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  • venerdì 29 settembre 2017

Cosa vuol dire il messaggio di al Baghdadi

Innanzitutto che il leader dell'ISIS è ancora vivo, nonostante le dichiarazioni del governo russo di qualche mese fa riprese forse con troppa fretta dai giornali

Un'immagine di Abu Bakr al Baghdadi durante il suo sermone a Mosul, in Iraq, nell'estate 2014

Ieri sera lo Stato Islamico (o ISIS) ha diffuso una registrazione della voce del suo leader, Abu Bakr al Baghdadi, per la prima volta dallo scorso novembre. Nella registrazione, lunga 46 minuti, Baghdadi si è rivolto ai combattenti dello Stato Islamico, celebrandoli tra le altre cose per la resistenza mostrata a Mosul, la città riconquistata dall’esercito iracheno questa estate, ha fatto dei riferimenti indiretti ai recenti attacchi terroristici alla metropolitana di Londra, nel centro di Barcellona e in Russia, e ha parlato della situazione in Corea del Nord: tutto questo fa pensare che il messaggio sia stato registrato molto di recente. Ma più che per il suo contenuto, la diffusione della registrazione della voce di Baghdadi è importante perché dimostra che il leader dello Stato Islamico è vivo, a differenza di quello che aveva sostenuto negli ultimi mesi il ministero della Difesa russo, e di conseguenza diversi giornali, tra cui molti italiani, senza prove.

Le ultime notizie sulla morte di Baghdadi erano state diffuse lo scorso giugno dal governo russo, che aveva detto di avere ucciso il leader dello Stato Islamico a sud di Raqqa, in Siria, ed erano state poi rilanciate da un sito di news iracheno considerato molto poco affidabile. Il governo americano, i capi dell’intelligence curda e i principali esperti mondiali di Stato Islamico avevano dubitato della notizia, sostenendo che c’erano molte ragioni per credere che fosse solo propaganda. Molti giornali – ma non i più seri e autorevoli – avevano dato comunque per certa la morte di Baghdadi. Daniele Raineri ha ricostruito ieri sul Foglio quello che era successo.

La diffusione del messaggio di Baghdadi sembra avere avuto un duplice obiettivo: dimostrare che il leader dello Stato Islamico è ancora vivo, e spingere i combattenti dell’ISIS a continuare a combattere, nonostante le molte sconfitte militari dell’ultimo anno. Solo nel 2017 lo Stato Islamico ha perso il controllo di Mosul, la principale città che controllava in Iraq; di Tal Afar, centro vicino a Mosul molto importante per la sua posizione geografica; e parte di Raqqa in Siria, una volta considerata la sua capitale, dove una coalizione di arabi e curdi appoggiata dagli Stati Uniti sta logorando la resistenza dell’ISIS. Nonostante le sconfitte in Iraq e in Siria, cioè nel territorio del Califfato, di recente lo Stato Islamico ha avuto la forza di guadagnare terreno da altre parti: per esempio è ricomparso in Libia e ha creato delle importanti alleanze nelle Filippine, dove sta ancora combattendo una battaglia molto violenta nella città di Marawi, sull’isola di Mindanao.

Come ci è arrivato l’ISIS nelle Filippine?

Finora i messaggi di Baghdadi sono stati diffusi a cadenza annuale. Non ci sarà quindi da stupirsi se non verrà diffusa un’altra registrazione per i prossimi mesi e sarebbe fuorviante interpretare il suo silenzio come la prova della sua morte, come è stato fatto in passato. Al momento non si sa dove sia Baghdadi: potrebbe trovarsi in una zona vicino al confine tra l’Iraq e la Siria, lontana dal fronte di guerra, ma non si hanno informazioni più precise al riguardo.

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