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  • lunedì 9 ottobre 2017

In Libia la milizia appoggiata dall’Italia ha perso

Il gruppo armato che bloccava le partenze dei migranti è stato sconfitto dopo settimane di scontri, e ci sono due conseguenze importanti

(MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)

A Sabratha, la città costiera libica da dove parte la maggior parte dei barconi di migranti diretti in Europa, da tre settimane erano in corso scontri fra le milizie armate locali per il controllo della città e delle sue risorse. Gli scontri sono finiti da qualche giorno. La milizia con cui l’Italia e il governo di unità nazionale di Fayez al Serraj si erano alleate per fermare il flusso di migranti è stata sconfitta e ha perso il controllo della città. Gli scontri sono stati vinti da una coalizione di forze fra cui spicca una milizia appoggiata dal generale Khalifa Haftar, che non riconosce il governo di Serraj e che controlla buona parte della Libia orientale.

È una notizia importante per due ragioni. Primo: gli scontri rischiano di avere conseguenze sulle condizioni di migliaia di migranti presenti nei centri di detenzione della città, controllati fino a pochi giorni fa dalla milizia sconfitta. L’ufficio locale dell’agenzia ONU per i rifugiati ha scritto che seimila migranti hanno urgente bisogno di cibo, acqua e assistenza medica. Secondo: sostenendo questa milizia, l’Italia sperava di stabilizzare la zona per ridurre i flussi di migranti. Grazie a questo piano dalla metà di luglio gli sbarchi di migranti in Italia sono sensibilmente diminuiti, ma ora le cose potrebbero cambiare.

La milizia sconfitta è quella dei Dabbashi, una delle più potenti della città. Dal 2015 si occupava della sicurezza dell’impianto di Eni per l’estrazione di petrolio nel vicino paese di Mellita, e in questi anni ha espresso sia il capo della divisione locale dello Stato Islamico (o ISIS) sia quello della Guardia Costiera. Prima di riciclarsi come milizia anti-traffico di migranti, la famiglia Dabbashi era anche molto attiva nel traffico di migranti. Qualche settimana fa era stata attaccata da alcune milizie fra cui spiccano “Operations Room”, una forza anti-ISIS dichiaratamente appoggiata da Haftar (che in passato si era anche dichiarata fedele a Serraj), e la “Brigata Wadi”, una milizia islamista molto radicale anch’essa legata ad Haftar. Secondo analisti e funzionari lo scontro è stato causato proprio dalla decisione del governo italiano di appoggiare e finanziare alcune milizie, fra cui quella dei Dabbashi, cosa che ha dato loro potere e legittimazione.

Le cartucce abbandonate in una strada di Sabratha, 7 ottobre 2017 (MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)

Il comandante di Operations Room ha detto che gli scontri di queste settimane hanno causato 17 morti e 164 feriti, ma Associated Press ha scritto invece che ci sono centinaia di morti. Secondo Reuters i combattimenti hanno lasciato alcuni segni sulla città: diverse case della via principale sono state colpiti da razzi o incendiate. Non è chiaro quali siano le condizioni dell’impianto di Mellita: Reuters scrive anche che per ora Operations Room si è sostituita al clan dei Dabbashi nella gestione della sicurezza, e non parla di danni alle strutture di Eni.

Una casa danneggiata dagli scontri a Sabratha, 7 ottobre 2017 (MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)

Operations Room ha annunciato che intende proseguire l’attività della famiglia Dabbashi contro il traffico di migranti, ma non è chiaro se abbia già degli accordi col governo di Serraj o con le autorità italiane o europee. Sul Foglio, Daniele Raineri ha fatto notare che da qualche tempo il governo italiano e quello francese hanno iniziato a rafforzare i contatti con Haftar: a fine settembre il generale libico aveva incontrato due importanti ministri italiani, Marco Minniti e Roberta Pinotti, e il presidente francese Emmanuel Macron, che aveva già visto a giugno insieme a Serraj.

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