L’Argentina si gioca i Mondiali

Rischia di non andarci, e stanotte giocherà una partita decisiva contro il Perù: per l'occasione tornerà alla Bombonera dopo vent'anni

Questa notte la Nazionale di calcio argentina giocherà una partita decisiva per la qualificazione ai Mondiali in Russia del prossimo anno. Contro il Perù infatti, i vice-campioni del mondo disputeranno il loro penultimo incontro del girone sudamericano, in cui si trovano in quinta posizione, a pari merito proprio con il Perù allenato dall’argentino Ricardo Gareca. Con una sconfitta o un pareggio la squadra di Messi, Aguero, Di Maria e Icardi potrebbe farsi superare dal Cile — che gioca contro l’Ecuador, terzultimo e già escluso — e venire estromessa anche dalla posizione che garantisce il diritto di giocarsi la qualificazione ai Mondiali negli spareggi contro la Nuova Zelanda. La situazione in cui si trova l’Argentina è la conseguenza dei tanti problemi con cui è alle prese la squadra da quando sono iniziate le qualificazioni, nel 2015. Da allora ha cambiato ben tre allenatori ma ha comunque faticato ad essere costante nei risultati e nel far coesistere i tanti campioni di cui dispone, in particolare in attacco, a partire da Lionel Messi.

Fin qui l’andamento dell’Argentina nel girone di qualificazione ai Mondiali sudamericano dice: 6 vittorie, 6 pareggi e 4 sconfitte. È una serie di risultati ben al di sotto delle enormi potenzialità della squadra, e anche ben diversa da quella del Brasile, primo in classifica e già qualificato dopo 11 vittorie, 4 pareggi e 1 sconfitta in 16 partite. Per l’importanza che avrà la partita di stanotte, la Federazione argentina ha scelto di giocarla alla Bombonera di Buenos Aires, lo stadio del Boca Juniors, uno dei più “calorosi” al mondo, sede di una delle squadre più rappresentative del calcio argentino. La Nazionale solitamente gioca a Buenos Aires ma nello stadio del River Plate, El Monumental, mentre alla Bombonera non gioca dal 1997.

Dopo i Mondiali, i problemi

I pessimi risultati dell’Argentina per molti versi non sono una sorpresa, nonostante si tratti ancora della Nazionale vicecampione del mondo, capitanata da uno dei giocatori più forti di tutti i tempi. Da decenni i risultati dell’Argentina sono diametralmente opposti al suo valore, e di recente solo la gestione di Alejandro Sabella (2011-2014) è riuscita a raggiungere risultati accettabili. A Sabella viene inoltre riconosciuto il merito di aver permesso a Lionel Messi di giocare meglio che in qualsiasi altro periodo passato in Nazionale.

È proprio Messi, paradossalmente, il problema principale di questa Argentina: ma non è il suo valore a essere in discussione (quello mai), piuttosto il modo in cui viene utilizzato. Per dare sempre il meglio di sé, ancora oggi Messi ha bisogno essenzialmente di due cose: spazio per giocare e qualcuno che lo imbecchi al momento giusto e nella posizione migliore (quest’ultima cosa non è indispensabile, dato che Messi potrebbe anche prendere palla a centrocampo e scartare tutti fino alla porta, come è già successo, ma se si ha in squadra il miglior giocatore al mondo è logico fare il possibile per metterlo nelle condizioni affinché risulti ancora più devastante).

Nel tempo si è visto come la presenza in attacco di un giocatore troppo ingombrante – un centravanti che tocca molti palloni a partita, per esempio, o qualcuno con caratteristiche tecniche simili alle sue – limiti l’incisività di Messi. È lì che sta la differenza fra le sue prestazioni con la Nazionale e quelle, ben diverse, con il Barcellona, una squadra che da 12 anni è costruita per metterlo nelle migliori condizioni possibili. Finora – eccetto Sabella – nessun allenatore è riuscito a far esprimere al meglio Messi in Nazionale. Questo ha creato un problema all’interno della squadra, e in una delle sue ultime conferenze stampa Jorge Sampaoli, il terzo allenatore in due anni, ha detto chiaramente che l’Argentina, avendo a disposizione Messi, deve trovare assolutamente un modo per renderlo sempre incisivo.

Nell’ultima partita di qualificazione, pareggiata 1-1 al Monumental contro il Venezuela, Messi ha dato l’impressione di essere in ottima forma, a differenza di molti altri suoi compagni di squadra, ma questo non è bastato a evitare un risultato deludente. Al termine dell’incontro, Messi è stato l’unico a non essere fischiato dal pubblico.

Dybala, Icardi e Gomez: gli “italiani”

Per qualsiasi allenatore che prenda in mano l’Argentina, far giocare Messi vuol dire rinunciare il più delle volte a schierare giocatori che sarebbero titolari in qualsiasi altra squadra, come nel caso di Sergio Aguero, un calciatore fortissimo ma le cui prestazioni in Nazionale non hanno mai avuto continuità. Spesso, anche se schierati, le funzioni di quest’ultimi sono pensate in relazione a Messi, per togliergli avversari dalla marcatura o per aprirgli spazi in campo. Proprio per questi motivi il prossimo grande talento argentino a dover far spazio a Messi potrebbe essere Paulo Dybala: nelle partite giocate insieme fin qui i due non hanno fatto una grande impressione, schierati l’uno accanto all’altro dietro l’unica punta, Mauro Icardi, l’ultima novità portata da Jorge Sampaoli, che allena la selezione dallo scorso giugno dopo l’esonero di Edgardo Bauza.

Da quello che sostengono i giornali argentini, stanotte Dybala non dovrebbe giocare titolare, e così nemmeno Icardi. Sampaoli infatti potrebbe schierare dal primo minuto “El Papu” Gomez, che con l’Atalanta ha iniziato alla grande la stagione. Gomez dovrebbe partire come esterno alto a destra, con al centro Messi e a sinistra Angel Di Maria. Icardi, nonostante abbia preso il posto di Gonzalo Higuain, altro attaccante fortissimo, potrebbe essere scavalcato dal centravanti del Boca Juniors Dario Benedetto, forte dei cinque gol segnati nelle prime cinque partite del campionato argentino e richiesto dal pubblico della Bombonera.

Argentina-Perù si giocherà quando in Italia sarà l’1.30 di notte, e in contemporanea con Cile-Ecuador. Senza tenere conto del risultato di quest’ultima, l’unico risultato buono per l’Argentina sarà la vittoria, con la quale potrà essere almeno certa del quinto posto e dell’accesso agli spareggi. Diversamente, una sconfitta e una vittoria del Cile rimanderebbero tutto all’ultima giornata, dove però le possibilità di qualificarsi saranno minime.