• Italia
  • giovedì 12 ottobre 2017

Perché si riparla della morte di David Rossi

Le Iene hanno raccolto i molti dubbi della famiglia sul fatto che il dirigente del Monte dei Paschi di Siena precipitato da un ufficio nel 2013 si sia davvero suicidato

(Matteo Bovo/LaPresse)

Nelle scorse settimane, in due differenti puntate, Le Iene si sono occupate di David Rossi, il responsabile dell’area comunicazione di Monte dei Paschi di Siena morto nel marzo del 2013 dopo essere precipitato da un ufficio della sede storica della banca. Le indagini aperte dalla procura dopo la morte sono state archiviate due volte, l’ultima lo scorso luglio. Del caso Rossi si stanno occupando di nuovo in quesi giorni molti giornali, a partire dai servizi delle Iene che hanno messo in fila le cose che in questa storia non tornano e diffuso le dichiarazioni dell’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini che, credendo di non essere ripreso, ha parlato di presunti festini a base di sesso e droga ai quali, ha fatto intendere Piccini senza dirlo esplicitamente, avrebbero partecipato anche magistrati e dirigenti di MPS (Piccini ha insomma esplicitato la possibilità di un qualche legame tra la morte di Rossi e questi presunti festini). Dopo le dichiarazioni di Piccini la procura di Genova (competente per le indagini sui magistrati di Siena) ha aperto un fascicolo, senza però alcuna ipotesi di reato.

Dall’inizio
La sera del 6 marzo 2013 David Rossi precipitò dalla finestra del suo ufficio, cadendo nel vicolo dietro la storica sede di MPS a Siena. Rossi era il capo dell’area comunicazione di MPS: gestiva milioni di euro in sponsorizzazioni ed era stato per anni stretto collaboratore dell’ex presidente della banca Giuseppe Mussari, condannato nel 2014 in primo grado per ostacolo alle autorità di vigilanza e ancora sotto processo.

La morte di Rossi è avvenuta in un momento molto particolare per la banca. Il caso MPS era scoppiato proprio nel gennaio 2013 quando il Fatto aveva rivelato che i due nuovi amministratori della banca, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, avevano scoperto un buco da circa 200 milioni di euro lasciato dalla precedente dirigenza. La notizia portò alle dimissioni dell’ex presidente, Giuseppe Mussari, che era stato eletto alla presidenza dell’ABI, l’associazione di categoria delle banche, dopo aver lasciato MPS in grave crisi. Il buco, secondo le ricostruzioni giornalistiche, era stato causato da alcuni contratti che utilizzavano complessi strumenti finanziari tra cui alcuni derivati, sottoscritti dalla vecchia dirigenza. Da questa rivelazione cominciarono le indagini della magistratura, che risalirono indietro nel tempo fino alla più controversa operazione compiuta dal Monte dei Paschi (l’acquisizione di Banca Antonveneta) e che portarono al coinvolgimento di molti importanti dirigenti di MPS. Rossi, che non era indagato, una decina di giorni prima della morte aveva comunque subito delle perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta.

Nel marzo del 2014 i magistrati titolari del fascicolo sulla morte di Rossi avevano concluso che si era trattato di suicidio e il giudice per le indagini preliminari aveva archiviato il caso. Nel novembre del 2015, dopo la richiesta della famiglia di Rossi che non aveva mai creduto all’ipotesi del suicidio e dopo la presentazione di nuove perizie tecniche (una grafologica, una medico legale e una sulla caduta del corpo), le indagini erano state riaperte e il corpo di Rossi era stato riesumato. La procura, però, aveva chiesto nuovamente l’archiviazione che è arrivata lo scorso luglio: il gip aveva concluso che nonostante non ci fosse «prova certa oltre ogni ragionevole dubbio della ricostruzione» della morte di Rossi, il suo si doveva ritenere un suicidio e non un omicidio per «ragionevole certezza». Nelle motivazioni del secondo decreto di archiviazione erano però citati alcuni degli errori commessi nella prima indagine.

I servizi delle Iene
Nel primo servizio, oltre a riassumere la vicenda, è stata intervistata la figlia di David Rossi, Carolina Orlandi (David Rossi sposò sua madre, vissero insieme, ma non era il padre biologico). Carolina Orlandi ha detto di non credere alla versione del suicidio, soprattutto dopo aver visto gli ultimi minuti della vita del padre registrati dalla telecamera della video-sorveglianza presente nel vicolo. Le immagini si possono vedere qui (ma attenzione perché sono immagini forti): si vede il corpo di David Rossi cadere nel vicolo dietro la sede storica della banca per 15 metri, in verticale, con il viso rivolto al muro. E poi si vede Rossi ancora vivo che muove le braccia e la testa, per altri ventidue minuti. I soccorsi sono arrivati quaranta minuti dopo la morte, quindi a un’ora dalla caduta. A partire da questo video vengono elencate le carenze della ricostruzione effettuata dalla procura e evidenziate invece dagli avvocati e dalla famiglia di Rossi.

Un consulente della famiglia ha spiegato per esempio che un suicidio comporta uno slancio e un abbandono del corpo che invece non sono visibili nelle immagini della telecamera di sorveglianza e, soprattutto, che in qualunque modo l’uomo si fosse lasciato andare dalla finestra si sarebbe verificata una rotazione del suo corpo, che non c’è stata. Nel video si vede poi all’inizio del vicolo la figura di un uomo al telefono che, sempre secondo le ricostruzioni del perito di parte, avrebbe visto il corpo. Non si è mai saputo chi fosse quest’uomo, che non è tra le persone che hanno chiamato i soccorsi. Dall’analisi del video risulta anche la sagoma di un’altra persona che si affaccia per mezzo secondo nel vicolo, quando Rossi era ancora agonizzante. Le immagini sono però molto sfocate: non si vede l’uscita dal vicolo di questa stessa sagoma, si riescono ad individuare solo le gambe, e il perito ha ipotizzato che il video stesso sia stato manomesso.

E poi ci sono le ferite sul viso di Rossi, i lividi sulle braccia, un ematoma sulla pancia e una contusione all’inguine e quella sul polso in corrispondenza dell’orologio che non sarebbero compatibili con la caduta, e che fanno pensare invece che Rossi sia stato picchiato prima di cadere. Antonella Tognazzi, vedova di Rossi, in un’intervista sul Corriere della Sera ha spiegato che anche l’anatomopatologa Cristina Cattaneo incaricata dalla procura ha scritto «che sul corpo di mio marito c’erano segni non compatibili con una caduta ma riconducibili a una colluttazione». Nel video, mezz’ora dopo la caduta del corpo si vede poi un oggetto cadere dall’alto. Secondo gli avvocati di Rossi potrebbe essere l’orologio che poi è stato effettivamente trovato nella posizione in cui si è fermato l’oggetto lanciato. Le lancette dell’orologio risultano segnare un’ora successiva alla caduta stessa (la storia dell’orologio è comunque piuttosto complicata e si può leggere per esteso qui).

Durante le prime indagini, infine, molti elementi che sarebbero stati utili non sono stati presi in considerazione: non sono stati chiesti i tabulati e i dati delle celle telefoniche dei cellulari transitati nella zona della banca quella sera, non sono stati acquisiti i video registrati dalle 12 telecamere interne e esterne alla banca di quel giorno, l’unico video in cui si vede la caduta non è integrale ma è stato tagliato (e secondo alcuni manomesso); i vestiti di Rossi, prima sequestrati, sono poi stati distrutti senza essere analizzati, non è stato fatto nell’immediato l’esame istologico delle ferite trovate sul suo corpo per stabilire se risalissero a prima o dopo la caduta, non è stato eseguito l’esame di DNA sul corpo di lui, sull’orologio, sui suoi telefoni per scoprire se ci fosse qualcuno nel suo ufficio e gli esami eseguiti dopo la riesumazione non hanno portato a niente: le tracce si erano cancellate. E ancora: i fazzoletti sporchi di sangue trovati nell’ufficio di Rossi sono stati distrutti senza essere analizzati, non sono state identificate le persone presenti in banca al momento della caduta di Rossi dalla finestra, non è stato aperto un fascicolo per omissione di soccorso per rintracciare la persona che si vede entrare nel video.

La prova principale che si sia trattato di suicidio, si dice nel servizio delle Iene, è una mail inviata da Rossi due giorni prima di morire all’ex amministratore delegato di MPS, Fabrizio Viola, in cui si dice: «Help, stasera mi suicido, sul serio. Aiutatemi!!!». Poche ore dopo, quello stesso giorno, Rossi aveva inviato altre mail in cui chiedeva il contatto «con questi signori» (l’ipotesi è che facesse riferimento implicito ai magistrati) che l’avrebbero «male inquadrato come elemento di un sistema e di un giro sbagliati». Scrive anche che i magistrati stavano cercando di ricostruire «gli scenari politici e i vari rapporti» e anche che, avendo lui lavorato con il comune, la fondazione, la banca, l’ex presidente Giuseppe Mussari e altri dirigenti poteva essere in grado di chiarire molte cose.

Cosa ha detto l’ex sindaco Pierluigi Piccini
Nel secondo servizio delle Iene, andato in onda l’8 ottobre, una settimana dopo il primo, c’è Pierluigi Piccini, ex dirigente del Monte dei Paschi ed ex sindaco di Siena dal 1993 al 2001 che aveva lavorato per molti anni con Rossi, che era stato anche suo portavoce. Piccini, chiedendo di non essere ripreso, ha detto di non credere all’ipotesi del suicidio (dice anche «la città non crede al suicidio»), ha parlato delle molte anomalie nelle indagini e ha spiegato che Rossi aveva fatto un errore: aveva cioè fatto chiaramente capire che sarebbe andato a parlare con i magistrati.

Piccini parla soprattutto di una «storia parallela», così l’ha definita, che potrebbe spiegare il motivo della presunta compromissione delle indagini: cita alcuni festini a base di sesso e droga ai quali, lascia intendere, avrebbero partecipato anche magistrati e dirigenti della banca. Uno dei luoghi dove si sarebbero svolti questi festini sarebbe una villa nella campagna toscana, tra Siena e Arezzo. Mercoledì 11 ottobre Piccini è stato intervistato dal Corriere della Sera e ha ripetuto quanto si sente nel servizio:

Conferma le accuse dottor Piccini?

«Io non accuso nessuno riporto soltanto quello che mi è stato raccontato e che tutti a Siena sanno».

Ci dica che cosa sanno i senesi.

«Che David Rossi non si è ucciso, ma è stato assassinato. E io, che David lo conoscevo molto bene, ne sono assolutamente convinto. Nulla di nuovo».

Ma lei ha parlato anche di orge a base di droga alle quali avrebbero partecipato magistrati. E questa è una notizia-bomba…

«Io ho solo riportato voci che mi ha raccontato qualcuno, mi sembra un avvocato romano, e anche queste circolano da tempo in città. Non sono novità, almeno per noi senesi. Lei pensi che nel 2013 durante un’assemblea del Monte dei Paschi un consigliere comunale parlò pubblicamente di personaggi orgiastici e pervertiti».

E che cosa avrebbero a che fare i festini con la morte di David Rossi?

«Non spetta a me indagare. Io so soltanto che, appena due giorni prima di morire, David mandò un messaggio a un alto dirigente di Monte dei Paschi avvertendolo che avrebbe raccontato tutto ai magistrati. Queste cose le sto ripetendo da anni».

Dopo le dichiarazioni di Piccini la procura di Genova ha aperto un fascicolo, su segnalazione del procuratore capo di Siena, al momento senza ipotesi di reato. Gli avvocati della famiglia Rossi, nel frattempo, hanno fatto sapere che stanno continuando a lavorare per arrivare alla riapertura dell’indagine.

Mostra commenti ( )