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  • sabato 30 settembre 2017

Come la Spagna potrebbe forzare la mano con la Catalogna

Un articolo della Costituzione dà carta bianca al governo per obbligare una comunità autonoma a rispettare la legge, fino a rimpiazzarne presidente e ministri

Una manifestazione in cui si chiede al governo spagnolo di applicare l'articolo 155 della Costituzione per riportare la legalità in Catalogna (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

Nella Costituzione spagnola c’è un articolo che dà carta bianca al governo per obbligare le comunità autonome a rispettare la legge: è l’articolo 155, di cui si sta parlando da settimane per il rifiuto del governo catalano di rispettare le leggi spagnole e le sentenze del Tribunale costituzionale in merito al referendum sull’indipendenza della Catalogna. L’articolo 155 dice:

«(I) Ove la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi.

(II) Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente.»

Gli esperti di diritto costituzionale, ha scritto qualche giorno fa il Confidencial, non sono d’accordo su quali siano le applicazioni pratiche dell’articolo 155, ma qualche ipotesi si può fare. Se applicato al caso catalano, per esempio, si parla di provvedimenti come il ritiro progressivo dei poteri dei membri del governo della Catalogna, la sostituzione dello stesso governo con un rappresentante nominato da Madrid e la convocazione di nuove elezioni.

L’articolo 155 potrebbe anche giustificare la sostituzione del presidente catalano Carles Puigdemont con un’altra persona che però non è indicata dalla Costituzione: secondo l’ipotesi più accreditata questa persona potrebbe essere Enric Millo i Rocher, cioè il delegato del governo spagnolo in Catalogna (Rocher fa parte del Partito Popolare, il partito del primo ministro Mariano Rajoy). Un’altra ipotesi è che si segua quello che prevede la legge catalana in caso di impedimento del presidente, cioè nei casi di malattia, cessazione della funzione, dimissioni o incapacità: l’incarico di presidente sarebbe ricoperto dal vicepresidente catalano, Oriol Junqueras, uno degli esponenti più in vista dell’indipendentismo catalano, seguito dal ministro della presidenza catalana, Jordi Turull, il ministro degli Affari esteri catalano, Raül Romeva, e quello del governo, Meritxel Borràs.

Lo stesso meccanismo, ha spiegato il Confidencial, si potrebbe verificare con la sostituzione dei ministri dei vari dipartimenti del governo catalano, mentre ci sono molti dubbi che si possa fare altrettanto con il Parlamento catalano, che è un organo espressione diretta della volontà popolare. L’attuale Parlamento catalano è il risultato delle elezioni locali del 2015, quando i partiti indipendentisti ottennero la maggioranza dei seggi. Alcuni ricordano come lo scioglimento del Parlamento catalano possa essere deciso solo dal presidente della stessa comunità autonoma; altri sostengono che l’articolo 155 dica che il governo spagnolo può disporre di qualsiasi strumento per far rispettare la legge, previa autorizzazione del Senato, a eccezione dell’uso delle forze armate.

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