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  • domenica 8 ottobre 2017

Chi era Stephen Paddock

Nessuno riesce a spiegarsi cosa abbia spinto l’uomo della strage di Las Vegas a uccidere 58 persone: il New York Times ha provato a capirlo ricostruendone la storia

Stephen Paddock, l'uomo che ha ucciso 58 persone a Las Vegas, in una foto senza data che Eric Paddock ha dato ai giornalisti (Courtesy of Eric Paddock via AP)

La polizia americana non sa ancora perché Stephen Paddock abbia sparato sul pubblico di un concerto country a Las Vegas uccidendo 58 persone, la sera del primo ottobre, prima di suicidarsi. Nei precedenti casi di sparatorie di massa negli Stati Uniti gli investigatori sono sempre riusciti a risalire alle motivazioni degli attentatori in poco tempo: con Paddock sono invece in difficoltà, perché l’uomo non aveva particolari affiliazioni politiche o convinzioni religiose, né patologie psichiatriche, per quanto se ne sappia. In breve, ciò che sappiamo di Paddock è che aveva messo da parte molti soldi facendo investimenti immobiliari, che amava giocare d’azzardo e non aveva molti amici. Il New York Times ha cercato di trovare una spiegazione alla sparatoria con un lungo articolo in cui ha ricostruito in modo più dettagliato la vita di Paddock.

 una sintetica descrizione di Paddock che riassume le sue apparenti contraddizioni:

«Era un giocatore d’azzardo che non correva rischi. Un uomo che possedeva case dappertutto, ma non viveva davvero in nessuna. Uno che amava la vita di divertimenti dei casinò, ma guidava un anonimo minivan e indossava vestiti dimessi, anche sciatti, ciabatte e tute. Non usava Facebook o Twitter, ma ha passato gli ultimi 25 anni fissando gli schermi dei video poker».

Paddock nacque nel 1953 in Iowa, lo stato di cui era originaria sua madre, Irene Hudson. Lei faceva la segretaria, mentre suo padre, Patrick Benjamin Paddock, era un rapinatore di banche e un ladro di automobili che fu inserito anche nella lista di persone più ricercate dall’FBI. I documenti dell’agenzia su Patrick Benjamin Paddock dicono che era un appassionato giocatore di bridge e che i medici avevano valutato fosse uno «psicopatico con possibili tendenze suicide». Lui e Hudson ebbero quattro figli maschi: Stephen Paddock era il maggiore. Nel 1960, quando Paddock aveva sette anni, suo padre fu arrestato e sua madre portò la famiglia nel sud della California. Non raccontò mai ai figli dove fosse il padre e li mantenne solo con il suo stipendio da segretaria; per questo Paddock e i suoi fratelli erano abituati a ristrettezze economiche. Nel 1968 Patrick Benjamin Paddock evase di prigione, ma non raggiunse la famiglia: iniziò una nuova vita in Oregon, usando un altro nome.

Il padre di Stephen Paddock, Patrick Benjamin Paddock, noto anche come Benjamin Hoskins Paddock, in una fotografia del 1979 scattata in Oregon (Charlie Nye/The Register-Guard via AP)

Stando a suo fratello Eric, Stephen Paddock fece diversi lavori, che sceglieva non in base a una sua passione, ma soltanto perché pensava potessero renderlo ricco. Quando frequentava la California State University, durante la notte lavorava in un aeroporto; poi lavorò per l’agenzia delle entrate americana, come revisore contabile, e poi nell’industria aerospaziale. Nessuno di questi lavori gli permise in realtà di arricchirsi, come invece fece grazie a una serie di investimenti immobiliari, prima in zone economicamente depresse di Los Angeles e poi anche in altri stati.

Secondo i documenti catastali, Paddock comprò il suo primo condominio nel 1987. L’edificio comprende trenta appartamenti e si trova a Los Angeles, vicino alla University of Southern California. Paddock ristrutturò gli appartamenti imparando da autodidatta a fare lavori di idraulica e a installare gli impianti di aria condizionata. Dato che come proprietario di case in affitto cominciò ad accumulare denaro, suo fratello Eric gli affidò i propri risparmi perché li investisse nel settore immobiliare, e divenne suo socio. Grazie ai soldi fatti in questo modo, sia Eric Paddock che Irene Hudson oggi sono benestanti: la donna vive in un appartamento a Mesquite, in Texas, compratole proprio da Paddock.

Parlando con le persone che lo conoscevano come proprietario di appartamenti, il New York Times ha scoperto che Paddock era un buon padrone di casa: teneva gli affitti bassi, era disponibile, ascoltava le lamentele dei suoi affittuari e ricordava tutti i loro nomi. Todd Franks, un agente immobiliare di Dallas che lo conosceva, ha detto che era un buon negoziatore e un uomo d’affari esperto, che sapeva ottenere ciò che voleva alle sue condizioni. Si innervosiva quando le persone facevano cose stupide, e teneva molto a difendere le sue proprietà: durante le rivolte di Los Angeles nel 1992, salì sul tetto del condominio che possedeva con una pistola, per difenderlo nel caso arrivassero i rivoltosi.

Il primo condominio comprato da Paddock, a Los Angeles:

Negli anni Paddock si sposò due volte, ma sempre per brevi periodi, e non ebbe figli; da alcuni anni aveva una compagna, Marilou Danley, che nelle prime ore delle indagini su Paddock era stata cercata dalla polizia come possibile complice. Potendoselo permettere, Paddock cominciò a giocare d’azzardo e negli anni Duemila «i casinò divennero il suo habitat naturale». Le persone che lo hanno conosciuto in questo ambiente dicono che gli piaceva essere servito, guardare gli spettacoli e mangiare bene, che era arrogante e sembrava si sentisse superiore agli altri.

John Weinreich, un ex amministratore del casinò dell’Atlantis Casino Resort Spa di Reno, in Nevada, ha raccontato al New York Times che quando Paddock voleva mangiare mentre stava giocando d’azzardo, pretendeva che gli fosse servito subito. Spesso ordinava le stesse cose a un secondo cameriere, se ciò che aveva chiesto non arrivava in fretta. Weinreich ha detto anche che Paddock era inflessibile ma anche molto intelligente: «Lo paragonerei a uno scacchista: molto analitico e bravo con i numeri. Sembrava usare il cervello a una velocità maggiore di quella della maggior parte delle persone che giocano d’azzardo».

A volte Paddock invitava suo fratello Eric e i suoi figli a passare un finesettimana con lui in un hotel di lusso, ma la maggior parte delle volte andava nei casinò da solo. Una volta passò quattro mesi in un unico hotel di Las Vegas a giocare d’azzardo. Un esperto di gioco d’azzardo che ha parlato con il New York Times ha definito Paddock come una persona piuttosto abituata a buttare via i soldi: in una sola sessione di gioco, che poteva durare anche diversi giorni, Paddock era capace di perdere anche 100mila dollari (l’equivalente di 85mila euro). Negli ultimi mesi Paddock potrebbe aver perso una quantità di denaro del genere al Red Rock Casino di Las Vegas.

Paddock non giocava con le slot machine, con cui non si può usare alcun tipo di strategia per provare a vincere, ma con i video poker: se il giocatore conosce bene la macchina con cui sta giocando, può fare delle previsioni su come si comporterà e sfruttarle per vincere. Paddock occupava per ore e ore dei video poker per impararne il funzionamento e poi sfruttarlo a suo vantaggio, soprattutto nelle giornate in cui i casinò facevano delle promozioni per cui ogni vincita valeva di più. In una di queste occasioni, Paddock entrò in un casinò due ore in anticipo rispetto all’orario di inizio della promozione e tenne per sé due video poker, che secondo le informazioni che aveva raccolto da altri giocatori erano le migliori, per le successive 14 ore.

Le persone che conoscevano Paddock come giocatore d’azzardo non si spiegano perché abbia sparato sul pubblico del concerto del primo ottobre, così come i suoi famigliari, e pensano che la sparatoria non abbia nulla a che fare con il denaro. Paddock era in buoni rapporti con i gestori degli hotel e dei casinò MGM, con quelli del Mandalay e del Bellagio. Era conosciuto come un buon cliente e per questo poteva chiedere un credito ai casinò fino a 100mila dollari per poter giocare, ma non arrivava mai a usarli tutti.

Anche i suoi vicini non sanno spiegarsi perché Paddock abbia compiuto una strage, ma loro lo conoscevano ancora meno dei gestori dei casinò e dei suoi inquilini, perché si faceva raramente vedere nelle case in cui in teoria abitava. L’unica vera opinione dei suoi vicini è che fosse riservato – attorno e sul retro della sua casa di Reno aveva eretto un alto steccato che nascondeva l’abitazione alla vista della strada – e maleducato.

John McKay, un vicino di casa di Paddock, ha raccontato al New York Times che un giorno lo salutò e gli augurò un buon Natale mentre stava addobbando la propria casa: Paddock gli passò vicino, ma non rispose al saluto né si voltò verso McKay. McKay ha raccontato anche di un’altra occasione, quando, cercando di fare conversazione durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2016, chiese a Paddock cosa pensasse di Donald Trump e lui non gli rispose nulla. La moglie di McKay, Darlene, ricorda questa reazione con stupore: «Praticamente tutti hanno qualcosa da dire su Trump».

La casa di Stephen Paddock a Reno, in Nevada, fotografata il 4 ottobre 2017 (AP Photo/Jonathan Cooper)

Fino al 2010 Paddock aveva anche avuto l’hobby del volo: nel 2003 aveva preso la patente per pilotare gli aerei e tra le sue proprietà immobiliari alcune erano in cittadine del Nevada e nel Texas servite da piccoli aeroporti, dove Paddock lasciava i suoi aeroplani. Allo scadere dei certificati medici che gli permettevano di volare, però, Paddock non se li fece rinnovare, smettendo così di pilotare aerei. Un’altra cosa che sappiamo è che ogni tanto viaggiava: nel 2013, per il suo sessantesimo compleanno, andò nelle Filippine, il paese originario della famiglia di Danley, e ci rimase per cinque giorni. Nel 2014 la coppia rifece lo stesso viaggio.

I fratelli di Paddock non si sarebbero mai aspettati gesti violenti da parte sua, ma Danley ha detto agli investigatori che negli ultimi mesi Paddock sembrava stare peggio del solito, sia mentalmente che fisicamente. La polizia di Las Vegas pensa che Paddock potesse avere una doppia vita, legata in qualche modo al suo acquisto di armi da fuoco. Cominciò a comprarne nel 1982 e dallo scorso ottobre la frequenza di acquisti crebbe moltissimo: le ultime le comprò il mese scorso. «Vorrei potervi dire che era un orribile bastardo, che lo odio, che lo avrei ucciso se avessi potuto. Ma non posso dirlo. Non era così. Dobbiamo scoprire cosa gli è successo. Qualcosa è successo a mio fratello», ha detto al New York Times Eric Paddock.

Paddock si è ucciso sparandosi mentre la polizia stava cercando di entrare nella camera del Mandalay Bay da cui aveva sparato sulla Strip. Quando la polizia è entrata nella stanza, Paddock aveva ancora indosso i guanti, che metteva spesso per proteggere la sua pelle sensibile. Non ha lasciato messaggi: sull’unico foglio trovato dalla polizia c’erano scritti dei numeri, che secondo una fonte interna alle indagini citata da CNN consistevano in calcoli sulla distanza del pubblico del concerto e sulla traiettoria dei proiettili.

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