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  • giovedì 12 ottobre 2017

La Valle d’Aosta è piena di problemi

Oltre alle dimissioni del presidente della regione, ha a che fare con la crisi dei casinò e del settore edilizio, racconta Marco Imarisio sul Corriere della Sera

Il casinò di Saint-Vincent, in Valle d'Aosta, l'8 marzo 2013 (ANSA/Thierry Pronesti)

Le dimissioni del presidente della Valle d’Aosta Pierluigi Marquis hanno fatto tornare l’attenzione dei giornali sulla situazione di questa piccola regione. Non si parla solo dell’indagine per calunnia su Marquis ma anche di vari problemi economici, prima tra tutti la crisi dei casinò. Ne ha scritto sul Corriere della Sera Marco Imarisio in un articolo dedicato a tutti i guai della Valle d’Aosta.

«Ciao Franco, sali che andiamo». L’autista saluta i pochi passeggeri, chiamandoli per nome. Uno per uno. Tanto sono solo nove, persi in un pullman da quaranta posti. Allo stallo 5 del parcheggio davanti alla stazione di Torino si conoscono tutti. L’autobus della Sadem per Saint Vincent parte alle 20.30, e si ferma solo all’ingresso del casinò. Franco, dirigente Fiat in pensione, vedovo, ultrasettantenne, si fa nostalgico. «Una volta veniva a prenderci un maggiordomo in frac e ci scortava ai tavoli da gioco. Adesso non ne vale più la pena. Siamo rimasti in quattro gatti. Noi e loro, clienti e dipendenti». Alle undici di sera di un mercoledì di ottobre le luci del Gran Casinò della Vallée sono tutte accese e sfavillanti ma il grande atrio all’ingresso è vuoto. Cinque croupier aspettano i clienti e intanto cercano sul telefonino notizie sul loro destino. La Regione ha stanziato altri sei milioni di euro che serviranno ad agevolare le uscite, 264 esuberi su 610 dipendenti. Il bilancio della casa da gioco è in rosso per 38 milioni 377 mila e 900 euro.

«Quest’angolo del Piemonte incastrato tra Francia e Svizzera, incuneato tra le cime più alte, è una comunità d’importanza europea da quando l’autonomia gli fu concessa». Nel suo Viaggio in Italia, Guido Piovene definiva la Valle d’Aosta un miracolo in divenire. Ancora nel 2010 la grande crisi non aveva raggiunto la regione più piccola d’Italia, 130 mila abitanti, meno di Parma o di Brescia. La disoccupazione viaggiava al 5,2%. Nel 2016 il dato è salito all’9,8%, quasi il doppio. Con il 35% dei giovani sotto i trent’anni senza impiego. Ogni cosa finisce, anche i miracoli.

(Continua a leggere sul Corriere della Sera)

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