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  • mercoledì 11 ottobre 2017

Anche Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie accusano Harvey Weinstein

Con le testimonianze delle due attrici, le accuse al potente produttore cinematografico americano sono aumentate ancora. Lui, intanto, è stato lasciato dalla moglie

Gwyneth Paltrow e Harvey Weinstein alla festa per i 50 anni del National Film Theatre a Londra, 20 ottobre 2002 (Getty Images)

L’attrice Gwyneth Paltrow ha accusato Harvey Weinstein, potente produttore cinematografico di Hollywood, di avere avuto con lei un comportamento sgradevole e sessualmente inopportuno. Paltrow ha raccontato l’episodio al New York Times: «Ero una ragazzina, ero appena stata assunta, ero pietrificata».

Lei aveva 22 anni e lui l’aveva appena scritturata per Emma, un film prodotto dalla Miramax, la società di produzione che Weinstein aveva fondato col fratello Bob. Era il 1996 e i due si erano incontrati per lavoro in un hotel a Hollywood: lei si aspettava un pranzo con altri collaboratori, lui invece l’aveva invitata nella sua stanza, aveva cercato di farsi fare un massaggio e di portarla in camera da letto; lei scappò, raccontò tutto a Brad Pitt, all’epoca suo fidanzato, che alla prima occasione in cui rivide Weinstein gli disse di non provare più a toccarla. Weinstein chiamò furibondo Paltrow – «fu una cosa brutale» – e le intimò di non raccontare mai niente a nessuno: Paltrow cercò di dimenticare l’episodio, continuò a lavorare con Weinstein – che nel 1998 produsse Shakespeare in Love, il film che la rese famosa – posò sul red carpet con lui, lo ringraziò pubblicamente e, temendo la sua influenza e le sue ritorsioni, è rimasta in silenzio fino a ora, dopo che un’inchiesta del New York Times di Jodi Kantor e Megan Twohey ha raccolto le testimonianze di numerose donne molestate da Weinstein negli ultimi 30 anni, spesso messe a tacere con soldi e minacce.

Gwyneth Paltrow, Rosanna Arquette, Mira Sorvino (e nella fila sotto) Rose McGowan, Angelina Jolie Pitt e Asia Argento, tra le attrici che hanno accusato Harvey Weinstein di molestie
(AP Photo/File)

Negli ultimi giorni le testimonianze contro Weinstein sono diventate sempre di più, come mostra questo elenco compilato in ordine cronologico da Slate. Ronan Farrow ha riportato in un articolo sul New Yorker i racconti di sette attrici molestate da Weinstein, e aggiunto che 13 donne gli hanno confermato di essere state sessualmente molestate da lui tra gli anni Novanta e il 2015. Tra loro c’è anche Angelina Jolie, che ha raccontato che a fine anni Novanta, ai tempi di Scherzi del cuore, lui la importunò nella sua camera d’albergo: «Ho avuto una brutta esperienza con Harvey Weinstein da giovane, per questo smisi di lavorare con lui e consigliai altri a non farlo». L’elenco comprende anche Rosanna Arquette, che recitò in Pulp Fiction, un altro film prodotto da Weinstein, l’attrice francese Judith Godrèche e Asia Argento, che ha raccontato che Weinstein – che aveva prodotto il film in cui recitava, B. Monkey – Una donna da salvare – la obbligò a subire sesso orale e che lei non raccontò nulla perché lui «l’avrebbe distrutta» come aveva fatto con altre persone.

Argento ha anche detto a Farrow di aver inserito nel film Scarlet Diva una scena simile all’episodio di violenza subita da Weinstein, dove un’aspirante attrice viene sessualmente aggredita da un produttore in una camera d’albergo. Dopo averla vista Weinstein si sarebbe riconosciuto e le avrebbe detto «Ah ah, molto divertente», ma si sarebbe anche scusato. Dopo l’intervista Argento ha pubblicato la scena su Twitter, mentre i legali di Weinstein hanno precisato che «nega decisamente qualsiasi accusa di sesso non consensuale».

Sempre il New Yorker ha diffuso una registrazione audio del 2015 in cui si sente Weinstein mentre cerca di convincere la modella Ambra Gutierrez ad avere un rapporto con lui: Gutierrez registrò tutto e andò a denunciarlo alla polizia, raccontando che le si era buttato addosso, le aveva afferrato il seno e aveva cercato di infilarle una mano sotto la gonna mentre lei cercava di allontanarlo dicendo «mi sento davvero a disagio», «per me non è normale», «no, non voglio».

Dopo l’inchiesta del New York Times, Weinstein ha ammesso le sue colpe e riconosciuto di aver causato «molto dolore»: è stato licenziato dalla sua società di produzione,  la Weinstein Company, insieme ad altre otto persone del Consiglio di amministrazione; stando alle accuse sempre più numerose raccolte dai giornali, l’azienda era al corrente del comportamento di Weinstein, lo tollerava e cercava di coprirlo. Farrow per esempio ha scritto che 16 sue assistenti o ex assistenti hanno assistito nel tempo a comportamenti sessualmente inopportuni da parte di Weinstein. La moglie, Georgina Chapman, con cui è sposato dal 2007, ha detto di volerlo lasciare per concentrarsi solo sui loro due figli: «il mio cuore è spezzato per tutte quelle donne che hanno sofferto un dolore tremendo a causa di queste azioni imperdonabili». Anche lei non è una qualunque nel mondo di Hollywood: nel 2004 ha fondato insieme a Keren Craig l’azienda di moda di lusso Marchesa, una di quelle che, per il gusto molto femminile e scenografico, sfila più frequentemente sui red carpet.

La storia di Weinstein sta attirando molta attenzione perché racconta molto sul mondo di Hollywood e ne conferma alcuni stereotipi. Weinstein è un importante finanziatore del Partito Democratico, si è impegnato spesso in iniziative e campagne in favore dei diritti delle donne ma allo stesso tempo ha approfittato senza scrupoli della sua posizione di potere, molestando quelle che lavoravano per lui e facendo pesare la sua influenza per metterle a tacere. In questo modo è riuscito a far tacere per anni mezza Hollywood che, anche quando la storia è venuta fuori – tranne pochi casi, come Lena Dunham, Brie Larson, Seth Rogen e Meryl Streepha tardato molto a condannarla, come ha scritto Brooks Barnes qualche giorno fa sul New York Times.

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