Le banche e le aziende che se ne stanno andando dalla Catalogna

L'ultima è Caixa, la terza banca spagnola, preoccupata come le altre delle conseguenze dell'eventuale secessione e incoraggiata dal governo centrale

La sede sociale della banca Caixa a Barcellona, il 5 ottobre 2017 (PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images)

Ieri il consiglio di amministrazione di Caixa, la più grande banca catalana e la terza più grande della Spagna, ha deciso di spostarne la sede da Barcellona a Valencia, dopo il referendum sull’indipendenza della Catalogna e l’apparente determinazione del governo della regione ad applicarne il risultato. Non è la prima società di cui è stato deciso il trasferimento dalla Catalogna al resto della Spagna, visto il rischio che la situazione di incertezza politica catalana abbia presto conseguenze economiche: i casi principali sono stati quelli del Banco Sabadell, una delle più antiche banche catalane, che il 5 ottobre ha deciso di spostare la sua sede da Barcellona ad Alicante, e di Gas Natural, una multinazionale del settore energetico di cui Caixa detiene più del 30 per cento delle azioni, e il cui consiglio di amministrazione ha votato per spostarsi a Madrid.

Caixa ha potuto decidere il trasferimento della propria sede con la semplice votazione del consiglio di amministrazione, senza dover indire un’assemblea degli azionisti come previsto dal proprio statuto, grazie a un apposito decreto del governo centrale spagnolo approvato ieri ed entrato in vigore oggi, e che è stato interpretato come un ulteriore tentativo di mettere in difficoltà le istituzioni catalane. Nel comunicato con cui ha annunciato lo spostamento della sua sede, Caixa ha detto che la decisione non comporterà il trasferimento dei dipendenti.

Altre società che hanno deciso di trasferire le proprie sedi fuori dalla Catalogna sono Banco Mediolanum, la controllata spagnola di Banca Mediolanum, che si sposterà a Valencia; l’istituto di credito cooperativo Arquia Banca, che andrà a Madrid così come la società di telecomunicazioni Eurona, l’azienda di biotecnologie Oryzon e l’azienda del settore tessile Dogi International. I titoli in borsa delle società quotate che hanno deciso di trasferirsi sono tutti saliti, dopo l’annuncio degli spostamenti, mentre sono scesi quelli di altre aziende che non hanno fatto annunci simili. Lo spostamento delle sedi sociali era sentito come una necessità urgente soprattutto dalle banche, che temevano che i propri clienti trasferissero altrove il denaro prima dell’approvazione della dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del parlamento catalano, che secondo i giornali potrebbe arrivare la prossima settimana.

Non si sa ancora praticamente niente di quali potranno essere le conseguenze economiche di un’eventuale secessione della Catalogna, che attualmente è una delle più ricche e industrializzate regioni della Spagna e d’Europa. Questa incertezza preoccupa molto le società con sede in Catalogna, che ad oggi non hanno vere garanzie riguardo al proprio futuro, visto che il referendum continua ad essere considerato illegale dalle istituzioni spagnole ed europee.

Il governo catalano ha creato una commissione speciale per cercare di fermare i trasferimenti delle società, ma per ora non è stata presa nessuna misura. La Candidatura di Unità Popolare (CUP), il partito indipendentista e di estrema sinistra catalano, che appoggia il governo locale, aveva chiesto un boicottaggio delle banche intenzionate a spostare la loro sede sociale fuori dalla Catalogna.

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