Ma funzionerà, questa legge elettorale?

Secondo il giurista Sabino Cassese serviranno coalizioni solide e lungimiranti, servirebbero

(ANSA/ETTORE FERRARI)

Sul Corriere della Sera il giurista Sabino Cassese si è chiesto se la legge elettorale che si sta votando in questi giorni alla Camera – il cosiddetto “Rosatellum”, dal nome del capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato – sarà anche una legge “risolutiva”, cioè fatta per durare, o se, come spesso avvenuto negli ultimi tempi, tra non molto il Parlamento sarà nuovamente costretto a cambiarla (qui abbiamo spiegato come funziona il nuovo sistema). Cassese fa notare che mentre nel resto del mondo i sistemi elettorali sono molto stabili (si cambiano in rare occasioni e durano per decenni), l’Italia ha avuto in 150 anni di storia 12 sistemi elettorali diversi, tre soltanto nell’ultimo quindicennio, che passeranno a quattro se il Rosatellum dovesse essere approvato.

Il punto, però, è come capire se una legge elettorale funzioni. Secondo Cassese: «Per coloro che amano misurare la governabilità chiedendosi se la sera del voto il Paese saprà chi va al governo, la scelta in corso di discussione è deludente». Con l’attuale legge in discussione, infatti, ci sarà un vincitore certo soltanto se una delle coalizioni che si presenteranno otterrà molti più consensi dei suoi rivali, diciamo più del 40 per cento del totale dei voti espressi. D’altro canto, con un elettorato diviso in maniera più o meno equivalente tra tre forze politiche differenti, è molto complesso inventare una legge elettorale che garantisca la maggioranza del parlamento a un’unica forza che nel paese è una minoranza.

Attendiamo con il dovuto scetticismo il nuovo parto del Parlamento in materia elettorale. Si sono succeduti negli ultimi tempi due tentativi falliti, di reintrodurre la legge Mattarella e di scegliere un sistema simile (alla lontana) a quello tedesco. La nuova proposta (Rosato) contiene una formula per un terzo maggioritaria, per due proporzionale. Pone la soglia di sbarramento al 3 per cento. Consente pluricandidature. Prevede listini bloccati, senza preferenze. Non consente voto disgiunto tra liste e candidati. Principalmente, armonizza la formula elettorale delle due Camere. L’argomento principale a favore della proposta è quello di rendere omogenei i sistemi elettorali della Camera e del Senato. Ma ci si può chiedere se, bocciando, nel dicembre scorso, il referendum costituzionale (che rendeva solo una delle due Camere elettiva), il popolo italiano non abbia voluto implicitamente conservare due Camere elette con sistemi diversi (come negli Stati Uniti), così costringendo le forze politiche a mettersi d’accordo. In sostanza, se il popolo italiano non riponga sufficiente fiducia in una sola forza politica, rendendo così necessario governare mediando e negoziando (come si è fatto per lunga parte della storia repubblicana). Il sistema che viene ora proposto, in questo terzo tentativo, ha una sua logica, spingendo a coalizioni, di destra, di sinistra, o di altro tipo.

Se i 5 Stelle ne risultano danneggiati, è per loro colpa, perché rifiutano orgogliosamente di coalizzarsi. Il sistema proposto consente di allearsi restando separati, fa rivivere una quota maggioritaria, semplifica il processo elettorale. Sono questi gli argomenti che dovrebbero utilizzare i sostenitori della proposta Rosato, non l’argomento contingente che la Corte costituzionale lasciò, nel pronunciarsi sulla legge Calderoli, alcuni punti aperti, che possono esser ricuciti solo dalla legge (o da un decreto legge approvato «in articulo mortis» dal governo e necessariamente convertito in legge dal Parlamento successivo). Sembrano peccati veniali quelli relativi al modo di arrivare alla conclusione di questi sforzi (si è fatto abbondante ricorso alla fiducia per ogni tipo di decisione e l’alta maggioranza raggiunta in Parlamento, con una parte delle opposizioni, compensa l’atto di forza del governo) e alla modifica delle regole del gioco poco prima di cominciare il gioco (procedura poco corretta, ma non illegittima costituzionalmente). Il mondo politico, in questi giorni, si chiede «con chi» si fa la nuova legge elettorale. C’è chi si scandalizza che raccolga i consensi del Partito Democratico, di Alternativa Popolare, di Forza Italia e della Lega. C’è, invece, da porsi una domanda più importante: questa legge elettorale sarà risolutiva? È una scelta fatta per durare, oppure dovremo ricominciare da capo?

(Continua a legge su Corriere.it)

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