A favore delle bici contromano

In via Brera a Milano ora si può e un articolo sul Foglio la giudica una scelta di civiltà

Giovanni Battistuzzi ha commentato sul Foglio la decisione del comune di Milano di consentire il traffico contromano per le biciclette in via Brera, che attraversa l’omonimo quartiere del centro. Via Brera è la prima strada a senso unico di Milano in cui è consentito alle bici – e soltanto alle bici – di circolare in entrambi i sensi, una pratica che è vista con preoccupazione da qualcuno ma che in realtà è la norma in molte città europee, come spiega Battistuzzi, e ha come obiettivo quello di favorire l’utilizzo delle bici invece delle auto, facilitando e velocizzando gli spostamenti.

Via Brera a Milano è un passo verso l’Europa. Lì è stato apposto un cartello sotto quello del senso unico: “Eccetto velocipedi”, che sa molto di inizio novecento per espressione, ma che fa entrare il capoluogo lombardo e l’Italia nella modernità. Cartelli come questo sono prassi comune in tutta Europa, tanto che in molte capitali del nord Europa è raro non trovarli. Tanto che a Berlino, in alcuni quartieri residenziali, nemmeno più ci sono: sono apposti solo quelli, rari, che vietano l’accesso alle bici in senso inverso a quello di marcia. E’ questo il significato dell'”eccetto velocipedi”, poter circolare tenendo la destra in senso opposto a quello delle automobili. Contromano, si direbbe, ma contromano porta con sé un sottobosco di significati luttuosi, terribili, pericolosi, che fa subito pensare: “Questi sono pazzi, contromano in bicicletta? questi sono pazzi”.

Non è così.

Nessuna follia, nessuna pazzia, nessun pericolo. Perché il senso unico eccetto bici non permette alle biciclette di andare contromano ovunque, ma soltanto dove i ciclisti non rappresentano un pericolo per loro stessi e per gli altri, ossia in quelle strade a bassa velocità (30 all’ora di limite) e a limitata percorrenza, sensi unici appunto. Nessuna scelta inopportuna dunque, solo una normalizzazione di quanto accade nei centri storici di tutte le città italiane in modo “illegale” e un adeguamento a quanto è prassi comune e legale in quasi tutta Europa.

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