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  • sabato 30 settembre 2017

A Barcellona, dentro un seggio occupato

di Elena Zacchetti e Stefano Vizio

Bambini che giocano, "paella popolare" e per ora molta festa: storie da una scuola elementare che potrebbe – potrebbe – diventare sede di un seggio

Eduard Serramià, attivista, davanti al seggio allestito alla scuola Josep Maria Jujol a Barcellona, il 30 settembre (il Post)

La scuola elementare Josep María Jujol è uno degli edifici di Barcellona che all’alba di domattina potrebbe diventare sede di un seggio del referendum sull’indipendenza della Catalogna. Potrebbe perché la magistratura spagnola ha ordinato alla polizia di sequestrare tutto il materiale elettorale e di impedire alle persone di votare, visto che considera il referendum illegale. Nessuno però sa cosa succederà quando la polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, si presenterà ai seggi cosiddetti “occupati”, come la scuola Jujol, che da ieri ospitano genitori, alunni e molte altre persone che sostengono il diritto dei catalani a votare. Alcuni di loro resteranno qui anche stanotte, per evitare che la scuola venga sgomberata.

La scuola Josep Maria Jujol di Barcellona. (il Post)

«Chiediamo solo di poter votare», ci dice Eduard Serramià, imprenditore di 43 anni con una figlia di 7 che frequenta la scuola Jujol. Serramià non passa inosservato: indossa un cappello nero e una maglietta nera con scritto “Movilitizació permanent” (“mobilitazione permanente”), e si muove con la sicurezza di qualcuno che conosce bene l’edificio e le persone che lo frequentano, che infatti spesso saluta con fare complice. Ma non in tutta Barcellona è così: oggi il ministero degli Interni spagnolo ha detto che la maggior parte degli edifici adibiti a seggi elettorali è stata chiusa dalla polizia e difficilmente riaprirà domani.

Il programma del giorno alla scuola Josep Maria Jujol di Barcellona. (il Post)

La scuola è “occupata” da ieri sera, ci racconta Serramià, anche se la parola “occupata” non rende molto l’idea di quello che succede al suo interno: nel cortile i bambini giocano a calcio e a basket – all’ingresso ci sono due canestri appesi ai muri – c’è una piccola parete dove si arrampica, e molta musica in sottofondo. Ci sono anche sedie e tavoli per quello che gli sguardi e gli applausi rivelano essere il momento più atteso del pomeriggio: il pranzo con la paella popular, cucinata al momento, letteralmente e in enormi padelle, a una decina di metri dall’entrata della scuola.

Un volontario prepara la paella davanti alla scuola Josep Maria Jujol. (il Post)

I genitori degli alunni, i loro figli e molti altri abitanti del quartiere Gràcia – dove si trova la scuola, a nord di Diagonal, una delle principali vie di Barcellona – sono nella scuola Jujol da venerdì sera. Gràcia è un quartiere particolare: non è “popolare”, secondo dei diciottenni che ci vivono, ma ha un’identità molto forte, anche perché per una cinquantina d’anni, nella seconda metà dell’Ottocento, diventò indipendente da Barcellona, prima di essere nuovamente riassorbito: «Qui praticamente tutti vogliono che si tenga il referendum. Non tutti sono per il sì, ma la gente vuole poter votare», ci dice Enric Sagarra, studente di 18 anni che con i suoi amici era alla scuola Jujol per organizzare iniziative e sostenere il referendum (e per mangiare la paella, argomento che al momento sembra un po’ distrarli).

Quello che farà la polizia domani, e in particolare i Mossos, non è ancora chiaro. Nelle ultime 24 ore i Mossos sono passati tre volte alla scuola Jujol, ha raccontato Serramià: hanno controllato che nell’edificio si svolgessero effettivamente delle attività per i ragazzi, condizione necessaria per poter tenere aperto l’edificio ed evitare che venisse circondato preventivamente e chiuso in vista di domani. È una specie di stratagemma trovat0 dal governo catalano per evitare la chiusura di tutti i seggi, che molti cittadini privati, tra cui quelli appartenenti all’organizzazione AMPA (Asociación de Madres y Padres de Alumnos), stanno mettendo in pratica da ieri. Il piano dei favorevoli al referendum è quello di rimanerci a dormire anche stanotte, nella scuola. Domattina alle 6 arriveranno i Mossos, che in teoria dovrebbero sgomberare l’edificio: in realtà, probabilmente, non lo faranno.

Un ragazzo e una ragazza con la bandiera catalana mentre guardano passare le persone che vanno a una manifestazione pro-Spagna unita, in Plaça de Catalunya. «Loro sono contro la Catalogna indipendente, noi vogliamo soltanto che si voti». (il Post)

Oggi il Confidencial ha pubblicato un documento interno circolato tra i Mossos nel quale vengono elencate quattro ragioni per cui la polizia catalana potrebbe decidere domani di non chiudere un seggio elettorale: il «rifiuto ripetuto e manifesto di liberare gli spazi», «la possibilità di scontri con pericolo per persone o beni», «l’incapacità degli agenti di accedere al centro» e «la presenza di persone vulnerabili (fra cui i bambini, come quelli che stavano giocando a basket e calcio alla Jujol)». C’è poi una quinta opzione – “altri motivi” – che permette ulteriore libertà di manovra. In pratica i Mossos non useranno la violenza per sgomberare i seggi occupati e questo probabilmente renderà possibile il referendum, almeno in minima parte.

Nonostante il documento dei Mossos, nessuno sa cosa succederà domani, o cosa faranno gli altri corpi di polizia presenti in Catalogna, come la Guardia civile e la Polizia nazionale, che a differenza dei Mossos non dipendono dal governo catalano, ma da quello spagnolo. Serramià ci assicura che domattina schede e urne – che la polizia spagnola ha sequestrato o cercato di sequestrare negli ultimi giorni – saranno al seggio della scuola di Jujol: «Non posso dire nient’altro. Vi posso dire solo che ci saranno».

Una ragazza espone un cartello con scritto: “Indipendentismo = Totalitarismo” durante una manifestazione pro-Spagna unita. (il Post)

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