Cosa succede in Catalogna, intanto

Migliaia di persone stanno protestando per strada mentre è in corso uno sciopero generale, ma il governo spagnolo non vuole cedere

Migliaia di persone stanno protestando oggi in tutta la Catalogna contro le violenze della Polizia nazionale – il corpo di polizia che risponde al governo centrale spagnolo di Madrid – avvenute domenica scorsa durante il referendum per l’indipendenza, giudicato illegale dal Tribunale costituzionale spagnolo, l’equivalente della nostra Corte costituzionale. Nel frattempo gran parte dei servizi pubblici della regione è bloccata a causa dello sciopero generale proclamato dal principale sindacato catalano, la CGT. Il governo spagnolo però non sembra voler cedere e proprio questa mattina un suo rappresentante ha ripetuto che non accetterà la mediazione di nessun altro paese o istituzione nell’attuale crisi.

Al referendum di domenica hanno vinto i “Sì” all’indipendenza, come era stato ampiamente previsto, anche se per il momento non ci sono ancora dati ufficiali. Secondo il governo catalano, hanno votato 2,2 milioni di persone, cioè il 42 per cento degli aventi diritto, un risultato relativamente inferiore alle aspettative degli indipendentisti. A causa delle modalità del referendum, che si è svolto senza particolari forme di controllo della regolarità del voto, con l’opposizione del governo centrale e frequentemente interrotto dagli interventi violenti della polizia, i corrispondenti che si trovano sul posto invitano a prendere questi dati con cautela.

Le manifestazioni principali sono in corso a Barcellona, dove domenica sono avvenuti gli scontri più duri tra la polizia spagnola e le persone che si trovavano nei seggi. Il referendum è illegale secondo la legge spagnola e il governo centrale ha autorizzato la Polizia nazionale e la Guardia civile a impedire il voto con la forza; secondo dati diffusi dal governo catalano, 900 persone sono rimaste ferite negli scontri e diversi filmati mostrano la polizia colpire con violenza persone apparentemente pacifiche e trascinare donne per i capelli.

Il governo catalano e i sindacati hanno criticato il comportamento della polizia e migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il governo. Oggi nell’area di Barcellona circa 50 blocchi stradali hanno bloccato il traffico in gran parte dell’area cittadina. Nel porto è cessata ogni attività, mentre la metropolitana e gli altri trasporti pubblici operano a regime ridotto. Scuole e università sono quasi completamente chiuse, così come molte attrazioni turistiche e moltissimi negozi. I taxi e l’aeroporto, invece, continuano a funzionare in maniera regolare. Lo sciopero generale era stato convocato dal governo catalano domenica scorsa, durante lo spoglio del referendum e successivamente confermato dalla CGT, in risposta alla violenze della polizia.

Il presidente catalano Carles Puigdemont ha detto che lo sciopero «rafforzerà quel che abbiamo fatto domenica e quello che continueremo a fare nei prossimi giorni». Lunedì Puigdemont aveva chiesto ufficialmente una mediazione internazionale per risolvere la crisi. Già prima del referendum diversi politici catalani avevano detto che l’Unione Europea sarebbe potuta intervenire per mediare tra il governo centrale e quello della Catalogna. Oggi il ministro degli Affari europei del governo spagnolo, Jorge Toledo, ha ripetuto che il suo governo ritiene inaccettabile qualsiasi forma di mediazione internazionale, sottolineando che la questione catalana è un problema interno. I principali leader dell’Unione Europea sembrano condividere la sua opinione. La Commissione Europea ha ufficialmente definito la crisi in atto “materia di politica interna”.

Il governo spagnolo, però, non ha ancora utilizzato l’arma più potente a sua disposizione: l’articolo 155 della Costituzione, che permette al governo centrale di ridurre l’autorità delle comunità autonome, come la Catalogna. Secondo alcune interpretazioni giuridiche, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy avrebbe la possibilità di rimuovere il governo catalano, sostituirlo con un rappresentante di sua scelta e indire nuove elezioni.

Ieri Rajoy, che è alla guida di un governo di minoranza, si è consultato con i leader dei principali partiti di opposizione, Pedro Sánchez, segretario del Partito Socialista, e Albert Rivera, capo di Ciudadanos, un partito centrista e liberale. Sanchez ha chiesto a Rajoy di iniziare al più presto trattative dirette con il governo catalano, mentre Rivera ha chiesto che venga immediatamente invocato l’articolo 155. In seguito ai colloqui, i giornali spagnoli scrivono che difficilmente il governo userà l’articolo 155, visto lo scarso sostegno politico. Rimane da vedere cosa farà il governo se il parlamento catalano approverà la dichiarazione unilaterale di indipendenza che il presidente Puigdemont ha detto presenterà al Parlamento catalano mercoledì o giovedì.