111 oggetti di moda ancora di moda

Raccolti in una mostra al MoMA di New York: hanno cambiato il modo in cui ci vestiamo, dalle Converse, agli swatch, agli occhiali Aviator

Items: Is Fashion Modern? è una mostra che verrà inaugurata al MoMA di New York il primo ottobre. All’interno saranno esposti 111 capi d’abbigliamento che hanno segnato gli ultimi due secoli e continuano ancora oggi a essere indossati e acquistati. Ci sono per esempio i jeans Levi’s 501, l’orologio Casio, la classica t-shirt bianca, insieme a oggetti con origini più antiche e non legate all’industria dell’abbigliamento come una kippah, una kefiah e un girocollo di pelle.

La mostra — che è stata curata da Paola Antonelli e Michelle Millar Fisher, e di cui è già disponibile il catalogo — prende in esame gli oggetti in sé, mostrando come sono stati progettati, realizzati e poi distribuiti, lasciando da parte i designer e gli stilisti che li hanno creati e concentrandosi invece sulle connessioni e le relazioni tra l’abbigliamento e la cultura, l’estetica, la funzionalità, la politica, l’economia e la tecnologia.

Tra gli oggetti in mostra c’è anche la Birkin, la borsa famosissima prodotta da Hermès, che viene realizzata interamente a mano e che è stata dedicata all’attrice inglese Jane Birkin. La stessa Birkin ha raccontato alla giornalista di moda Dana Thomas di quando durante un volo da Parigi a Londra nel 1981 fece cadere la sua borsa rovesciandone il contenuto. Accanto a lei era seduto Jean-Louis Dumas, allora CEO di Hermès; i due cominciarono a discutere della necessità di avere una tasca interna alla borsa e finirono per progettare un modello che rispettasse queste esigenze: e fu così che nacque la Birkin. Sono più o meno dello stesso periodo anche le Air Force 1 della Nike, le scarpe da basket disegnate nel 1982 da Bruce Kilgore: vennero pubblicizzate con il semplice slogan “Air in a box” perché erano le prime ad avere la soletta Air. Nike la utilizzò anche per altri modelli: permettono di attutire le differenze tra i terreni dei diversi campo da gioco, dal cemento dei campetti al parquet.

Durante la presentazione della mostra con il direttore del MoMA Glenn D. Lowry, la curatrice Antonelli ha spiegato il perché del titolo: «Con il gruppo dei curatori ci siamo concentrati nel cercare un titolo molto forte e di una sola parola. “Oggetti” (items) è piaciuto subito al gruppo di esperti di moda a cui abbiamo sottoposto i vari titoli possibili. Il sottotitolo, is fashion modern?, lo abbiamo invece scelto per due ragioni: innanzitutto perché volevamo si capisse il tema, la moda, e secondariamente perché volevamo creare un collegamento con l’unica altra mostra di moda esposta al MoMA, il cui titolo era Are Clothes Modern?». La mostra a cui si riferisce Antonelli è del 1944 e fu curata dall’architetto e designer Bernard Rudofsky: il direttore del MoMA ha quindi scherzato con il pubblico della presentazione, dicendo di tornare tra altri settant’anni per la prossima mostra sulla moda.

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