Il discorso del re e l’intervista a Carles Puigdemont

Due novità sulla crisi spagnola: il re ha difeso con forza l'unità della Spagna, il presidente catalano ha ribadito che dichiarerà l'indipendenza

Ieri sera sono successe due cose importanti in Spagna, legate alla crisi iniziata domenica con il referendum sull’indipendenza della Catalogna, giudicato illegale dal governo e dal Tribunale costituzionale spagnoli: il re di Spagna, Filippo VI, ha fatto un discorso alla nazione, un evento eccezionale; e il presidente catalano Carles Puigdemont ha dato un’intervista esclusiva a BBC News per parlare di quello che il suo governo ha intenzione di fare nei prossimi giorni.

Il re ha pronunciato un discorso molto duro contro le autorità indipendentiste in Catalogna e a favore dell’unità della Spagna. Filippo VI ha parlato di «slealtà inammissibile» e «irresponsabilità» del governo catalano, e ha detto che il comportamento degli ultimi giorni delle autorità catalane indipendentiste «potrebbe mettere a rischio la stabilità economica e sociale della Catalogna e della Spagna».

Con il suo discorso, hanno scritto i giornali spagnoli, il re ha di fatto appoggiato eventuali misure che il governo e i giudici spagnoli potrebbero decidere di prendere nei prossimi giorni per ristabilire l’ordine costituzionale in Catalogna, come per esempio l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, che prevede la sospensione dell’autonomia catalana. Finora il governo conservatore di Mariano Rajoy ha escluso di applicare l’articolo 155, perché la mossa non sarebbe appoggiata dal Partito Socialista, il PSOE, e avrebbe probabilmente poco sostegno popolare.

Il discorso del re – un evento eccezionale in Spagna – ha provocato reazioni molto diverse tra i partiti politici spagnoli. Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha criticato il fatto che Filippo VI non abbia nemmeno citato una possibilità di dialogo per risolvere la crisi, limitandosi a spingere il governo di Rajoy a intervenire con decisione e in maniera unilaterale in Catalogna. Iglesias ha scritto su Twitter: «Come presidente di un gruppo parlamentare che rappresenta più di 5 milioni di spagnoli, dico al re non votato: non a nostro nome».

Il Partito Popolare (PP), cioè il partito di governo guidato da Rajoy, ha apprezzato il discorso del re, così come il Partito Socialista (PSOE), anche se all’interno di quest’ultimo, hanno raccontato ieri alcuni giornalisti spagnoli, ci sono molte divisioni: per esempio Omar Anguita, il segretario della Gioventù socialista (le giovanili del PSOE), ha scritto su Twitter «Oggi iniziamo il cammino. Saluti e Repubblica», di fatto annunciando di non voler più riconoscere l’autorità del sovrano.

Poco prima del discorso del re, BBC News aveva annunciato di avere ottenuto un’intervista esclusiva con Puigdemont. Nell’intervista, pubblicata qualche ora più tardi, Puigdemont ha ribadito che il governo catalano ha intenzione di dichiarare l’indipendenza, così come era previsto nella legge del referendum approvata dal Parlamento nella prima settimana di settembre; ha aggiunto che la dichiarazione di indipendenza verrà probabilmente sottoposta e votata dal Parlamento catalano – a maggioranza indipendentista – alla fine di questa settimana o l’inizio della prossima, quando si finiranno di contare i voti delle persone che per il referendum sull’indipendenza di domenica hanno votato dall’estero (la dichiarazione d’indipendenza, dice la legge del referendum, deve essere fatta entro 48 ore dalla pubblicazione dei risultati ufficiali del referendum).

Puigdemont ha aggiunto che se il governo spagnolo dovesse decidere di agire in maniera unilaterale in Catalogna, applicando per esempio l’articolo 155 della Costituzione, farebbe un gravissimo errore, «un errore definitivo», dopo i molti già commessi negli ultimi giorni.

La situazione in Spagna e in Catalogna continua a essere molto confusa e nessuno sa ancora cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni. Il governo spagnolo potrebbe decidere di anticipare la dichiarazione d’indipendenza del Parlamento catalano sospendendo l’autonomia della Catalogna, ma al tempo stesso rischiando di alimentare ancora di più il sostegno della causa indipendentista; oppure potrebbe decidere di aspettare la prima mossa del governo catalano, lasciando tutta la responsabilità sulle spalle di Puigdemont, rischiando però di arrivare tardi e di avere a quel punto un numero molto limitato di opzioni.