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  • sabato 30 settembre 2017

Cosa sta succedendo a Sabratha

Da giorni nella città libica da cui partono i barconi di migranti ci sono scontri fra le milizie che si contendono la città, con conseguenze gravi sui civili

Un membro di uno dei gruppi armati che stanno bloccando i trafficanti di esseri umani a Sabratha, l'11 settembre 2017 (TURKIA/AFP/Getty Images)

Da due settimane a Sabratha, una piccola città della Libia diventata il principale punto di partenza dei barconi dei migranti, ci sono diversi scontri fra le milizie che si contendono la città. Secondo due delle principali milizie cittadine, gli scontri hanno causato la morte di numerosi civili e almeno 13 combattenti. I contrasti fra le milizie potrebbero essere la ragione di un lieve aumento degli sbarchi di migranti nel mese di settembre.

Da una parte ci sono la “Brigata 48” e il gruppo “Martire Abu Anas al Dabbashi”, i gruppi con cui il governo italiano avrebbe stretto un accordo per fermare i trafficanti di esseri umani locali, di cui si parla dalla fine di agosto. Entrambe le milizie sono legate al governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Dall’altra ci sono il gruppo di trafficanti “Shuhada al Wadi” e il “Comando operativo contro lo Stato Islamico”, un gruppo nato per cacciare lo Stato Islamico da Sabratha che risponde agli ordini del generale Khalifa Haftar, leader del governo della Libia orientale ostile a quello di Sarraj. Lo stesso Haftar fino a tre giorni fa si trovava in Italia, dove ha incontrato la ministra della Difesa Roberta Pinotti.

Ahmed al Dabbashi, il capo del gruppo “Martire Abu Anas al Dabbashi”, ha detto all’agenzia di stampa Reuters che i suoi uomini sono stati attaccati perché “Shuhada al Wadi” non vuole che le operazioni dei trafficanti di esseri umani siano interrotte. Un portavoce del Comando operativo che ha parlato con Reuters ha invece detto che i recenti scontri con il gruppo “Martire Abu Anas al Dabbashi” sono nati perché le azioni di questo gruppo e della “Brigata 48” sono «fuori controllo». Mattia Toaldo, un rispettato analista che si occupa di Libia, ha ipotizzato che le violenze siano state innescate proprio dal sostegno italiano alle due milizie (che sono state così legittimate rispetto ad altre). Entrambe le milizie per anni hanno facilitato i trafficanti: al Dabbashi e i suoi avevano smesso di farlo solo grazie al recente accordo.

Secondo Essam Krir, il capo di un’associazione di ong locali, centinaia di famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case per via degli scontri, che hanno anche danneggiato il noto sito archeologico di epoca romana della città, che fa parte del patrimonio dell’umanità UNESCO. Alcune fotografie pubblicate sui social network mostrano che l’anfiteatro della città è stato danneggiato negli scontri; tra le rovine si vedono diversi bossoli.

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