcuna commissione).

Un mese fa l’amministratore delegato della banca d’affari JP Morgan Jamie Dimon, uno dei banchieri più famosi e potenti di Wall Street, ha detto che i bitcoin sono una truffa e un sistema di scambio buono solo per le attività criminali. Dimon ha promesso di licenziare qualsiasi trader della sua società che dovesse occuparsene. A dimostrazione che i bitcoin sono un tema ancora molto controverso, proprio ieri un altro dirigente delle banca ha detto che JP Morgan è “interessata” al futuro delle criptovalute. Quasi tutte le grandi banche internazionali hanno gruppi di trader e analisti incaricati di fare scambi e studiare il fenomeno dei bitcoin e le sue possibili applicazioni.

Anche molti professori di economia sono scettici sul futuro della criptovaluta. Kenneth Rogoff, che ha lavorato per il Fondo Monetario Internazionale e oggi insegna ad Harvard, sostiene che il prezzo dei bitcoin sia agganciato soltanto alle speranze che hanno gli investitori sui suoi futuri aumenti di valore. Questa sarebbe una differenza fondamentale tra le monete emesse dagli stati e le criptovalute. Le prime, un tempo, erano agganciate al valore di beni materiali, come l’oro posseduto da uno Stato. Oggi il loro valore è agganciato a fattori macroeconomici, come l’inflazione e la solidità economica dello Stato che le emette.

Il valore dei bitcoin invece sarebbe agganciato soltanto alle aspettative dei suoi investitori, che li acquistano e li scambiano nella convinzione che il loro valore sia destinato ad aumentare. Più che come una moneta, quindi, i bitcoin si comporterebbero come una “commodity”, una materia prima, come il grano o il petrolio, il cui valore può cambiare anche molto in seguito alle aspettative del mercato. Nonostante le fluttuazioni, però, il valore dei bitcoin non ha fatto che aumentare negli ultimi anni e molte persone che li avevano acquistati o estratti quando valevano pochi dollari sono diventati “ricchi” in seguito alla costante crescita del loro prezzo. I sostenitori delle criptovalute sostengono invece che la loro continua crescita di valore sia un segno che queste monete sono destinate a restare e a ricoprire un ruolo sempre più importante nelle nostre economie.

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