Chi vincerà il Nobel per la Pace 2017?

Federica Mogherini? L'UNHCR? I caschi bianchi della Siria? Le ipotesi che si fanno in attesa del 6 ottobre

Il 6 ottobre verrà annunciato il vincitore del premio Nobel per la Pace del 2017: come ogni anno l’annuncio sarà fatto il venerdì dopo il primo lunedì di ottobre. Il comitato che assegna il Nobel ha fatto sapere che quest’anno il numero di candidati è 318, di cui 215 persone singole e 103 organizzazioni. Nella storia del premio è il secondo numero di candidati più alto: il record è ancora della scorsa edizione, quando i candidati furono 376.

Il premio Nobel per la Pace fu assegnato per la prima volta nel 1901 e andò al francese Frederic Passt, fondatore e presidente della Società d’arbitraggio tra le nazioni, la prima società espressamente creata per il mantenimento della pace. A differenza di tutti gli altri premi Nobel, il Nobel per la Pace viene consegnato a Oslo, in Norvegia, e non a Stoccolma, in Svezia. Ogni anno organizzazioni e istituzioni sono invitate dal comitato dei Nobel a proporre le candidature, tra le quali viene poi scelto il vincitore attraverso consultazioni e votazioni interne. Come ogni anno c’è grande segretezza anche sulle candidature stesse che secondo il regolamento potranno essere rese pubbliche a 50 anni dall’assegnazione del premio. Prevedere con certezza la persona che riceverà il riconoscimento è quasi sempre impossibile, ma ci sono anni in cui il compito è meno complicato: nel 2014, per esempio, diedero tutti per vincente Malala Yousafzai, che in effetti ottenne il Nobel per la Pace (era nelle liste dei probabili anche l’anno prima).

Prima dell’annuncio in molti provano a fare i loro pronostici e, tra i più affidabili o citati, ci sono quelli del Peace Research Institute Oslo (PRIO), un’organizzazione indipendente da quella dei Nobel che diffonde una lista di cinque nomi con le candidature più solide e affidabili. L’anno scorso la lista però non conteneva il nome dell’effettivo vincitore, il presidente della Colombia Juan Manuel Santos, a cui fu assegnato per avere raggiunto un accordo di pace con le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), che ha messo fine a una guerriglia durata mezzo secolo e che ha ucciso 220mila persone. Il PRIO compila anche un elenco con le altre nomine possibili o in qualche modo confermate facendo affidamento sunelle notizie pubblicate sulla stampa, sui media o fornite direttamente all’organizzazione.

Di seguito, i nomi che si fanno quest’anno e le loro storie.

Mohammad Javad Zarif e Federica Mogherini

Mohammad Javad Zarif è il ministro degli Esteri dell’Iran e Federica Mogherini è l’alta rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri: entrambi hanno partecipato alle trattative per l’accordo sul nucleare iraniano e sono stati i principali responsabili del suo successo. Anche se l’accordo è stato firmato dall’Iran e dai paesi del cosiddetto “5+1”, cioè i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con potere di veto (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina) più la Germania, è stato soprattutto un gruppo di quindici funzionari dell’Unione Europea a scrivere le più di cento pagine del testo dell’accordo. Quando l’accordo fu firmato, persino l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama si complimentò con Mogherini. L’accordo è stato il primo e unico caso finora in cui i problemi con un paese per cui l’ONU ha applicato il capitolo VII della sua Carta costitutiva (quello che prevede che in caso di minaccia alla pace o alla sicurezza internazionale il Consiglio di Sicurezza possa imporre delle sanzioni a un paese o ordinare un intervento armato contro di esso) sono stati risolti con la diplomazia, nonostante le sanzioni dovute al sostegno dell’Iran a gruppi terroristici siano ancora in vigore.

Se Mogherini dovesse vincere il premio Nobel per la Pace, sarebbe la seconda persona italiana nella storia a ricevere questo riconoscimento: l’unico italiano a vincerlo finora è stato Ernesto Teodoro Moneta (insieme con il francese Louis Renault), che a fine Ottocento aveva fondato diverse organizzazioni e iniziative per la pace. Vinse il premio Nobel per la Pace nel 1907, centodieci anni fa.

Federica Mogherini e Mohammad Javad Zarif a Vienna, il 16 gennaio 2016 (JOE KLAMAR/AFP/Getty Images)

L’UNHCR e Filippo Grandi

La crisi dei migranti è una delle cose più importanti che stanno avvenendo negli ultimi anni nel mondo e quindi non sarebbe certamente una sorpresa se il Nobel per la Pace fosse assegnato all’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, e all’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi. Il PRIO nota anche che il problema dei rifugiati peraltro non riguarda solo l’Europa ma anche molti altri paesi del mondo, tra cui il Bangladesh per via dei rohingya provenienti dal Myanmar, di cui Grandi si sta occupando ultimamente. Nel mondo ci sono più di 22 milioni di rifugiati e 10 milioni di apolidi.

Per Grandi vale lo stesso discorso di Mogherini: se dovesse ricevere il Nobel per la Pace, sarebbe il secondo italiano a vincerlo nella storia. L’UNHCR invece ha già vinto il premio due volte, nel 1954, per il sostegno alle persone diventate rifugiati in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, e nel 1981, per il lavoro svolto in particolare con i rifugiati di Vietnam, Afghanistan ed Etiopia.

Il capo dell’UNHCR Filippo Grandi in visita al campo profughi di Kutupalong, in Bangladesh, dove si trovano moltissime persone di etnia rohingya provenienti dal Myanmar, il 23 settembre 2017 (AP Photo/Ziaul Haque Oisharjh)

Cumhuriyet e Can Dündar

Il giornalista turco Can Dündar era il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, poi è stato arrestato e condannato a cinque anni di carcere per avere diffuso segreti di stato relativi a una storia poco chiara sul rifornimento turco di armi e munizioni ai ribelli in Siria: invece di fare appello contro la sentenza si è autoesiliato in Germania. Cumhuriyet (che esiste ancora ma non è più lo stesso di prima) era uno storico quotidiano turco noto per il suo giornalismo imparziale e pronto a criticare le autorità in caso di necessità. Questo mese 17 ex dipendenti del giornale sono stati processati con varie accuse legate al terrorismo perché secondo il governo del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan la loro attività è legata a quelle delle persone responsabili del tentato colpo di stato del luglio 2016.

Nel 2016 l’organizzazione per la difesa dei giornalisti nel mondo Committee to Protect Journalists (CPJ) ha assegnato a Dündar il premio internazionale per la libertà di stampa. Secondo il PRIO il Nobel per la Pace a Dündar e a Cumhuriyet sarebbe un buon segnale in difesa della libertà di stampa in un paese in cui questa libertà c’è sempre meno.

Can Dündar durante una riunione di giornalisti il 21 giugno 2016 a Istanbul (OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS)

La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale è un gruppo di quindici paesi africani messo insieme da un accordo di tipo economico stipulato nel 1975. I paesi che ne fanno parte sono: Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. L’ECOWAS è ritenuta una potenziale vincitrice del Nobel per la Pace perché grazie alla diplomazia e ad alcuni interventi militari ha evitato scontri e violenze maggiori in diversi casi: il più recente è quello del Gambia, dove alle elezioni del dicembre 2016 Yahya Jammeh, che governava in maniera autoritaria da 22 anni, fu sconfitto dal candidato di opposizione e per un po’ sembrò che la situazione potesse degenerare perché Jammeh non voleva lasciare il potere. Secondo il PRIO, l’ECOWAS è anche la prova del fatto che i rapporti politici ed economici tra diversi paesi contribuiscono a creare stabilità e pace.

I capi di stato e di governo dei paesi membri dell’ECOWAS ad Abuja, in Nigeria, il 17 dicembre 2016 (AP Photo/Olamikan Gbemiga)

I caschi bianchi della Siria e Raed al Saleh

I volontari legati alla Difesa civile siriana e conosciuti come “caschi bianchi” sono un’organizzazione civile di volontari – soprattutto giovani uomini – che opera nelle zone della Siria sotto assedio e in quelle dove non arriva né cibo né acqua: dal presidente Bashar al Assad sono accusati di avere legami con i governi stranieri (che li finanziano attraverso un’agenzia) e con i gruppi estremisti locali. Il loro obiettivo, secondo chi li critica, sarebbe destituire Assad più che soccorrere i civili. Raed al Saleh è il loro capo.

I caschi bianchi sono attivi dal 2013 e sono formati da quasi tremila volontari che, si stima, abbiano salvato finora più di 60 mila persone. Circa 160 di loro sono morti nelle operazioni di salvataggio. Il loro slogan è tratto dal Corano: «Salvare una singola vita per salvare tutta l’umanità». Netflix ci ha fatto un documentario e anche l’anno scorso erano nella lista del PRIO.

Membri dei caschi bianchi durante un’operazione di soccorso nel quartiere di Aleppo al Sakhour, il 21 settembre 2016 (Syrian Civil Defense White Helmets via AP)

Altri

Il PRIO fa anche una lista più lunga di potenziali vincitori del Nobel per la Pace basata sulle informazioni riportate sui giornali o riferite direttamente da chi sa qualcosa sui canditati proposti al comitato che assegna il premio. Tra i candidati confermati al PRIO ci sono: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, papa Francesco, Edward Snowden, l’attivista palestinese Marwan Barghouti e la Chiesa Ortodossa bulgara per il suo ruolo nella difesa degli ebrei bulgari durante la Seconda guerra mondiale. C’è anche l’associazione giapponese Articolo 9, che ha organizzato diverse iniziative di protesta contro il governo che ha fatto approvare in Parlamento una legge controversa che per la prima volta dal 1947 autorizza l’esercito giapponese a essere impiegato in missioni armate al di fuori dei confini del paese, e l’attivista pacifista Daisaku Ikeda.

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