Le foto della camera dell’uomo che ha sparato a Las Vegas

Stanno circolando le prime immagini dei fucili e delle munizioni trovate nella suite di Stephen Paddock al Mandalay Hotel

Alcune testate internazionali, tra cui il Daily Mail e CNN, hanno pubblicato fotografie della stanza dell’hotel a Las Vegas da cui domenica scorsa Stephen Paddock ha sparato contro il pubblico di un concerto country, uccidendo 58 persone. Oggi il New York Times ha fatto una ricostruzione grafica di quello che è stato trovato nella stanza, al 32esimo piano dell’hotel Mandalay Bay, mettendo insieme le foto diffuse in precedenza e la cui autenticità è stata confermata da diverse fonti di polizia.

L’immagine finale è piuttosto impressionante: si vedono almeno tre fucili AR-15 sul pavimento e sui mobili. I fucili AR-15 sono una variante civile di un fucile utilizzato dall’esercito americano per più di mezzo secolo: a differenza della sua versione militare, quella civile è solo semi-automatica, quindi permette di sparare con una frequenza minore rispetto a quella sostenuta alla versione automatica. Almeno una delle armi fotografate nella stanza di Paddock, comunque, sembra essere stata modificata con un “bump stock”, un dispositivo che permette a un fucile semi-automatico di sparare più velocemente, avvicinandolo come resa a una versione automatica. Funzionari statunitensi sentiti dal New York Times hanno detto che 12 dei fucili trovati nella stanza erano stati modificati con un “bump stock”. Inoltre sono state trovate più di 20 pistole e centinaia di munizioni.

Paddock era arrivato al Mandalay Hotel giovedì. Aveva messo fuori dalla porta il segnale “Do Not Disturb”, non disturbare, per i successivi tre giorni. La polizia ha detto che durante la sua permanenza aveva portato nella stanza almeno una decine di valigie. Domenica sera ha rotto i vetri della stanza e ha cominciato a sparare, a 400 metri di distanza, sulla folla che stava assistendo al concerto. Non sono ancora chiari i motivi della strage: lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato ma la polizia finora non ha trovato alcuna prova che potrebbe legare Paddock all’ISIS e anche gli esperti di terrorismo sono scettici, né sono emersi racconti di problemi di salute mentale di Paddock, che non aveva precedenti penali né particolari affiliazioni politiche.