L’udienza preliminare del processo a Beppe Sala si terrà il 14 dicembre

Il sindaco di Milano è accusato di aver retrodatato l'atto di nomina di due commissari di gara per gli appalti di Expo 2015

Il sindaco di Milano Beppe Sala dovrà presentarsi in tribunale il prossimo 14 dicembre per l’udienza preliminare del processo in cui è indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “Piastra dei servizi”, un pacchetto di lavori preparatori per Expo 2015, di cui Sala fu amministratore delegato. Sala è accusato di falso materiale e ideologico per aver retrodatato l’atto di nomina di due commissari di gara, mentre non è più accusato di turbativa d’asta per l’appalto del verde per l’allestimento di Expo. Il falso materiale è un reato che riguarda l’alterazione o contraffazione di atti pubblici, mentre il falso ideologico è l’attestazione in atti pubblici (che quindi non risultano alterati) di fatti non veritieri. Dopo la notizia di essere stato iscritto nel registro degli indagati, Sala si autosospese dalle funzioni di sindaco dal 16 al 20 dicembre 2016; inizialmente i pm non avevano indagato né Sala né altri, scrisse il Corriere, “ritenendo che la retrodatazione costituisse una sorta di «falso innocuo», che cioè non avrebbe né sfavorito né favorito alcuno dei partecipanti”.

L’udienza coinvolge anche l’ex manager di Expo Angelo Paris, l’ex direttore generale di Ilspa (Infrastrutture Lombarde) Antonio Rognoni, l’ex presidente dell’azienda Mantovani Piergiorgio Baita, il presidente di Coveco (Consorzio Veneto Cooperativo) Franco Morbiolo e un dipendente di Metropolitane Milanesi, Dario Comini. In particolare l’inchiesta riguarda l’aggiudicazione all’impresa Mantovani, con un ribasso del 42 per cento rispetto alla base d’asta che era di 272 milioni di euro, dell’appalto per i lavori preparatori sull’area di Expo necessari per poi costruire i padiglioni. L’impresa Mantovani si era aggiudicata la gara per 149 milioni di euro, cifra che secondo la procura non era congrua con i prezzi di mercato. Nel 2014 gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria avevano scritto nel fascicolo delle indagini che l’assegnazione dell’appalto era avvenuta «in un contesto di evidente illegalità».