Guardatelo, “Blade Runner 2049”

Perché è degno erede del primo, dicono i critici, e la parola "arte" è saltata fuori più di una volta in diverse recensioni

Blade Runner 2049 è nei cinema da oggi e secondo quanto hanno scritto la maggior parte dei più autorevoli critici cinematografici vi conviene annullare aperitivi, cene o calcetti per andare a vederlo. La maggior parte dei critici ha detto che per trama, recitazione, regia e approccio generale al “materiale originale”, è un film che vale la pena vedere. Molti hanno fatto notare che la principale qualità di Blade Runner 2049 sta nella sua parte visiva: nella composizione delle sue immagini, nelle luci, nel modo in cui gli effetti speciali si integrano con le cose vere, nelle trovate con cui è stato rappresentato un mondo che non esiste.

Se prima riuscite, però, è forse il caso di rivedere – se non l’avete fatto di recente, se non avete una memoria di ferro o se non l’avete già visto 15 volte negli ultimi 10 anni – il Blade Runner del 1982Blade Runner 2049 è ambientato molti anni dopo, con tanti nuovi personaggi e con nuovi problemi, ma ci sono tanti riferimenti al primo film, personaggi che ritornano, questioni di cui si riparla.

Il nuovo Blade Runner è diretto da Dennis Villeneuve: regista canadese che ha compiuto 50 anni il 3 ottobre e che di recente ha diretto Arrival; un altro film di fantascienza, ma molto diverso da Blade Runner 2049: lì, per dirne una, capita di vedere bel tempo e gente felice. In questo no. Il protagonista di questo sequel è Ryan Gosling e le facce più note in cui vi imbatterete vedendo il film sono quelle di Robin Wright, Dave Bautista e Jared Leto. Oltre a loro c’è anche Harrison Ford, che dopo essere di recente tornato a essere Han Solo e Indiana Jones è tornato a essere anche Rick Deckard, il protagonista del primo film. Tra i produttori del film c’è Ridley Scott, regista del primo, e uno degli autori della sceneggiatura è Hampton Fancher, che è un tipo con una bella storia che lavorò anche a quella del primo Blade Runner.

Blade Runner 2049 è ambientato trent’anni dopo il primo (che nel 1982 si era immaginato il mondo nel 2019), sempre a Los Angeles. Dopo i primi cinque minuti circa in cui nessuno parla e in cui si vede un mondo se possibile ancora più cupo di come era trent’anni prima, iniziano a succedere molte cose. Di quelle che alcuni potrebbero non voler sapere prima di sedersi al cinema.

Le premesse SENZA SPOILER sono che continuano a esserci molti ologrammi, tanta pioggia e dei Replicanti creati da una società (che non è più quella del primo film ma le somiglia molto) che fanno tutto quello che gli uomini non vogliono più fare, e che sono diventati ancora più simili agli uomini. Alcuni dei vecchi Replicanti continuano a non voler stare al loro posto ed esistono quindi dei poliziotti, i Blade Runner, che li cercano e “ritirano” (che è la parola che si usa in quel mondo per non dire “uccidono”). Gosling è un cacciatore di Replicanti, Wright è la sua capa, Leto è il capo della società che produce i Replicanti (la Wallace, che ha preso il posto della Tyrell) e – come gli capita spesso negli ultimi anni – interpreta un personaggio decisamente sopra le righe: questo, per esempio, si crede quasi Dio. A un certo punto Gosling scopre una cosa che riguarda i Replicanti e, come dice a un certo punto il personaggio di Wright, “potrebbe spaccare il mondo”. In mezzo a tutto questo a un certo punto finiscono anche Deckard e, a loro modo, Frank Sinatra ed Elvis Presley.

Non c’è molto altro che si possa dire, senza fare spoiler, sulla trama di Blade Runner 2049. Nell’attesa ci sono però tre cortometraggi ufficiali, usciti negli ultimi giorni, che spiegano un po’ cos’è successo negli ultimi trent’anni in quel mondo. Uno è d’animazione, parla del 2022 e serve per capire l’origine di un grave blackout di cui si parla nel film; gli altri due sono ambientati nel 2036 e nel 2048 e dicono un po’ di cose utili sui personaggi di Bautista e Leto. Magari non volete spoiler nemmeno su questi, magari volete passare la prossima mezz’ora a guardarli (con sottotitoli in italiano).

Nel 2022

Nel 2036

Nel 2048

Senza fare nessun tipo di spoiler ci sono però diverse opinioni di importanti critici che che hanno spiegato perché il film gli è piaciuto. Parlando della trama, il sito Rotten Tomatoes ha scritto che secondo la maggior parte dei critici Blade Runner 2049 «approfondisce ed espande la storia del suo predecessore».

Parlando di recitazione, A.O. Scott ha scritto sul New York Times che non avrebbe potuto esserci scelta migliore di Ryan Gosling per interpretare il protagonista di un nuovo Blade Runner, senza far troppo rimpiangere il Deckard di Ford. Secondo Scott, Gosling «è capace di ispirare empatia anche quando sembra volere tutto tranne che empatia e che è capace di trasformare la noia in passione, e viceversa». Per Scott, «Gosling è nel 2017 qualcosa di simile a quello che Ford era 35 anni fa: una personificazione contemporanea della veneranda idea di mascolinità di Hollywood». A Scott comunque il film è piaciuto tutto, tanto, per tanti motivi: ha scritto che riesce a «creare zone di stranezza che in certi casi si innalzano al livello del sublime».

Leah Greenblat di Entertainment Weekly ha scritto che il film è un po’ troppo freddo, senza emozioni, ma che è comunque riuscito a «innalzare ad alta arte il cinema mainstream». Eric Kohn di Indiewire si è invece concentrato su come Blade Runner 2049 sia riuscito allo stesso tempo a «resuscitare una vecchia opera e a approfondire i suoi complessi temi epistemologici». Michael O’Sullivan del Washington Post è tra i critici che hanno apprezzato in particolar modo gli effetti speciali: ha scritto che «confondono il confine tra quello che è reale e quello che non lo è» (e vedendo il film vi accorgerete sicuramente che, Replicanti a parte, è un tema centralissimo).

Peter Bradshaw del Guardian ha dato al film cinque stelle su cinque (è uno a cui è già capitato di farlo, ma non così spesso) e ha parlato di «spettacolo narcotico di spietata e desolata vastità», di «immagini che stordiscono, scuotono e sconvolgono» e di «estatica disperazione su un futuro post-umano». Ma per spiegare quanto gli è piaciuto il film basta il titolo del suo articolo: Blade Runner 2049 è un «gigante spettacolo di pura follia allucinatoria».

Gary Ogden di Shortlist ha apprezzato il modo in cui il film celebra, riprende e cita quello del 1982, e anche il modo in cui pur essendo uscito trent’anni dopo – con la possibilità di interessare a un pubblico che di quello del 1982 sa poco o niente – è comunque autonomo. «È di certo un Blade Runner», ha scritto Ogden, ma «è un nuovo film con un nuovo stile, con una nuova storia».

Il complimento che torna più spesso fra i tanti l’ha fatto, in modo più forte e diretto di tutti, Adam Epstein di Quartz: ha scritto che al film manca quella «qualità misteriosa e impenetrabile che ha fatto del primo un classico» ma che è comunque «un’ambiziosa e scintillante opera d’arte». Epstein ha scritto che «con il prezzo di un biglietto di cinema si può avere accesso alla più fica esposizione artistica del fine settimana, realizzata dal regista Denis Villeneuve e dal suo leggendario direttore della fotografia, Roger Deakins: non ha mai vinto un Oscar ma è stato nominato 13 volte e potreste aver visto le sue scelte in Fargo, Le ali della libertà, A Beautiful Mind, The Village, Revolutionary Road, Non è un paese per vecchi, Skyfall o Sicario. Complimentandosi anche con altri membri della troupe, Epstein ha scritto che «ogni scena e pezzo di set è un’opera visuale, pieno di tinte bizzarre e luci ipnotizzanti». Epstein ha anche allegato alcune prove: